Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova

Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova Il Museo d'arte orientale E. Chiossone conserva la più importante collezione di arte giapponese in Italia In auto
Il museo non offre possibilità di parcheggio.

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone

In pieno centro cittadino, nel parco ottocentesco di Villetta Di Negro che affaccia su una delle più eleganti piazze di Genova, Piazza Corvetto, si trova un luogo dedicato all’Estremo Oriente. Rivolto verso il mare, sorge un edificio in perfetto stile razionalista, appositamente progettato da Mario Labò per custodire la collezione donata alla città di Genova da Edoardo Chiossone, abilissimo incisore genovese, che visse a Tokyo dal 1875 al 1898 e lavorò all'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze, noto in tutto il mondo per aver progettato le prime banconote e carte valori giapponesi. Il museo a lui intitolato è il primo dedicato all'arte giapponese ad essere fondato in Italia, nel 1905, e conserva la più grande, preziosa e varia collezione d’arte nipponica in Italia e una delle più importanti in Europa. Il museo accoglie il ricchissimo patrimonio di arte giapponese e cinese raccolto dal genovese Edoardo Chiossone in Giappone alla fine del XIX secolo: grandi sculture buddhiste in legno e bronzo, armi e armature, reperti archeologici e maschere teatrali sono esposte nel percorso museale permanente, assieme a porcellane, lacche e piccoli bronzi, mentre eccezionali dipinti e stampe xilografiche ukiyo-e sono visibili occasionalmente, per motivi conservativi, data la loro elevata fragilità. Nelle Gallerie Superiori del museo sono allestite mostre tematiche ed allestimenti temporanei per consentire la rotazione delle opere normalmente conservate a deposito; in occasione di queste mostre vengono esposte eccezionalmente anche opere quali dipinti, stampe xilografiche e tessuti che, per loro natura, non possono essere esposte in modo continuato. Lungo tutto il percorso di visita si ha quindi modo di conoscere tutti i principali fenomeni della cultura artistica, figurativa e decorativa giapponese nel corso della sua storia.


◻Il Museo si trova inserito all'intero del parco di Villetta di Negro, una piccola altura prospicente Piazza Corvetto. Il museo è parzialmente accessibile alle persone con disabilità. All'interno del Museo non vi è un bar/caffetteria.

◻L'ULTIMO INGRESSO AL MUSEO VIENE CONSENTITO MEZZ'ORA PRIMA DELL'ORARIO DI CHIUSURA. per gli orari di apertura e chiusura visionare la sezione pertinente.

◻BIGLIETTI
intero 9 euro
ridotto 6 euro
Gratuito la domenica per i residenti nella città metropolitana di Genova
Al momento non abbiamo la possibilità di effettuare pagamenti elettronici ma solo contanti. Per tutelare le opere più fragili, quali dipinti e stampe, viene fatta una rotazione di quest'ultime in occasione di mostre temporanee, pertanto non saranno sempre visibili al pubblico le medesime opere di queste peculiari categorie tra cui rientra anche la "Grande Onda" di Katsushika Hokusai. Non è presente un bar o un punto ristoro/distributori automatici di bevande e snack all'interno del Museo. Il Museo possiede un piccolo angolo adibito a bookshop dove sono in vendita unicamente libri e cataloghi. Il Museo può risultare particolarmente caldo nei mesi estivi. Non è consentito l'ingresso agli animali, fanno eccezione i cani guida ed i cani di assistenza medica. Ma grazie a una nuova convenzione tra la Direzione Musei e Bauadvisor, i proprietari di cani potranno visitare i musei cittadini affidando il proprio amico a quattro zampe a un dog sitter professionista, per tutta la durata della visita. Il servizio, a pagamento, è disponibile con prenotazione obbligatoria attraverso il portale www.bauadvisor.it e l'app Bauadvisor, ma i visitatori in possesso di regolare biglietto di ingresso in uno dei musei cittadini convenzionati avranno diritto ad uno sconto sulla tariffa del servizio. La prenotazione deve essere fatta in un tempo congruo precedente alla visita per verificare la disponibilità di un dog-sitter. Come raggiungerci:


