Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova

Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova Il Museo d'arte orientale E. Chiossone conserva la più importante collezione di arte giapponese in Italia In auto
Il museo non offre possibilità di parcheggio.

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone

In pieno centro cittadino, nel parco ottocentesco di Villetta Di Negro che affaccia su una delle più eleganti piazze di Genova, Piazza Corvetto, si trova un luogo dedicato all’Estremo Oriente. Rivolto verso il mare, sorge un edificio in perfetto stile razionalista, appositamente progettato da Mario Labò per custodire la collezione donata alla città di Geno

va da Edoardo Chiossone, abilissimo incisore genovese, che visse a Tokyo dal 1875 al 1898 e lavorò all'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze, noto in tutto il mondo per aver progettato le prime banconote e carte valori giapponesi. Il museo a lui intitolato è il primo dedicato all'arte giapponese ad essere fondato in Italia, nel 1905, e conserva la più grande, preziosa e varia collezione d’arte nipponica in Italia e una delle più importanti in Europa. Il museo accoglie il ricchissimo patrimonio di arte giapponese e cinese raccolto dal genovese Edoardo Chiossone in Giappone alla fine del XIX secolo: grandi sculture buddhiste in legno e bronzo, armi e armature, reperti archeologici e maschere teatrali sono esposte nel percorso museale permanente, assieme a porcellane, lacche e piccoli bronzi, mentre eccezionali dipinti e stampe xilografiche ukiyo-e sono visibili occasionalmente, per motivi conservativi, data la loro elevata fragilità. Nelle Gallerie Superiori del museo sono allestite mostre tematiche ed allestimenti temporanei per consentire la rotazione delle opere normalmente conservate a deposito; in occasione di queste mostre vengono esposte eccezionalmente anche opere quali dipinti, stampe xilografiche e tessuti che, per loro natura, non possono essere esposte in modo continuato. Lungo tutto il percorso di visita si ha quindi modo di conoscere tutti i principali fenomeni della cultura artistica, figurativa e decorativa giapponese nel corso della sua storia.


◻Il Museo si trova inserito all'intero del parco di Villetta di Negro, una piccola altura prospicente Piazza Corvetto. Il museo è parzialmente accessibile alle persone con disabilità. All'interno del Museo non vi è un bar/caffetteria.

◻L'ULTIMO INGRESSO AL MUSEO VIENE CONSENTITO MEZZ'ORA PRIMA DELL'ORARIO DI CHIUSURA. per gli orari di apertura e chiusura visionare la sezione pertinente.

◻BIGLIETTI
intero 9 euro
ridotto 6 euro
Gratuito la domenica per i residenti nella città metropolitana di Genova
Al momento non abbiamo la possibilità di effettuare pagamenti elettronici ma solo contanti. Per tutelare le opere più fragili, quali dipinti e stampe, viene fatta una rotazione di quest'ultime in occasione di mostre temporanee, pertanto non saranno sempre visibili al pubblico le medesime opere di queste peculiari categorie tra cui rientra anche la "Grande Onda" di Katsushika Hokusai. Non è presente un bar o un punto ristoro/distributori automatici di bevande e snack all'interno del Museo. Il Museo possiede un piccolo angolo adibito a bookshop dove sono in vendita unicamente libri e cataloghi. Il Museo può risultare particolarmente caldo nei mesi estivi. Non è consentito l'ingresso agli animali, fanno eccezione i cani guida ed i cani di assistenza medica. Ma grazie a una nuova convenzione tra la Direzione Musei e Bauadvisor, i proprietari di cani potranno visitare i musei cittadini affidando il proprio amico a quattro zampe a un dog sitter professionista, per tutta la durata della visita. Il servizio, a pagamento, è disponibile con prenotazione obbligatoria attraverso il portale www.bauadvisor.it e l'app Bauadvisor, ma i visitatori in possesso di regolare biglietto di ingresso in uno dei musei cittadini convenzionati avranno diritto ad uno sconto sulla tariffa del servizio. La prenotazione deve essere fatta in un tempo congruo precedente alla visita per verificare la disponibilità di un dog-sitter. Come raggiungerci:


