23/09/2026
Oggi in Giappone è “Shubun no hi”! Dal 1948 infatti lo “Shubun no hi”, cioè l’equinozio di autunno, è stato istituito come giorno di festa in cui onorare i propri antenati e ricordare i morti; mentre dal 1878 al 1948, era dedicato al solo culto degli antenati imperiali, e chiamato “Kōreisai” (皇霊祭).
Questa festa celebra il passaggio dalla vecchia alla nuova stagione ed in passato era un momento particolarmente importante per i contadini e per i loro raccolti.
Trattandosi di una festa nazionale le scuole sono chiuse e molte aziende chiudono per ferie; molte famiglie quindi ne approf***ano ber brevi viaggi o tornano nei loro paesi natii per stare in famiglia, spesso approf***ando del weekend.
La festa ha anche un secondo nome, “Higan no Chu-Nichi”, di tradizione buddhista; il termine “Higan” significa “altra sponda” (Hi -> altro, al di là e Gan-> sponda) ed è usato per indicare il passaggio da una sponda all’altra, quindi, allusivamente, da una stagione all’altra come avviene in primavera durante l’“Haru No Higan”
Autunno, in giapponese Aki 秋, è il periodo in cui le foglie si tingono di giallo e rosso creando singolari e suggestivi paesaggi. Similmente a come avveniva per la fioritura dei ciliegi (hanami) anche le foglie autunnali e il loro cambiamento cromatico erano oggetto di ammirazione; il cambiare colore delle foglie prende il nome di kōyō 紅葉, parola in cui al primo kanji 紅 indicante il colore rosso, segue quello di foglia 葉.
L'autunno è particolarmente sentito nell'arte giapponese come momento suggestivo e contemplativo, lodato in poesia e ritratto in arte con una f***a e affascinante simbologia. Oltre all’ osservazione della luna autunnale, Tsukimi, considerata la più bella dell'anno, sono tipici dell'autunno sette fiori, o erbe, detti Aki no Nanakusa 秋の七草, che comprendono:
薄 il susuki, miscanto , 萩 hagi, il trifoglio giapponese , 葛 kuzu, la pueraria, 撫子 nadeshiko, il garofanino frangiato ,女郎花 ominaeshi, la valeriana dorata (patrinia scabiosifolia), 藤袴 fujibakama, l’eupatorium japonicum , 桔梗 kikyo, la campanula grandiflora (platycodon grandiflorus).
In Giappone queste piante vengono ammirate negli ambienti naturali, divettando perciò fonte di ispirazione poetica e letteraria. Questi fiori sono infatti spesso menzionati nella prima raccolta di poesie giapponese, il “Man’yoshu”; vengono poi usati per descrivere le sfumature della vita nel Giappone dell’epoca nel “Kokinshu”, la prima antologia imperiale di poesia compilata nel 905.
Ad unirsi a questi sette fiori c’è il crisantemo, di cui abbiamo parlato in un post precedente, simbolo della casa imperiale giapponese, a cui sono anche attribuite eccellenti virtù medicinali; capace di resistere sia nelle zone più aride che in quelle gelide, viene festeggiato durante la giornata del “Kiku no sekku”.
Un altro simbolo autunnale giapponese, legato alla caducità e alla malinconia che riconduce alla contemplazione è senza dubbio il cervo, shika.
La figura del cervo è presente anche nella religione Shintō in cui è considerato messaggero dei Kami e, talvolta, cavalcatura di divinità, frequentemente è anche ritratto in loro compagnia; per questo motivo, presso alcuni santuari, i cervi godevano di venerazione e protezione; questo accadde nel tempio di Kasuga Taisha a Nara (春日大社), dove il complesso templare sorse a ridosso di un esteso bosco che ricopriva l’intera montagna adiacente in cui numerosi cervi stazionavano. Fin dall’antichità i poeti hanno cantato lo straziante richiamo d’amore dei cervi che risuona attraverso i boschi autunnali alludendo proprio alla malinconia tipica di questo periodo.
Giappone, XIX secolo, periodo Meiji
Ottobre, coppia di cervi presso un torrente
Hara, Zaisen (1849-1916)
Dipinto a inchiostro e colori su carta - 46 x 30.5 cm
MC(P-98_20) Conservato a deposito.
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