In treno
Dalla Stazione di Genova Brignole è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 15 minuti percorrendo Via Serra (lieve dislivello).
-In metropolitana: da Metro Brignole a Metro De Ferrari, tempo di percorrenza 5 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 18 o 36 o 39 o 40
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Oppure
Dalla Stazione di Genova Piazza Principe è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 25 minuti circa
-In metropolitana: da Metro Principe a Metro De Ferrari (Direzione Brignole) tempo di percorrenza 8 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 34
fermata: Corvetto/Piaggio, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Autobus 36
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. In autobus
Si consiglia di visitare la pagina web dei trasporti di Genova per personalizzare l’itinerario in base alle proprie esigenze. Opportunità di sosta è possibile per visitatori con requisiti di accesso speciale contattando il museo preventivamente. Nelle vicinanze del Museo e nella sottostante Piazza Corvetto, sono presenti parcheggi a pagamento. Nelle vicinanze si trovano stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Nella sottostante Piazza Corvetto sono presenti punti di ricarica per veicoli elettrici. Aeroporto più vicino
Aeroporto di Genova – Genova City Airport
Via Pionieri e Aviatori d'Italia, 1, 16154 Genova GE


In caso di allerta Idrogeologica ROSSA, di “Vento di Burrasca Forte” o di Ondata calore liv.3 diramata dalla Protezione Civile, il museo resterà chiuso e tutti gli eventi in programma saranno cancellati.

Oggi in Giappone è “Shubun no hi”! Dal 1948 infatti lo “Shubun no hi”, cioè l’equinozio di autunno, è stato istituito co...
23/09/2026

Oggi in Giappone è “Shubun no hi”! Dal 1948 infatti lo “Shubun no hi”, cioè l’equinozio di autunno, è stato istituito come giorno di festa in cui onorare i propri antenati e ricordare i morti; mentre dal 1878 al 1948, era dedicato al solo culto degli antenati imperiali, e chiamato “Kōreisai” (皇霊祭).
Questa festa celebra il passaggio dalla vecchia alla nuova stagione ed in passato era un momento particolarmente importante per i contadini e per i loro raccolti.
Trattandosi di una festa nazionale le scuole sono chiuse e molte aziende chiudono per ferie; molte famiglie quindi ne approf***ano ber brevi viaggi o tornano nei loro paesi natii per stare in famiglia, spesso approf***ando del weekend.
La festa ha anche un secondo nome, “Higan no Chu-Nichi”, di tradizione buddhista; il termine “Higan” significa “altra sponda” (Hi -> altro, al di là e Gan-> sponda) ed è usato per indicare il passaggio da una sponda all’altra, quindi, allusivamente, da una stagione all’altra come avviene in primavera durante l’“Haru No Higan”
Autunno, in giapponese Aki 秋, è il periodo in cui le foglie si tingono di giallo e rosso creando singolari e suggestivi paesaggi. Similmente a come avveniva per la fioritura dei ciliegi (hanami) anche le foglie autunnali e il loro cambiamento cromatico erano oggetto di ammirazione; il cambiare colore delle foglie prende il nome di kōyō 紅葉, parola in cui al primo kanji 紅 indicante il colore rosso, segue quello di foglia 葉.
L'autunno è particolarmente sentito nell'arte giapponese come momento suggestivo e contemplativo, lodato in poesia e ritratto in arte con una f***a e affascinante simbologia. Oltre all’ osservazione della luna autunnale, Tsukimi, considerata la più bella dell'anno, sono tipici dell'autunno sette fiori, o erbe, detti Aki no Nanakusa 秋の七草, che comprendono:
薄 il susuki, miscanto , 萩 hagi, il trifoglio giapponese , 葛 kuzu, la pueraria, 撫子 nadeshiko, il garofanino frangiato ,女郎花 ominaeshi, la valeriana dorata (patrinia scabiosifolia), 藤袴 fujibakama, l’eupatorium japonicum , 桔梗 kikyo, la campanula grandiflora (platycodon grandiflorus).
In Giappone queste piante vengono ammirate negli ambienti naturali, divettando perciò fonte di ispirazione poetica e letteraria. Questi fiori sono infatti spesso menzionati nella prima raccolta di poesie giapponese, il “Man’yoshu”; vengono poi usati per descrivere le sfumature della vita nel Giappone dell’epoca nel “Kokinshu”, la prima antologia imperiale di poesia compilata nel 905.
Ad unirsi a questi sette fiori c’è il crisantemo, di cui abbiamo parlato in un post precedente, simbolo della casa imperiale giapponese, a cui sono anche attribuite eccellenti virtù medicinali; capace di resistere sia nelle zone più aride che in quelle gelide, viene festeggiato durante la giornata del “Kiku no sekku”.
Un altro simbolo autunnale giapponese, legato alla caducità e alla malinconia che riconduce alla contemplazione è senza dubbio il cervo, shika.
La figura del cervo è presente anche nella religione Shintō in cui è considerato messaggero dei Kami e, talvolta, cavalcatura di divinità, frequentemente è anche ritratto in loro compagnia; per questo motivo, presso alcuni santuari, i cervi godevano di venerazione e protezione; questo accadde nel tempio di Kasuga Taisha a Nara (春日大社), dove il complesso templare sorse a ridosso di un esteso bosco che ricopriva l’intera montagna adiacente in cui numerosi cervi stazionavano. Fin dall’antichità i poeti hanno cantato lo straziante richiamo d’amore dei cervi che risuona attraverso i boschi autunnali alludendo proprio alla malinconia tipica di questo periodo.