In treno
Dalla Stazione di Genova Brignole è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 15 minuti percorrendo Via Serra (lieve dislivello).
-In metropolitana: da Metro Brignole a Metro De Ferrari, tempo di percorrenza 5 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 18 o 36 o 39 o 40
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Oppure
Dalla Stazione di Genova Piazza Principe è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 25 minuti circa
-In metropolitana: da Metro Principe a Metro De Ferrari (Direzione Brignole) tempo di percorrenza 8 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 34
fermata: Corvetto/Piaggio, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Autobus 36
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. In autobus
Si consiglia di visitare la pagina web dei trasporti di Genova per personalizzare l’itinerario in base alle proprie esigenze. Opportunità di sosta è possibile per visitatori con requisiti di accesso speciale contattando il museo preventivamente. Nelle vicinanze del Museo e nella sottostante Piazza Corvetto, sono presenti parcheggi a pagamento. Nelle vicinanze si trovano stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Nella sottostante Piazza Corvetto sono presenti punti di ricarica per veicoli elettrici. Aeroporto più vicino
Aeroporto di Genova – Genova City Airport
Via Pionieri e Aviatori d'Italia, 1, 16154 Genova GE


In caso di allerta Idrogeologica ROSSA, di “Vento di Burrasca Forte” o di Ondata calore liv.3 diramata dalla Protezione Civile, il museo resterà chiuso e tutti gli eventi in programma saranno cancellati.

25/06/2026

Il 28 giugno il Museo sarà chiuso per problemi tecnici
On 28th June the Museum will be closed due to technical reasons

24/06/2026

Il 26 e 27 giugno il Museo rimarrà chiuso causa ondata Calore
On June 26th and 27th, the Museum will be closed due to Heat allert

"Seul, 23 giugno 1895. Il cinque del volgente ti scrivevo in fretta, dicendoti che forse partivo per Corea, ma non crede...
23/06/2026

