Museo del Fronte e della Memoria

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19/06/2026
11/06/2026

80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI VIA MEDINA

11 GIUGNO 1946 – 11 GIUGNO 2026

MORTI GRIDANDO: "VIVA IL RE!"

Tra le pagine più dolorose e meno ricordate del dopoguerra italiano vi sono gli avvenimenti che sconvolsero Napoli nei giorni successivi al referendum istituzionale del 2 giugno 1946.
Mentre oggi si celebra la nascita della Repubblica, raramente viene ricordato il clima di fortissima tensione politica e sociale nel quale si svolse quella consultazione e, soprattutto, ciò che accadde nelle strade di Napoli nei giorni immediatamente successivi.
La città partenopea aveva espresso una schiacciante preferenza per la Monarchia, con oltre l'80% dei voti favorevoli al Re. Pochi giorni prima del referendum, Umberto II aveva visitato Napoli ricevendo un'accoglienza straordinaria da parte di centinaia di migliaia di cittadini. Per molti napoletani la Corona rappresentava ancora un punto di riferimento e una garanzia di unità nazionale.
Per i monarchici italiani, le manifestazioni che attraversarono Napoli nei giorni successivi al referendum non furono soltanto una protesta contro la proclamazione della Repubblica, ma anche una reazione alle numerose anomalie che, a loro giudizio, caratterizzarono la consultazione del 2 giugno 1946. Ricorsi, contestazioni, discrepanze nei dati, esclusione dal voto di intere categorie di cittadini e decisioni politiche assunte prima della conclusione definitiva dell'iter istituzionale alimentarono il convincimento che la Monarchia fosse stata privata della vittoria attraverso un processo non pienamente trasparente.
Nel corso dei decenni, numerosi autori, pubblicisti, ricercatori e testimoni dell'epoca hanno continuato a sollevare interrogativi sulle modalità con cui si svolse il referendum e sulla successiva proclamazione della Repubblica. Per molti monarchici, tali questioni non sono mai state completamente chiarite e costituiscono ancora oggi una delle pagine più controverse della storia italiana del dopoguerra.
Quando iniziarono a diffondersi notizie e sospetti relativi allo scrutinio e alla regolarità del referendum, migliaia di persone scesero spontaneamente in piazza per manifestare il proprio sostegno alla Monarchia e chiedere chiarezza sui risultati. Le proteste si susseguirono per giorni, coinvolgendo interi quartieri della città.
Secondo la ricostruzione tramandata dagli ambienti monarchici, il Governo affidò il mantenimento dell'ordine pubblico anche a reparti della Polizia Ausiliaria, composti in parte da ex partigiani provenienti dal Nord Italia. Tali reparti furono percepiti da gran parte della popolazione napoletana come una forza ostile e furono soprannominati dal popolo "le guardie rosse di Romita", dal nome del Ministro dell'Interno Giuseppe Romita.
Tra il 5 e l'11 giugno la tensione aumentò progressivamente. Numerose manifestazioni attraversarono la città tra bandiere tricolori con lo stemma sabaudo, ritratti del Re e slogan in favore della Monarchia. Le cronache dell'epoca parlano di cortei imponenti, partecipati da uomini, donne, anziani e moltissimi giovani. Migliaia di cittadini affollarono le strade di Napoli convinti di difendere non soltanto un'istituzione, ma anche la legalità e il rispetto della volontà popolare.
Gli scontri provocarono già nei giorni precedenti le prime vittime. Tra queste vi fu il giovanissimo Carlo Russo, appena quattordicenne, colpito mortalmente durante una manifestazione e divenuto uno dei simboli di quelle tragiche giornate.
L'11 giugno 1946 la situazione precipitò.
Nel tardo pomeriggio un vasto corteo di monarchici raggiunse Via Medina, dove aveva sede la federazione comunista napoletana. La presenza di bandiere rosse esposte alle finestre contribuì ad accrescere la tensione. In pochi minuti la situazione degenerò.
Sul posto confluirono camionette, reparti armati e autoblindo. Dopo il lancio di ordigni esplosivi e il tentativo di alcuni manifestanti di raggiungere l'edificio, le forze dell'ordine aprirono il fuoco sulla folla.
Molti caddero immediatamente a terra. Altri rimasero gravemente feriti. La notizia della sparatoria si diffuse rapidamente in tutta Napoli e nuovi gruppi di manifestanti accorsero verso Via Medina. Gli scontri proseguirono per ore.
Le autoblindo avanzarono tra la folla mentre numerosi cittadini improvvisavano barricate per tentare di resistere. Al termine della giornata il bilancio fu tragico: decine e decine di feriti, molti dei quali gravissimi, e numerosi morti.
Per i monarchici italiani quella di Via Medina rappresenta una vera e propria strage consumata contro cittadini che manifestavano in favore dei propri ideali politici, della Monarchia e del diritto di esprimere liberamente il proprio dissenso.
A distanza di ottant'anni, molti ritengono che quei fatti siano stati relegati ai margini della memoria nazionale e raramente trovino spazio nei libri scolastici, nelle commemorazioni ufficiali o nel dibattito pubblico. Eppure quelle giornate segnarono profondamente la nascita dell'Italia repubblicana e lasciarono ferite che per molti non si sono mai rimarginate.
Qualunque sia il giudizio storico sugli eventi del 1946, resta il sacrificio di giovani italiani che persero la vita in giorni drammatici e decisivi per il futuro della Nazione.
IN PERPETUO RICORDO DEI CADUTI DI VIA MEDINA
Ida Cavalieri, 19 anni
Vincenzo Di Guida, 20 anni
Gaetano D'Alessandro, 16 anni
Mario Fioretti, 21 anni
Michele Pappalardo, 22 anni
Francesco D'Azzo, 21 anni
Guido Beninati
Felice Chirico
Carlo Russo, 14 anni
Ciro Martino
e di tutti coloro che rimasero feriti o persero successivamente la vita a causa delle ferite riportate.