Giappone, XIX secolo, periodo Meiji
Ottobre, coppia di cervi presso un torrente
Hara, Zaisen (1849-1916)
Dipinto a inchiostro e colori su carta - 46 x 30.5 cm
MC(P-98_20) Conservato a deposito.

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Il 21 settembre, in Giappone è Keiro no hi (敬老の日), il giorno di rispetto per gli anziani.Questa festa nazionale è stata ...
21/09/2026

Il 21 settembre, in Giappone è Keiro no hi (敬老の日), il giorno di rispetto per gli anziani.
Questa festa nazionale è stata istituita nel 1966 come un giorno per rispettare gli anziani e celebrano la loro longevità.
Originariamente tenuta il 15 settembre, è nata come una ridenominazione del giorno degli anziani (老人の日, Rōjin no hi) e nel 2003, è stata spostata al terzo lunedì di settembre di ogni anno. La scelta di fissare di lunedì questo evento, insieme alle date di tante altre importanti festività giapponesi, è dovuta al fatto che i lavoratori hanno in questo modo la possibilità di allungare il loro fine settimana: questa riorganizzazione è conosciuta come Happy Monday System.
Questa festa nazionale fa risalire le sue origini al 1947, quando nel villaggio di Nomadani-Mura, corrispondente all’odierna città di Taka, venne organizzata dal sindaco dell’epoca, Masao Kadowaki, una festa in onore degli anziani del luogo. La sua popolarità si diffuse a livello nazionale e nel 1966 assunse il nome e lo status attuali. Ogni anno, i media giapponesi colgono l'occasione per mettere in evidenza le persone più anziane del paese.
Il Giappone è un paese con un’aspettativa di vita molto lunga che riserva molta importanza ai cittadini più anziani. Durante questa giornata, i bambini preparano disegni e letterine per i loro nonni, i volontari accompagnano gli anziani a feste ed eventi, e i media nipponici raccontano le storie riguardanti persone anziane famose, come vecchi atleti o artisti diventati veri e propri “eroi nazionali”.
Nonostante si tratti di una festività relativamente recente, l’usanza di rispettare e onorare i più anziani o i più grandi di età (anche semplicemente di un anno)è sempre stata una componente fondamentale della cultura giapponese (e asiatica in generale), basti pensare ai numerosi “onorifici” e alle forme “di cortesia” presenti nella lingua giapponese, alla gerarchia che lega il sistema senpai-kōhai già dalla scuola, unitamente al rispetto ed umiltà nei confronti dei superiori (non solo d’età), considerate virtù essenziali nei rapporti sociali.
Sebbene nell’antichità fossero presenti anche casi di senicidio in determinate occasioni (Ubasute) per tutelare i membri più giovani della comunità. In occasione della giornata di Keiro no hi, si coglie l’opportunità di creare un momento di scambio e di confronto in cui le persone più anziane possono infondere la loro saggezza e trasmettere le loro esperienze alle generazioni più giovani.