"Seul, 23 giugno 1895. Il cinque del volgente ti scrivevo in fretta, dicendoti che forse partivo per Corea, ma non credevo che fosse così presto. Dunque, il sette sera partii per Kobe, dove presi il battello per Corea e toccando Shimonosaki, Nagasaki e Tsushima fui a Fusan e il diciannove a Jensen e dopo per terra, con una passeggiata di trenta miglia a Seul, da dove ti scrivo.”
Inizia così una delle lettere che Edoardo Chiossone scrisse e spedì in Italia all’amico e cognato Giovan Battista Villa. Edoardo Chiossone, artista e incisore, si era trasferito in Giappone nel 1875, qui, in qualità di oyatoi gaikokujin (straniero a contratto), iniziò a dirigere l'Officina delle carte e dei valori nel nuovo Istituto Poligrafico del Ministero delle Finanze. Visse a lungo in Giappone, senza mai far ritorno in Italia, ma ad un certo punto, raggiunto già il pensionamento viaggiò nella vicina Corea, paese in cui, in modo simile al Giappone, avrebbe voluto assumere incarichi lavorativi ma che, a causa dell’instabilità politica in cui versava la pen*sola coreana, non fu possibile.
Il 18 giugno 1895, Edoardo Chiossone, imbarcato su un “vaporino”, sbarcò a Fusan (l’odierna Busan), porto della Corea meridionale.
A quel tempo in Corea, così come era stato per il Giappone, iniziarono a diffondersi idee di cambiamento e modernizzazione; tuttavia, le varie influenze in gioco portarono ad eventi come l’assassinio della regina Min (Imperatrice Myeongseong), le riforme Gabo e la prima guerra Sino-Giapponese; infatti, i progetti lavorativi che avrebbero portato Edoardo Chiossone, poco più che sessantenne, a trasferirsi in Corea non presero mai luogo ed il motivo riguardò l’instabilità politica del paese, situazione di cui parla esplicitamente in una lettera: “il governo coreano si trovò al colmo del disordine nei giorni che mi trovavo colà, perché è scoppiata una congiura…da chi ordita? La storia forse lo dirà ora è buio”.
Tre anni dopo, nel 1898, Edoardo Chiossone morì a Tokyo, destinando tutta la sua intera collezione di opere d’arte raccolta nel corso degli anni, all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, ove era stato studente, al fine di creare un museo. Tra le oltre 15.000 opere lasciate in eredità, alcuni pezzi sono d’origine coreana: uno di questi è una tazza da tè celadon (seiji chawan).
Un seiji chawan (青磁茶碗) è una tradizionale ciotola per il tè matcha (chawan) realizzata in porcellana celadon (seiji). Il celadon è un tipo di ceramica proprio della Cina che si è diffuso in Estremo Oriente, molto popolare nella Corea del periodo Goryeo (918-1392), caratterizzato da una un rivestimento vetroso traslucido –di colore verde (varie tonalità dal verde mare fino al verde oliva) o blu tendente al grigio.
L'eleganza del celadon crea un connubio cromatico perfetto, facendo risaltare il verde brillante del matcha; la colorazione della tazza, infatti, cinge e richiama il tè che racchiude al suo interno alludendo a calma ed armonia.
Nella cultura coreana, il celadon (chongja,청자 ) raggiunge il suo apice estetico durante la dinastia Goryeo (918-1392), dove vengono prodotti capolavori delicati e dalle pareti sottili, di una trasparenza eterea che affonda le radici nella spiritualità buddista, aspirando a un'estetica "celestiale".
Non solo, grazie alle delicate tonalità e alle raffinate decorazioni a intarsio (sanggam): gli artigiani, incidevano l’argilla nella parte interna realizzando motivi intricati o complessi, come gru tra le nuvole, fiori o pesci e ne riempivano i solchi con ingobbio bianco o nero prima della smaltatura mentre l’esterno rimaneva, nella maggior parte dei casi, perfettamente liscio.
I motivi realizzati con la tecnica sanggam davano vita a disegni che sembravano fluttuare nella limpida smaltatura; questa tecnica, apparsa in Corea verso la metà del XII secolo, avrebbe adornato stoviglie e vasi rituali utilizzati dalla corte e dalla nobiltà per circa due secoli. Tuttavia, quando la porcellana sostituì il celadon come ceramica d'élite, l'aspetto delle decorazioni a intarsio cambiò radicalmente. Il pigmento bianco, applicato in fitti motivi iniziò ad imitare il candido aspetto della porcellana.
La nostra ciotola presenta delicati motivi vegetali bianchi all’interno mentre l’esterno è perfettamente liscio, e la tipica colorazione bisaek (bisek,비색), ovvero "colore del martin pescatore"; un verde-bluastro traslucido e nebuloso, simile alla giada. Il carattere bi (翡) piuma indica un genere di uccelli con piume blu o verdi che vivono vicino all'acqua (come il martin pescatore), in un'espressione che racchiude l'immagine della luce verde-bluastra limpida e profonda che si trova in natura. Questa colorazione si forma attraverso la complessa interazione tra la composizione dello smalto e l'ambiente interno del forno e si ottiene cuocendo uno smalto di ossido di ferro in un forno privo di ossigeno. La forma e le dimensioni nonché la colorazione della nostra ciotola, fanno pensare che possa essere stata prodotta in una fornace a Sadang-ri, Gangjin.

Corea, Periodo Goryeo (918-1392)
Luogo di produzione (attribuito): Fornace di Sadang-ri, Gangjin
Seiji Chawan, tazza da tè in celadon, prima metà del XII secolo decorata internamente (sanggam) con motivi floreali, esterno liscio
Gres, tornito, con decorazione incisa sottosmalto celadon
Forma ampia a parete, piede ad anello; piede diametro 6.5 cm, bocca 18.8 cm
MC(C-56) Conservata a deposito

#청자 #비색

Anche quest’anno esiste la possibilità di votare il Parco di Villetta di Negro come luogo del cuore FAI.Il FAI si occupa...
22/06/2026

Anche quest’anno esiste la possibilità di votare il Parco di Villetta di Negro come luogo del cuore FAI.

Il FAI si occupa ormai da anni della tutela del patrimonio ambientale e culturale italiano, promuovendo dei fondi economici attraverso il censimento dei “Luoghi Del Cuore”.
Questi luoghi vengono presentati in anticipo al FAI (Fondo Italiano per l’Ambiente), accompagnati da un progetto di restauro, conservazione o riqualificazione, il quale a sua volta li approva e li inserisce in una sorta di “competizione”, mettendo in palio per i primi tre classificati degli ingenti investimenti monetari relativi al progetto presentato.
Il grande valore del FAI è proprio quello di creare uno stretto contatto tra realtà sociale, comunità e istituzioni: la modalità di voto è duplice; sia in cartaceo, su un foglio firme presenti nei vari luoghi candidati, che in digitale, presso il sito internet del “FAI”, permettendo a chiunque accesso al voto.
Il significato del progetto è quindi quello di ascoltare il desiderio dei cittadini prendendosi cura degli spazi che fanno parte della quotidianità e che stanno più a cuore, sono infatti votabili più luoghi.