OTTANT'ANNI DOPO, I CADUTI DI VIA MEDINA CONTINUANO A RAPPRESENTARE IL SACRIFICIO DI UNA PARTE D'ITALIA CHE RITENNE DI DIFENDERE LA LEGALITÀ, LA MONARCHIA E IL DIRITTO DEL POPOLO A VEDERE RISPETTATA LA PROPRIA VOLONTÀ.
AI CADUTI DI VIA MEDINA.
MORTI GRIDANDO: "VIVA IL RE!"
11 GIUGNO 1946 – 11 GIUGNO 2026
PERCHÉ LA STORIA NON VENGA DIMENTICATA.

Per non dimenticare…Era il dieci giugno 1940 quando dal balcone di Palazzo Venezia, sua eccellenza Benito Mussolini annu...
10/06/2026

Per non dimenticare…

Era il dieci giugno 1940 quando dal balcone di Palazzo Venezia, sua eccellenza Benito Mussolini annunciava all'Italia che
«l'ora delle decisioni irrevocabili» era scoccata.

Nel 1939, quando Hi**er stava per travolgere l’Europa nell’inevitabile conflitto, sembrava che la guerra nella capitale non sarebbe mai arrivata.

L’annessione tedesca della Cecoslovacchia era stata talmente veloce da non impensierire, come pure le prime restrizioni, che apparivano solo un lugubre scherzo.
Il primo settembre del 1939, l’attacco alla Polonia segna per l’Europa l’inizio di un’epoca di lutti, fughe, bombardamenti , fili spinati e grande fame.

A Roma, come nel resto del paese, giungono notizie, ma la minaccia continua a sembrare lontana.
Il pomeriggio del dieci giugno 1940, con un discorso a Piazza Venezia, Mussolini dichiara che l’Italia sarebbe entrata in guerra.
Nella piazza sottostante una folla festante elogia Mussolini anche se i cittadini sperano che la città sia considerata degna del privilegio dell’immunità, ma anche Churchill, interrogato in merito si pronuncia con una risposta enigmatica.

Il quattordici giugno il primo allarme con il passaggio di un aereo nemico su Roma, che getta solo volantini, immette la città nello paura del conflitto.
Quotidianamente si convive con esercitazioni di protezione antiaerea, prove di salvataggio, sirene, ricoveri, maschere anti-gas.
Per molti tali oggetti ma soprattutto l’esercitazioni non riescono ad entrare nella quotidianità, tuttavia l’ottimismo continua a regnare in una città che si ritiene sacra, intoccabile, aperta, e non può, quindi, avere la stessa sorte delle altre capitali europee.
Invece gli alleati potevano attaccarla in qualsiasi momento poiché nel tessuto cittadino vi erano obiettivi militari, tra questi la sede del governo, degli alti comandi e importanti vie di comunicazioni.

Comincerà un periodo buio per la nostra pen*sola, bombardamenti , lutti e fame e’ ciò che rimarrà dopo il passaggio della guerra.
Di alcune città resteranno solo pochi edifici, tanti i monumenti distrutti e le opere d’arte trafugate, ma gli italiani reagirono a tutto questo, ricostruendo l’intero paese ridando dignità alla nazione.