A tal proposito si organizzano attività di volontariato per il proprio vicinato, nelle case di cura e negli ospedali, al fine di prendersi cura dei cittadini e degli anziani soli. Non mancano eventi e spettacoli di vario genere: si spazia dai programmi televisivi e docufilm a concerti di musica dal vivo, da conferenze inerenti la salute e il benessere a spettacoli teatrali inscenati dai bambini delle scuole giapponesi.
Dal 1963, il governo giapponese regala una tazza commemorativa da sakè d'argento ai giapponesi (compresi i cittadini giapponesi residenti all'estero e i cittadini stranieri residenti permanentemente in Giappone), che raggiungono i 100 anni. Nel 1963, il numero era 153, ma con l'aumento degli ultracentenari negli anni a seguire, il governo ha deciso di ridurre le dimensioni della tazza per ridurne anche i costi di produzione. Le tazze d'argento erano originariamente realizzate in argento puro, ma dall'anno fiscale 2016 sono state sostituite da una lega argentata di rame, zinco e nichel sulla superficie.
Anche dopo la pensione e in tarda età, gli anziani giapponesi cercano di rimanere attivi dedicandosi a studi e passatempi ma spesso decidono di continuare a svolgere piccoli lavoretti, come segnalare il traffico durante i lavori stradali, aiutare i bambini ad attraversare le strisce pedonali, sistemare i carrelli utilizzati in aeroporto, dedicandosi così a mansioni socialmente utili.
La stampa che vi presentiamo raffigura due giovani donne intente in una partita a go, la fanciulla sulla destra utilizza le pietre nere, mentre l'altra, le pietre bianche; ne ha proprio una tra le dita, sospesa in aria, e sta pensando alla prossima mossa prima di collocarla sul tavoliere (goban).
In primo piano un piccolo bonsai di fiori di crisantemo (motivo ricorrente anche sull'abito della fanciulla sulla destra che implica probabilmente un'ambientazione autunnale della scena).
Dietro il goban, un uomo anziano osserva la partita sorreggendosi ad un bastone: la sua espressione serena e compiaciuta lascia pensare che saprebbe quale mossa utilizzare per volgere la partita a proprio vantaggio; una scena che contrappone la giovinezza e l'inesperienza delle giocatrici (la fanciulla indugia con la pietra tra le dita) alla vecchiaia unita all'esperienza e alla consapevolezza del gioco da parte dell'uomo anziano.
Il go è tradizionalmente associato alla filosofia militare, alla strategia politica e alle abilità intellettuali dei letterati, viene qui padroneggiato figure femminili sotto lo sguardo complice e attento dell'anziano. Questo sottolinea anche la raffinatezza e l'alto livello culturale dell'ambiente domestico o letterario rappresentato nel surimono.

Sonsai Kōichi (o Kōitsu)
Due ragazze che giocano a go mentre un anziano osserva la partita, 1820-1830
Surimono. Xilografia policroma nishikie, 20.8 x 18,5 cm
MC (S-728) Conservata a deposito

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21/09/2026
Autunno, in giapponese Aki 秋, è il periodo in cui le foglie volgono al giallo e al rosso, il paesaggio cambia assumendo ...
17/09/2026