Parco di Villetta Di Negro è voltabile come "Luogo del Cuore" sia attraverso moduli cartacei presenti in Museo sia online al link https://fondoambiente.it/luoghi/parco-villetta-di-negro?ldc=

21/06/2026
Nel post di oggi vi presentiamo un tema che viene spesso discusso in Giappone, ovvero i tatuaggi. 🐉Vengono definiti con ...
20/06/2026

Nel post di oggi vi presentiamo un tema che viene spesso discusso in Giappone, ovvero i tatuaggi. 🐉
Vengono definiti con molteplici termini tra i quali: horimono (彫物) è un termine utilizzato tra i tatuatori giapponesi e significa “scolpire qualcosa”. Altri modi che vengono usati per riferirsi ai tatuaggi tradizionali sono wabori (和彫) “intaglio giapponese”, shisei (刺青) “blu penetrante” (in riferimento ai riflessi blu che l’inchiostro sumi assume quando la pelle invecchia), bunshin (文身), “decorazione del corpo” e molti altri. Però il termine più diffuso per definirli è irezumi (入れ墨) letteralmente “inchiostro inserito", tuttavia ha una connotazione negativa, nonostante li definisca per la loro immagine e significato. Per molto tempo i tatuaggi erano diffusi nella tradizione giapponese, seppur nascosti avevano una notevole rilevanza sia sotto l’aspetto artistico che sociale: ad esempio gli artigiani, detti shokunin, erano tra quelli che portavano di più i tatuaggi horimono (armatura tatuata); i vigili del fuoco preferivano tatuarsi dei simboli associati all’acqua, spesso dragoni, come protezione spirituale contro le fiamme. Un altro esempio è il kishibori che consisteva nel tatuarsi il nome dell’amato o dell’amata in una zona del corpo come dimostrazione di un sentimento che sarebbe durato per l’eternità.
Anche le cortigiane dei quartieri del piacere si dedicavano a questa pratica con alcuni dei loro clienti più apprezzati, tatuandosi entrambi un semplice puntino nero laddove le loro dita si sfioravano per indicare la loro unione. Era un modo, per queste donne, di avere clienti fedeli e farli tornare nuovamente da loro.
A partire dal 1720 che il tatuaggio cominciò ad essere utilizzato per scopi punitivi. Serviva, infatti, a contrassegnare i criminali usando simboli specifici e visibili in parti scoperete del corpo che variavano a seconda del crimine o della regione. Il tatuaggio ha continuato a evolversi durante il periodo Edo (1603-1868), soprattutto grazie anche alle stampe dell’arte ukiyo-e, perché ricche di temi diversi come paesaggi naturali, attori del teatro kabuki o esseri sovrannaturali come gli yokai. Intorno al 1827, il maestro ukiyo-e Utagawa Kuniyoshi iniziò una serie di lavori basati sul celebre romanzo classico cinese Suihu zuhan, successivamente introdotto in Giappone nella prima metà del XVIII secolo con il titolo di Suikoden (si potrebbe tradurre come “In riva all’acqua"). Il romanzo narra le imprese di una banda di briganti che lottano contro la corruzione e l’ingiustizia. Più che di semplici uomini si trattano di reincarnazioni di esseri sovrannaturali che rappresentano tutti i ceti sociali, dai contadini ai militari, dai pescatori ai letterati. Perciò Kuniyoshi cominciò ad aggiungere questi elementi ai suoi disegni, soprattutto nei vestiti, nelle spade dei protagonisti e, in particolare, per accentuare il lato leggendario di questi fuorilegge, li raffigurò con il corpo coperto da tatuaggi che rappresentavano creature mitologiche e simboli religiosi.
Questa sorta di armatura tatuata viene chiamata horimono e in questo periodo, i kyokaku (侠客), giustizieri erranti che agivano per proteggere i deboli dai malviventi e dalle autorità, lo adottarono come un segno di appartenenza. Essi si possono considerare gli antenati della yakuza.
Con l’inizio dell’era Meiji, in seguito al periodo di chiusura del Paese al resto del mondo, per preservare la propria immagine il governo giapponese decise di vietare la pratica dei tatuaggi e degli horimono con una legge emanata nel 1870. Questo divieto portò alla clandestinità di questa pratica che rimase nascosta negli anni, finché nel 1948, sotto la pressione statunitense, il governo giapponese fu costretto a revocare il divieto di tatuaggi. Fu, però, tra il 1960 e il 1970 che l’immagine del tatuaggio in Giappone venne nuovamente macchiata: in particolare dai film della yakuza della società di produzione Toei dove gli attori venivano rappresentati sullo schermo coperti completamente da tatuaggi. Inoltre nel decennio successivo l’attività della yakuza divenne sempre più intensa e nel 1992 il governo giapponese approvò una legge al fine di smantellare molte organizzazioni. Da questo momento in poi, la popolazione iniziò a proibire alla yakuza l’accesso alle attività commerciali, soprattutto agli onsen (stabilimenti termali) e per non fare differenze, vennero incluse anche quelle persone tatuate non legate alla yakuza.