Per non dimenticare…Festa della Marina Militare Italiana.In questa ricorrenza va ricordata una circostanza importante, q...
10/06/2026

Per non dimenticare…

Festa della Marina Militare Italiana.

In questa ricorrenza va ricordata una circostanza importante, quando
Il diciassette marzo 1861 nelle acque di Gaeta nasceva la Regia Marina , dopo la fine dell’assedio e con l'ammainarsi della bandiera borbonica, avveniva la nascita dell'Italia unita.
Ciò che rimaneva del naviglio Borbonico venne requisito e annesso a quello Sabaudo .
Da lì a poco il Conte di Cavour formalizzerà la nascita della Regia Marina.

Mentre la data in cui fu scelto di celebrare la festa della Marina risale al tredici marzo 1939.
In quegl’ anni , ogni singola Forza Armata ebbe l'opportunità di scegliere il giorno in cui celebrare la propria festa: per la Marina Militare fu indicata la data del dieci giugno quale ricordo di una delle più significative ed ardite azioni compiute sul mare nel corso della Prima Guerra Mondiale: l'impresa di Premuda. Precedentemente al 1939, la festa della Marina veniva celebrata il quattro dicembre, festa di Santa Barbara patrona della Forze Armate.
La festa della Marina fu celebrata per la prima volta proprio nel 1939 con solenni cerimonie in tutte le piazze marittime militari, a bordo delle Unità Navali e all'interno di tutti gli stabilimenti di lavoro.A Roma affluirono per la circostanza ventiduemila marinai, con centocinquanta stendardi di unità di superficie e centocinque di sommergibili.
Essi resero omaggio alla tomba del Milite Ignoto e sfilarono su via dei Fori Imperiali.

Con l’entrata in guerra dell’Italia e i vari avvenimenti bellici in cui si ritrovò l’intera pen*sola , le celebrazioni furono ripristinate nel 1950 abbinandole alla festa di Santa Barbara nella data del quattro dicembre.Nel novembre del 1963, infine, anche su particolare insistenza del Presidente dell'Associazione Nazionale dei Marinai d'Italia, l'allora Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Ernesto Giuriati, chiese al Ministro della Difesa di riportare la giornata celebrativa alla più significativa data del dieci giugno.
Ottenuta l'autorizzazione ministeriale, la tradizione fu definitivamente ripresa con i festeggiamenti del dieci giugno 1964 e d'allora non ha più subito variazioni.

Come accennato all’inizio, la data della giornata odierna in onore della Marina Militare ricorda, la più brillante ed audace azione navale della prima Guerra Mondiale ,avvenuta la notte fra il nove e il dieci Giugno 1918 .
Quando i due MAS al comando del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo e del Guardiamarina di complemento Giuseppe Aonzo lasciavano il porto di Ancona dirigendosi verso l'isola di Premuda ,dove avrebbero dovuto effettuare un normale rastrellamento allo scopo di accertare la presenza in zona di campi minati.Durante le operazioni di rastrellamento le unità intercettarono la potente squadra navale austriaca composta da due corazzate, un cacciatorpediniere e sei torpediniere che, uscita dalla base nemica di Pola, che si dirigeva verso il Canale di Otranto.
Ebbe così origine una delle più brillanti azioni navali della prima guerra mondiale, nel corso della quale, a conclusione di un attacco condotto con incredibile audacia e grande perizia, il Comandante Rizzo silurò ed affondò la corazzata Szent Istvan "Santo Stefano".
A Luigi Rizzo già decorato con medaglia d'oro al valor militare per aver forzato sei mesi prima il porto di Trieste affondandovi la Corazzata "Wien" venne attribuita, per questa impresa una seconda medaglia d'oro.
A Premuda Rizzo risolse, senza saperlo, un problema ben più importante dell'affondamento di una singola nave, poichè l'impresa modificò profondamente l'attuazione di un piano politico e strategico che avrebbe portato le forze austriache, con ogni probabilità, ad ottenere la supremazia navale in Adriatico e forse nel Mediterraneo.

L'azione infatti stroncò sul nascere una pericolosa incursione che il grosso della flotta austriaca si predisponeva a compiere contro lo sbarramento antisommergibili organizzato dagli Alleati nel Canale d'Otranto, per precludere l'accesso all'Adriatico ai sommergibili tedeschi.