Autunno, in giapponese Aki 秋, è il periodo in cui le foglie volgono al giallo e al rosso, il paesaggio cambia assumendo toni caldi e ambrati.
Similmente, come avviene per la fioritura dei ciliegi (hanami), anche le foglie autunnali e il loro cambiamento cromatico erano e sono tuttora oggetto di ammirazione. Il cambiare colore delle foglie prende il nome di kōyō 紅葉, parola in cui il primo kanji 紅 indica il colore rosso, a cui segue quello di foglia 葉.
L’autunno giapponese porta in sé un senso di fugacità: un sentimento connesso all’aspettativa prima del grande freddo dove si ha ancora l’opportunità di sfruttare la calda luce del sole; in un’atmosfera rossa e gialla dove è ancora possibile incontrarsi all’aperto, far vista ai santuari e fare picnic nei grandi parchi, ammirando le foglie che cambiano colore.
Un episodio simile appare nella stampa che vi presentiamo oggi: l’area di Takinogawa, nella periferia settentrionale di Tokyo, nel distretto di Oji è un luogo più volte raffigurato nelle stampe ukiyo-e proprio perché celebre in periodo autunnale per gli alberi di acero (momiji).
Si ritiene che gli alberi di acero furono piantati in quest’area da Tokugawa Yoshimune (1684-1751) nei primi decenni del 1700 come dono per la popolazione mentre il nome del luogo, Takinogawa, è riconducibile a come viene chiamato, in questo specifico tratto fluviale, il fiume Shakujii, che scorre attraverso il distretto di Oji.
Takinogawa, letteralmente “fiume delle cascate” è, tuttora, un luogo famoso dove è possibile ammirare le foglie rosse di acero riflettersi nei molti specchi d’acqua intervallati da numerose cascate; qui sorgeva anche un piccolo santuario, meta di pellegrinaggio.
All’interno del grande parco, a ridosso degli aceri e dei pini che punteggiavano la collina era consuetudine fare degli spuntini o soffermarsi in ammirazione indugiando sulle tradizionali panchine proprio come vediamo fare dai personaggi che popolano la stampa di Kobayashi.
Attualmente, in periodo autunnale, vengono anche consumati i Momiji-manju, dolci a forma di foglia d’acero, “inventati” nel tardo Periodo Meiji ed inizialmente specialità dolciaria dell’isola di Miyajima; si tratta di dolci pieni di tradizionali fagioli rossi ma farciture alternative includono crema, cioccolato, tè verde o altri ripieni.

Kiyochika Kobayashi (1847-1915)
Vista di Takinogawa, 1878 circa
Editore Heikichi Matsuki
stampa policroma nishikie 25.1 x 37.0cm
MC(S-2249) conservato a deposito.

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Il concerto di musica coreana Daaa Chan è stato spostato in altra sede a causa della diramata allerta idrogeologica (liv...
17/09/2026

Il concerto di musica coreana Daaa Chan è stato spostato in altra sede a causa della diramata allerta idrogeologica (liv. arancione) con la conseguente chiusura dei parchi e delle strutture situate all'interno.

La nuova sede dell'evento è: Tiqu, Piazza Cambiaso 1, Genova.
L'orario rimane il medesimo.

17/09/2026

A causa di allerta meteo idrogeologica di forte intensità (liv.arancione) in ottemperanza alle disposizioni della Protezione Civile, il Parco di Viletta di Negro ed il Museo d’arte orientale E. Chiossone saranno chiusi in data 17/09/2026.
⚠️
Due to a severe hydrogeological weather alert (orange level) and in compliance with Civil Protection directives, Villetta di Negro Park and the E. Chiossone Museum will be closed on September 17,2026.

Molto spesso pensando all’armatura giapponese si pensa a una struttura composita dove piastre metalliche sono intrecciat...
13/09/2026