L’opera del celebre Utagawa Kuniyoshi che vi presentiamo raffigura il brigante Shuki (o Zhou Gui in cinese), personaggio del Suikoden. Soprannominato anche "Coccodrillo della Terra Secca", è un fuorilegge che opera come informatore, infatti possiede una locanda sulla riva orientale della palude così da poter sorvegliare il passaggio dei viandanti, e segnalare ai suoi compagni quelli da attaccare e derubare. In questa stampa viene raffigurato in piedi sulla veranda della sua locanda, il corpo è in torsione e in tensione perché pronto a scoccare una freccia in direzione del covo dei suoi compagni per avvisarli del passaggio di un viandante da assalire. Sulla cima del dardo è fissata infatti una capsula per contenere il messaggio. Il punto focale dell’opera è proprio la schiena completamente scoperta che rivela un tatuaggio blu di nekomata a nove code. Anche sulla veste che gli cade sui fianchi e le gambe vengono rappresentati animali sovrannaturali e altri motivi decorativi. Sullo sfondo, invece, si intravede la palude dove nuotano alcune oche e una barca di pescatori.

Utagawa Kuniyoshi (1797-1861)
Tsūzoku Suikoden gōgetsu hyakuhachinin no hitori “Il brigante Kanchikotsuritsu Shuki (Zhu Gui)”, 1827-1830
MC(S-1866) Conservata a deposito.

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19/06/2026

Domenica 21 giugno alle ore 10:30, il Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova vi aspetta con il laboratorio didattico per famiglie "Mushi, gli insetti giapponesi": attività dedicata al microcosmo degli insetti nella cultura e nell'arte giapponese 🐛

L'estate giapponese è affollata di mushi: grilli, cicale, scarabei e altri insetti che da secoli catturano l'immaginazione dei giapponesi. La raccolta degli insetti è una pratica diffusa sin dall'antichità, tanto che esistevano veri e propri "venditori di insetti".

Durante il laboratorio, attraverso attività grafiche e tematiche, i partecipanti scopriranno come queste creature trovano rappresentazione nell'arte della Collezione Chiossone.

Alessandro Bisi, entomologo e divulgatore scientifico, fondatore dello studio Papilionea, illustrerà le caratteristiche affascinanti di farfalle e falene, insetti che costituiscono la sua passione fin dall'infanzia 🦋

Iscrizione obbligatoria (posti limitati). Prenotazioni su ⤵
https://tickets.museidigenova.it/ingressi/mushi-gli-insetti-giapponesi.htm

Nel post di oggi vi presentiamo un fiore estivo che decora parchi e terrazze con la sua moltitudine di colori: l’asagao,...
16/06/2026

