24/05/2026
Per non dimenticare…
Sono passati cento undici anni da quel lunedì’ ventiquattro maggio , quando alle ore 03:30 dal forte Verena, precedute dai tiri degli obici, le truppe italiane oltrepassarono il confine italo austriaco, puntando verso le «terre irredente» del Trentino, del Friuli, della Venezia Giulia,inizia per noi la Prima Guerra Mondiale.
Non combattiamo per voglia di conquista ma per essere liberi.
Trento, Trieste, l’Istria sono città e terre italiane oppresse dallo straniero.
Quel giorno, un’intera generazione fu chiamata al fronte.
Giovani uomini lasciarono le case, le famiglie, il lavoro, gli affetti, per raggiungere le trincee, le montagne, il fango e la morte.
In tanti avevano vent’anni , ma c’era chi ne aveva anche meno.
Tanti i loro sogni , le speranze per un futuro di vita ma al tempo stesso le paure.
Si ritrovarono all’improvviso catapultati in qualcosa di più grande di loro, in una guerra che nessuno aveva chiesto.
Per via della stessa tutto era cambiato, una madre che li aspettava, una fidanzata da salutare, una vita ancora tutta da vivere, anche se a malincuore partirono.
Partirono per la loro Patria , per l’Italia che non era solo una parola, ma una terra con una storia millenaria , un unico popolo.
Il fronte era lì davanti a loro , c’era poco da fare, vivere o morire !!!
C’era chi appena arrivava prima in linea moriva, molti infatti non rientravano dopo l’attacco , restavano lì immolati per sempre per quel tricolore.
Sul Carso, sull’Isonzo, sull’Ortigara, sul Grappa, lungo il Piave.
Morirono nel freddo delle quote, nel fango delle trincee, sotto il fuoco dell’artiglieria, affrontarono i giorni più duri della nostra storia.
Ma non mollarono mai, anche quando ci fu’ la disfatta, perché non erano loro ad aver sbagliato tutto ma i comandi.
E quando i ragazzi del novantanove furono chiamati a ricucire il fronte , un solo grido unanime si levò verso la vittoria, ‘’ Presente ‘’ .
Sono stati anni di guerra complessi , un intera generazione spazzata via , chi sopravvisse ha tramandato a noi le vicende di quei giorni.
Molti i mutilati, gli scemi di guerra , come venivano chiamati chi restava scioccato dalle vicende vissute al fronte.
Per questi ragazzi la medicina farà passi da gigante, saranno realizzate protesi specifiche , per ogni parte del corpo offesa.
Oggi il loro sacrificio non può essere ridotto a una capitolo di un libro, a una data sul calendario, a un canto ascoltato distrattamente.
Questa giornata deve ricordarci che la Patria non è un concetto astratto, essa è fatta di nomi, volti, sangue, dovere e memoria, ai quali va dato rispetto e gratitudine .
Perché tutti quei soldati sono morti per la stessa bandiera , per difendere il suolo della Patria, quel tricolore che ci distingue in tutto il mondo come italiani.
Ci sarebbe da scrivere tanto , per il centenario abbiamo realizzato una mostra con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri ,con cimeli della sezione del museo dedicata alla Grande Guerra, ricordando tra le tante anche la Brigata Gaeta , dando modo a tutti di toccare con mano le vicende, i personaggi, ma soprattutto gli oggetti appartenuti a quei ragazzi che grazie al loro sacrificio hanno fatto l’Italia.
Perché una Nazione che dimentica i propri caduti, dimentica sé stessa.
Onori !!!