Molto spesso pensando all’armatura giapponese si pensa a una struttura composita dove piastre metalliche sono intrecciate tra loro con scaglie di lacca ed elementi in tessuto; grandi elmi sormontati da corna proteggono la testa e maschere terrificanti coprono il volto; cuoio e metallo proteggono l’intero corpo del guerriero estendendosi sino al dorso delle mani. Tuttavia esistono altri indumenti meno noti, tessuti militari preziosi privi di protezioni, come nel caso del jinbaori.
Jinbaori (o jimbaori) è un “surcotto militare”, una sopraveste priva di maniche che veniva indossata sopra l’armatura, principalmente dai samurai di alto rango e dai daimyō (i signori feudali). Il termine è composto dalle parole jin (陣 - campo militare) e haori (羽織 - giacca/soprabito), traducendosi letteralmente come "giacca da campo".
Si tratta tipicamente di un indumento privo di maniche, lungo fino al ginocchio o a metà coscia, aperto sul davanti. La mancanza di maniche era fondamentale per non intralciare i movimenti delle braccia durante l'uso delle armi o la gestione del cavallo. Realizzato in tessuti pregiati, colori sgargianti o appariscenti, sul retro del jinbaori compariva quasi sempre in grandi dimensioni il mon (lo stemma di famiglia) del guerriero, utile per l'immediata identificazione sul campo.
Si allacciava al collo con degli alamari in corda o sul petto, per il resto rimaneva un tessuto più o meno imbottito che non offriva (al contrario dell’armatura) una protezione contro le armi bensì una difesa dal vento e dal freddo. I primi esemplari si basavano sui prototipi europei introdotti dai Portoghesi alla fine del periodo Muromachi ed erano realizzati in canapa, asa 麻, cotone, lana (rasha) importata dall'Europa, o talvolta pelle e pelliccia, tessuti pesanti in grado di proteggere i guerrieri dal freddo o dalla pioggia. Una fodera in ricco broccato era presente negli esemplari di qualità ed è spesso visibile sui risvolti nella parte anteriore della giacca, tenuti in posizione grazie bottoni e cordini.
Gli esemplari costruiti con le tecniche solitamente impiegate per le armature (come cuoio e lacca) sono attestati ma rimangono molto rari.
Nato e diffusosi ampiamente a partire dal periodo Momoyama (tardo XVI secolo) e per tutto il periodo Edo (1615–1867), il jinbaori rispondeva a diverse esigenze, tra cui enfatizzare lo status del comandante durante le rassegne militari, i consigli di guerra o le ambasciate ma anche offrire una parziale protezione dal clima freddo, poggiandosi sull'armatura sottostante.
Sebbene fosse nato come abbigliamento pratico da campo per i generali, nel pacifico periodo Edo in cui il paese unificato era privo di guerre, divenne un capo prevalentemente cerimoniale e formale.
Il nostro Jinbaori è un indumento cerimoniale recante lo stemma del clan Tokugawa, decorato con un grande dragone dorato che corre lungo la schiena. Sopra la figura del drago, al centro tra le spalle, il tessuto presenta lo stemma del clan Tokugawa, composto dalla caratteristica tripla foglia di malvarosa (mitsuba aoi 三葉葵), racchiusa in un cerchio. Il disegno principale rappresenta un grande drago dorato a tre artigli, che fluttua tra vortici d'aria, stringendo una spada nella spira terminale della coda. La spada potrebbe alludere alla leggendaria “Spada Celeste” (Ama no Murakumo) che, assieme alla gemma (Yasakani no Magatama) e allo specchio (Yata no Kagami) fa parte dei Tre Sacri Gioielli della famiglia imperiale giapponese. I tratti che definiscono i vortici sono resi con trame in seta nera, beige e in carta dorata sembrano quasi pennellate calligrafiche. I turbini di nuvole e la figura del dragone attorcigliato su sé stesso donano un effetto di grande dinamismo alla giacca, che doveva essere ulteriormente amplificato in movimento dai riflessi di luce dati dalle preziose trame dorate che compongono il manto del drago.
Il dipinto raffigura invece il celebre guerriero Honda Heihachirō, vassallo di Tokugawa Ieyasu. Il samurai indossa una ricchissima armatura completa del tipico elmo kabuto con fregio frontale a forma di corna di cervo. Sulla corazza veste un jinbaori riccamente ornato, sul quale spicca il mon del clan Honda, una variazione dell'emblema Tokugawa. Al fianco cinge le due spade mentre nella mano sinistra regge la lancia katama yari, con lame laterali.

Giappone, XVIII secolo
Jinbaori con mon Tokugawa
Esterno in seta policroma e carta dorata e argentata, fodera interna in seta color crema e arancio, 95.5 x 74.5 cm
MC(Te-9) Conservato a deposito.

Giappone, Scuola Kanō, XVIII secolo
Ritratto di Honda Heihachirō, vassallo di Tokugawa Ieyasu in armatura completa
Dipinto a inchiostro e colori su carta - 111.9 x 57.2 cm
MC(P-128). Conservato a deposito.