Nel post di oggi vi presentiamo un fiore estivo che decora parchi e terrazze con la sua moltitudine di colori: l’asagao, noto in italiano come Convolvolo. Il suo nome significa letteralmente “volto del mattino”, una definizione che si deve al fatto che sboccia alle prime luci dell’alba e sfiorisce prima del tramonto.
In Giappone, all’inizio del secolo XIX, questo fiore divenne di gran moda e fu intensivamente coltivato per ottenere diverse varietà multicolori e di più dimensioni. In città si usava rallegrare il risveglio con piccole piante di convolvolo in vaso, vendute da ambulanti che passavano di casa in casa alla mattina presto. Per i giapponesi è uno dei simboli dell’estate ed è stato ampiamente utilizzato sia in letteratura sia nell’arte figurativa, soprattutto nelle stampe del mondo fluttuante, come simbolo di delicatezza, di fragilità e di bellezza che dura poco, ma anche per la sua tenacia nell’arrampicarsi ovunque.
L’opera che vi presentiamo è un trittico di stampe, nelle quali viene raffigurato il risveglio di due geisha in una luminosa mattina del sesto mese: questo dato lo troviamo nella poesia haikai presente sulla terza stampa, dove viene menzionato il titolo ”Convolvoli in fiore - il sesto mese e il cuculo”. Sullo sfondo, gli shōji sono completamente aperti sulla veranda dando la vista a due piante di convolvolo che si arrampicano su un graticcio di canne, fiorendo in azzurro, roseo e viola screziato di bianco. La geisha a destra, seduta presso il guanciale rovesciato, si è appena alzata dal letto e si sta grattando la testa con uno spillone da capelli, mentre la cameriera in piedi al centro alza un lembo della zanzariera. Posato sulla veranda, si trova un catino pieno d’acqua per potersi lavare. A sinistra, invece, l’altra geisha è seduta e si accinge a lavarsi i denti con una tazza di porcellana decorata e uno spazzolino, ma viene distratta dal canto di un cuculo in volo e si volta a guardarlo. Davanti a lei, posata a terra, c’è una busta rossa con la scritta o-hamigaki “dentifricio”, probabile riferimento al mestiere di commerciante di belletti e cosmetici che Eizan esercitò per un certo periodo.

Keisai Eisen (1791-1848)
Asagao no saki ya rokugatsu hototokisu “Risvegli estivo rallegrato dai convolvoli in fiore” 1812-1817
Nishiki-e, inchiostro e colori su carta, Ōban formato verticale
MC(S-1261). Conservato a deposito

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#朝顔 #美人

L’estate giapponese è affollata di insetti: mushi. Soprattutto grilli e cicale costituiscono un costante sottofondo anch...
15/06/2026

L’estate giapponese è affollata di insetti: mushi. Soprattutto grilli e cicale costituiscono un costante sottofondo anche nelle grandi metropoli.

Domenica 21 giugno 2026
Ore 10.30 – 12.30

Laboratorio didattico per famiglie
Mushi, gli insetti giapponesi

Iscrizione obbligatoria al link
https://tickets.museidigenova.it/ingressi/collaterali.htm
(selezionare il Museo e scorrere la lista fino all'evento d'interesse)
Soggetto a numero limitato di posti disponibili
Le prenotazioni si chiudono il giorno prima alle ore 12.
Età consigliata: dai 6 anni
Costo del laboratorio, 5 euro a persona
Per gli adulti accompagnatori è previsto il pagamento del biglietto di ingresso al Museo: 9 Euro (intero) o 6 Euro (ridotto). Per i residenti nella città metropolitana di Genova gratuito poiché domenica

Uno dei passatempi più diffusi sin dall’antichità era la raccolta degli insetti, collocati poi in gabbiette per ascoltarne il bel canto, la pratica era talmente diffusa che esistevano veri e propri “venditori di insetti”. Alcuni insetti tipici, come il coleottero rinoceronte (kabuto-mushi) e lo scarabeo cervo (kuwagata-mushi), costituiscono una peculiarità dell’arcipelago giapponese. Il laboratorio, finalizzato alla scoperta di questo microcosmo che trova rappresentazione non solo nell’arte ma anche nella cultura giapponese, si configura in attività grafiche e tematiche, approfondendo le opere della Collezione Chiossone che vedono gli insetti protagonisti.
Durante l’attività laboratoriale sarà presente un intervento dell’entomologo Alessandro Bisi (Studio Papilionea, Genova) che illustrerà le caratteristiche di farfalle e falene.