La flotta austriaca infatti si trovava in mare nel supremo tentativo di uscire da una lunga ed umiliante situazione d'inerzia.
Il piano dell'Ammiraglio Horty era chiaro: attaccare all'improvviso le unità di vigilanza del Canale di Otranto e le forze leggere di protezione italo-franco-inglesi distruggendole prima che la parte più consistente della flotta alleata, concentrata a Taranto e a Corfù, potesse intervenire.
I siluri di Luigi Rizzo colpendo una importante aliquota delle forze austriache e facendo crollare l'elemento sorpresa, troncarono l'impresa sul nascere, costringendo la flotta austriaca a rinunciare definitivamente all'ambizioso progetto.
L'azione di Premuda convinse inoltre definitivamente gli alleati a lasciar cadere la questione relativa all'istituzione dei comandi navali in Mediterraneo lasciando il totale controllo dell'Adriatico all'Italia.
Ammirato dall'azione messa in atto da Luigi Rizzo il Comandante in Capo della Grand Fleet, l'Ammiraglio inglese David Beatty fece giungere all'Ammiraglio Cusani Visconti, Comandante della Flotta italiana, il seguente tele- gramma:

"La Grand Fleet porge le 'più sentite congratulazioni alla flotta italiana per la splendida impresa condotta con tanto valore e tanta audacia contro il nemico austriaco".

Onori a quanti hanno reso gloriosa la nostra Marina Militare .

Oggi in questa giornata vogliamo ricordare un caro amico il Capitano di Vascello Pasquale Di Ciaccio , sempre vicino al nostro Museo, grande appassionato e divulgatore della nostra storia patria ed in particolare della storia della nostra città.
Entrato in Marina Militare come sottufficiale,è poi diventato Ufficiale del Ruolo Speciale, specializzandosi come idrografo e conseguendo l'abilitazione anfibia presso il Reggimento San Marco. All'inizio degli anni
Duemila ha frequentato il corso di qualificazione anfibia, rimanendo in servizio presso
COMFORSBARC, nella cellula G2, dove ha ideato e sviluppato il Geotac, nucleo operativo dedicato alla produzione di cartografia operativa a supporto delle operazioni anfibie.

06/06/2026
Per non dimenticare…Anche quest’anno ci sentiamo il dovere di ricordare la memoria dell’Airborne (Paracadutista Statunit...
06/06/2026

Per non dimenticare…

Anche quest’anno ci sentiamo il dovere di ricordare la memoria dell’Airborne (Paracadutista Statunitense) Cosmo Ciano.
Figlio di questa città, perito per un ideale di libertà , pace ed eguaglianza tra i popoli.

Cosmo Ciano nato a Elena (Elena, borgo di Gaeta ) il quattro gennaio del 1921 da Pasquale Ciano e Giuseppina Volpe.
Aveva due fratelli ,Giacomo e Damiano, ed una sorella,Vittoria.
Si trasferì’ negli USA nel 1941 e il sei aprile del 1943 all ‘ età di ventidue anni si arruola.

Dopo il corso di addestramento, con il grado di Sergente Maggiore viene assegnato alla G Company, del 506th Parachute Infantry Regiment, 101st Airborne Division.
Durante la sua prima missione cade in combattimento.
Infatti l’informazioni riportate nei registri del N.A.R.A. classificano Cosmo Ciano come " Killed In Action (KIA)" ( Caduto in azione ).
Altri registri invece riportano la dicitura "Missing in Action" (MIA), paracadutato nella pen*sola del Cotentin nelle operazioni relative al "D-Day".
La salma fu riportata in patria alla fine del conflitto e riposa
attualmente nel Cimitero della sua città natale.

Il sei giugno del 1944 circa 156 mila uomini delle truppe alleate sbarcarono su cinque spiagge della costa settentrionale francese imprimendo una svolta decisiva alla Seconda Guerra Mondiale.

Lo scopo principale delle forze aeree nel giorno dello sbarco era proteggere i fianchi della forza di invasione assicurando punti strategici, contrapponendosi alle forze nemiche e difendendo l’avanzata della fanteria contro attacchi nemici.

I punti d’atterraggio erano stati pianificati a sud dell'estuario di Carentan intorno alla città di Carentan.
Questa è una posizione importante poiché segna il confine tra il VII Corpo degli Stati Uniti che sbarca sulla spiaggia di Utah e il V Corpo degli Stati Uniti che sbarca sulla spiaggia di Omaha.

Purtroppo le cattive condizioni del tempo , che già il giorno precedente avevano fatto rinviare le operazioni, non erano del tutto migliorate.
Ma gli ordini erano di aviolanciarsi nelle retrovie del fronte.
Saranno molti i ragazzi a perire, i tedeschi asserragliati nei loro bunker aprirono il fuoco sui soldati che cercavano di sbarcare , una carneficina, cadevano come mosche.
L’acqua del mare aveva mutato il suo colore per via del tanto sangue .