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Ieri 9 settembre in Giappone è stato il “giorno dei crisantemi”, kiku no sekku 菊の節句, ultima delle cinque gosekku, le cin...
10/09/2026

Ieri 9 settembre in Giappone è stato il “giorno dei crisantemi”, kiku no sekku 菊の節句, ultima delle cinque gosekku, le cinque maggiori festività legate al cambiamento del ciclo stagionale e ricade, secondo il calendario gregoriano, il nono giorno del nono mese, ossia il 9 settembre, sebbene, precedentemente, secondo il calendario lunare, cadesse nel successivo mese di ottobre.
Anticamente, ai crisantemi, che fiorivano rigogliosi in autunno nonostante il sopraggiungere del freddo e che non perdevano petali, si attribuivano facoltà curative e medicinali capaci di donare salute e lunga vita nonché di allontanare le influenze malvagie; con i petali di crisantemo era inoltre uso comune realizzare un tè benefico rigenerante.
Durante il periodo Heian (794-1185 d.C.), su modello di una tradizione cinese preesistente, nell’ambiente aristocratico della corte imperiale, venivano disposte annuali esposizioni di crisantemi, “kiku awase”, a cui si accompagnavano gare di poesia e la realizzazione di decori floreali.
In Giappone, una vera e propria festa dei crisantemi venne stabilita dallo shogunato Tokugawa alla fine del XVII secolo; in questa specifica occasione i damyō si recavano presso il palazzo shogunale in uno scambio reciproco di doni. Nel secolo successivo la pratica di ammirare i crisantemi si evolse e si diffuse ben oltre la corte imperiale dando origine a due tradizioni distinte: questi fiori erano, adesso, solitamente coltivati in gran varietà nei giardini delle tenute samuraiche, ove potevano essere ammirati durante feste ma si trovano anche nei parchi pubblici e potevano essere ammirati anche dalla gente comune rendendo “l’esposizione di crisantemi”, non più un privilegio di pochi.
Un’ulteriore tradizione, che prese luogo, era la “nochi no hina” ossia l’esposizione tardiva e autunnale delle bambole di hinamatsuri (la festa delle bambine del 3 marzo) raffiguranti la coppia imperiale e l’intera corte; questa pratica espositiva era probabilmente realizzata al fine di far arieggiare le bambole ed evitare che l’umida estate giapponese le deteriorasse, inoltre, avvicinandole alla simbologia del crisantemo avrebbero condiviso, con questo fiore, benessere e longevità.
Alla fine del XVIII secolo divenne anche molto comune creare ed esporre bambole a grandezza naturale fatte di fiori di crisantemo: enormi composizioni in forma umana chiamate kiku ningyō, che però, dato il gran dispendio, caddero ben presto in disuso; permangono solo, occasionalmente, nel Giappone moderno come nella città di Nihonmatsu nella prefettura di Fukushima dove si tiene, ancora, un festival annuale.
La festa dei crisantemi è anche chiamata Chōyō no Sekku 重陽の節句, Festa del doppio yō e coincideva anticamente con il periodo di raccolta del riso e, nei villaggi, era associata a rituali agricoli in vista dell'inverno imminente e alle sue conseguenze: il freddo e la drastica diminuzione della luce solare. La parola chōyō, doppio yō, rimanda infatti al termine cinese yang, principio maschile solare dispensatore di vita.
Il crisantemo, nella sua concezione solare, è anche simbolo della casa imperiale giapponese: la sua corolla, somigliante a un sole raggiato, è un diretto rimando alla credenza che la stirpe imperiale discenda dalla dea del sole Amaterasu; lo stesso trono imperiale giapponese è definito “il trono del crisantemo”. Anche il kanji di kiku, 菊, è una sorta di ritratto stilizzato del fiore nella sua complessa corolla. E, tuttora si svolgono in molti angoli delle città i kiku matsuri, feste dedicate a questi fiori come il Festival dei Crisantemi alle porte del parco di Ueno o le spettacolari esposizioni al tempio di Asakusa.
L’opera che vi presentiamo oggi rappresenta un vaso di forma cilindrica con breve piede ad anello e corto collo. La decorazione si estende su una patina dalla tonalità scura. Nel collo, a intarsio piano, compare una ghirlanda vegetale; sul ventre - ad applicazione in oro, argento e leghe metalliche colorate - si estendono crisantemi selvatici.