Alessandro Bisi, giovane entomologo e divulgatore scientifico, è il fondatore dello studio di Papilionea, una realtà dedicata interamente allo straordinario mondo delle farfalle e delle falene. Questi insetti, noti scientificamente come Lepidotteri, rappresentano la sua ragion d’essere fin dall’età di 4 anni. Il suo lavoro spazia dal restauro di esemplari alla ricerca sul campo, dalla raccolta dati alla pubblicazione di contributi scientifici e divulgativi. La filosofia di base delle attività di Papilionea trae molta ispirazione dal mondo della cutlura giapponese laddove l’entomologia, generalmente praticata con grande senso di consapevolezza, è perfettamente integrata nel tessuto sociale del paese. Durante la sua ultima spedizione in Giappone ha avuto l’opportunità di tenere una lecture presso l’Università di Tokyo, grazie al supporto di due delle più importanti associazioni dedite allo studio delle farfalle e delle falene giapponesi.
Papilionea, ex Lepidopteravaria

Oggi 11 giugno, in Giappone viene celebrata la giornata dell’ombrello! Creata dalla Japan Umbrella Promotion Association...
11/06/2026

Oggi 11 giugno, in Giappone viene celebrata la giornata dell’ombrello!
Creata dalla Japan Umbrella Promotion Association (JUPA) nel 1989, segna l'inizio della stagione delle piogge e mira a promuovere l'industria degli ombrelli del Paese e aumentarne le vendite.
L’associazione ha scelto questa data per segnare l'inizio della stagione delle piogge dell'Asia orientale, conosciuta meglio come tsuyu (梅雨) in Giappone. Si verifica tipicamente dall'inizio di giugno a metà luglio nella maggior parte del Paese, escluse le regioni più settentrionali e meridionali.
In Giappone la prima tipologia di ombrello, detta wagasa, fu introdotta dalla Cina intorno al periodo Heian (794-1185) ed era composto da carta oleata, bambù e carta washi (carta giapponese) oliata. Fino al 1500, però, esso veniva considerato un articolo di lusso e le persone preferivano indossare cappelli di paglia e mantelli. Fu durante il periodo Edo (1600-1868) che il wagasa diventò più accessibile a tutti e la gente iniziò ad usarlo non solo per proteggersi contro la pioggia o il sole, ma anche come accessorio di moda. Si possono notare, infatti, come in molte stampe ukiyo-e e foto d’epoca mostrano donne con splendidi kimono abbinati a wagasa nello stesso stile. Gli ombrelli pieghevoli in stile occidentale, invece, furono importati durante l’era Meiji e si diffusero con l'occidentalizzazione, aspetto che portò alla rapida diminuzione di popolarità degli ombrelli giapponesi. Tuttavia esistono a tutt’oggi laboratori che producono wagasa e i più famosi si trovano a Gifu, Kyōto, Ishikawa, Tottori e Tokushima. Il motivo di produzione è legato al fatto che essi vengono attualmente utilizzati per le attività tradizionali come la cerimonia del tè, i matrimoni, il teatro kabuki, le danze giapponesi o nei vari matsuri, oltre che ad essere considerati oggetti d’arte e da collezione. Viene prodotto principalmente con carta giapponese, bambù e corda e questo lo rende abbastanza solido, ma ha bisogno di cure particolari, soprattutto per la carta che può rompersi in caso di urto. L'olio di lino, che ricopre l’ombrello, lo rende impermeabile e conferisce alla carta una forza maggiore che, però, con il tempo diventerà rigida e questo sarà il segno che il wagasa ha raggiunto il suo limite e dovrà essere sostituirlo.
Rispetto all'ombrello occidentale ha il vantaggio che, una volta chiuso, la superficie bagnata resta all'interno e non può bagnare il kimono o i vestiti delle altre persone. Può essere trasportato grazie ad una fascia di cuoio ed è possibile aprirlo in due posizioni: aperto per due terzi oppure completamente aperto.
L'opera che vi presentiamo oggi rappresenta una ragazza sorpresa da un acquazzone estivo. Si tratta di una reinterpretazione ironica di aneddoto storico avente come protagonista la poetessa Ono no Komachi del periodo Heian, che salvò il Giappone dalla siccità pregando per la pioggia. Nella stampa vediamo la giovane sulla veranda mentre apre l'ombrello e infila velocemente i suoi alti sandali geta. Il suo bellissimo kimono è decorato con motivi a convolvoli rosa che si arrampicano su un traliccio.

Utagawa Kunisada (1786-1864)
Parodia di Komachi che prega per la pioggia, dalla serie "sette Komachi"
Stampa policroma nishikie.
MC(S-1362) Conservata a deposito

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#梅雨 #傘,

Indirizzo

Villetta Dinegro/Piazzale Mazzini, 4/Genova
Genova
16122

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 10:00 - 19:30
Domenica 10:00 - 19:30

Telefono

+390105577950

Notifiche

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