Giappone, XIX secolo
Vaso con crisantemi
Bronzo fuso e patinato con intarsi metallici, h 33.5 cm
MC(B-1574) conservato a deposito

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09/09/2026

A causa di allerta meteo idrogeologica di forte intensità (liv.arancione) in ottemperanza alle disposizioni della Protezione Civile, il Parco di Viletta di Negro ed il Museo d’arte orientale E. Chiossone saranno chiusi in data 9/09/2026.
⚠️
Due to a severe hydrogeological weather alert (orange level) and in compliance with Civil Protection directives, Villetta di Negro Park and the E. Chiossone Museum will be closed on September 9, 2026.

Oggi, 6 settembre, si festeggia la giornata internazionale della lettura, “national read a book day!”E per questa occasi...
06/09/2026

Oggi, 6 settembre, si festeggia la giornata internazionale della lettura, “national read a book day!”
E per questa occasione vi invitiamo a perdervi tra le pagine di un libro!
Anche quest’anno consigliamo un libro giallo di Seishi Yokomizo, si tratta del “Teatro Fantasma” (titolo originale - Toranpudaijō no kubi, Yūreiza, Kurasu” ; questo libro venne pubblicato in Giappone nel 1973 ma è giunto da noi, in traduzione italiana, solo recentemente unitamente a una serie di altri romanzi dello stesso autore.
Seishi Yokomizo (横溝 正史) nacque a Kobe nel 1902 da una ricca famiglia di farmacisti intraprendendo presto gli studi in farmacia, allineandosi alla tradizione di famiglia; tuttavia, l’avanzata della medicina moderna e il commercio industriale dei farmaci scalzò ben presto la medicina tradizionale.
Seishi Yokomizo, dunque, non soddisfatto della professione farmaceutica, iniziò a dedicarsi ad un’altra passione: la scrittura di libri gialli, settore in cui i suoi studi gli saranno altrettanto utili.
I suoi scritti uniscono scenari e abitudini nipponiche a elementi d’ispirazione giallistica occidentale, sfruttando spesso l’espediente del “mistero della camera chiusa” o del ragionamento deduttivo”, alternando atmosfere sinistre a intricate macchinazioni.
Nasce così un personaggio ricorrente nei suoi romanzi; il detective Kosuke Kindaichi, un giovane investigatore, trasandato e goffo ma dotato di un’intelligenza pragmatica che spesso lo porta ad affiancare la polizia in casi apparentemente inspiegabili.
In questo romanzo, “il teatro fantasma”, Kōsuke è costretto ad avvicinarsi al mondo ostile e competitivo del teatro kabuki dove, al di fuori del palcoscenico, prendono forma rivalità mai sopite e sotterranee macchinazioni. Diversi colpi di scena lo porteranno a scoprire le verità nascoste che affollano il teatro Inazuma, dove, ben sedici anni prima, lo stesso detective seduto tra il pubblico, ha assistito alla sparizione dell’attore protagonista, dissoltosi come un fantasma, nel bel mezzo di uno spettacolo.
Una mostra temporanea, proprio sul teatro, prenderà invece forma nei prossimi mesi in Museo: “Oltre la maschera”, un viaggio che sin dalle origini delineerà le forme di spettacolo teatrale del Paese del Sol Levante.

A questo link sono consultabili le biblioteche più vicine a noi aventi altri romanzi di Seishi Yokomizo:

https://bibliometroge.sebina.it/.../seishi%20yokomizo...

Utagawa Kunimasa 1773-1810
L’attore Ichikawa Yaozō III nel ruolo di Umeōmaru dal dramma kabuki “ Sugawara denju tenarai kagami”, 1796
Stampa xilografica nishikie, 37,6 x 25,1 cm
MC(S-1286) Conservata a deposito

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Indirizzo

Villetta Dinegro/Piazzale Mazzini, 4/Genova
Genova
16122

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30
Sabato 09:30 - 18:30
Domenica 09:30 - 18:30

Telefono

+390105577950

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