Le cause del decesso del Sergente Maggiore paracadutista Ciano a distanza di ottantadue anni non sono ancora chiare, sicuramente si è trovato in difficoltà dopo il lancio, la superficie dove era previsto l’atterraggio era allagata, probabilmente è stato fatto prigioniero e poi deceduto.

Ad eterna memoria…

Per non dimenticare…Oggi si festeggia il duecento dodicesimo Annuale di Fondazione  dell’Arma dei Carabinieri, in occasi...
05/06/2026

Per non dimenticare…

Oggi si festeggia il duecento dodicesimo Annuale di Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in occasione della data del cinque giugno 1920, giorno nel quale la Bandiera dell'Arma fu insignita della prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per la partecipazione dei Carabinieri alla Prima Guerra Mondiale. La fondazione ufficiale avvenne però con le Regie Patenti di SM Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, del tredici luglio 1814, integrate con altre emanate il quindici ottobre 1816, dove appunto il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I di Savoia istituì il Corpo dei Reali Carabinieri, un corpo armato che, adottando il modello di organizzazione territoriale della Gendarmerie nationale francese, aveva compiti sia civili (ordine pubblico e polizia giudiziaria) che militari (difesa della Patria e polizia militare). Gli ufficiali furono scelti per la gran parte dall'Arma di cavalleria, la più prestigiosa dell'esercito sabaudo, e vennero considerati un corpo d'elite; dal punto di vista militare si trattava invece di un corpo di fanteria leggera, così detto dall'arma d'ordinanza adottata, la carabina. Il primo comandante in capo del Corpo fu il Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea, nominato il tredici agosto 1814 con le funzioni di presidente capo del Buongoverno.

Il ventitre’ aprile 1815, quindi appena nove mesi dopo la loro istituzione, perì in servizio il primo di una lunga lista di Carabinieri: Giovanni Boccaccio fu ucciso a Vernante (Cuneo) con un colpo di fucile da un pericoloso fuorilegge evaso dal carcere di Cuneo, Stefano Rosso, detto "il Sardo". Il venticinque giugno 1815 con decreto del re Vittorio Emanuele I vennero adottati i colori del pennacchio (lo scarlatto e il turchino).

Il nuovo corpo fu impegnato sul campo per la prima volta nella battaglia di Grenoble, durante l'ultima campagna militare contro Napoleone Bonaparte. Il sei luglio 1815 un loro squadrone di cavalleri

Per non dimenticare…Oggi ricordiamo la liberazione della città eterna, avvenuta ben ottantadue anni fa , rivivendo quei ...
04/06/2026

Per non dimenticare…

Oggi ricordiamo la liberazione della città eterna, avvenuta ben ottantadue anni fa , rivivendo quei momenti tramite una testimonianza diretta del Signor Nicola Bruni.

Il quattro e il cinque giugno del 1944 i soldati americani entrarono trionfalmenti a Roma, dopo che le truppe tedesche occupanti si erano ritirate senza combattere evitandole la catastrofe, per la miracolosa intercessione di Papa Pio XII, era finito un incubo.

Quella sera anch'io, in braccio a mio padre - avevo appena due anni e mezzo -, feci festa ai “liberatori” che passavano con jeep e carri armati per Via Gallia; e ne ricevetti in dono un tubetto di “caramelle col buco” ("Life savers", salvagente), che poi io conservai a lungo come un trofeo di vittoria. È il ricordo più antico che ho della mia vita.

Il resto mi fu raccontato.
Ero nato in casa, a Via Licia, sotto la dittatura fascista, mentre l’Italia era in guerra contro mezzo mondo, alleata della Germania di Hi**er, e collaborava al progetto nazista di sterminio degli ebrei.

Vigeva il coprifuoco notturno e l’oscuramento dei vetri delle finestre, in funzione antiaerea.
Se qualcuno si azzardava a far trapelare una luce, veniva attaccato dai vicini al grido di “traditore”.

La mattina del diciannove luglio 1943 gli aerei americani bombardarono all'improvviso Roma.
Undici giorni prima era nata la mia sorellina, Mariuccia, che si trovava in casa con me e con la mamma.
Furono sganciate moltissime bombe, che andarono a colpire non le ville ben note dei gerarchi del regime ma il quartiere popolare di San Lorenzo, la sua antica basilica, il cimitero del Verano e lo scalo ferroviario delle merci, a breve distanza da casa nostra. Dalle macerie furono estratti circa 1600 morti e migliaia di feriti.

Noi abitavamo al nono piano e, quando suonava la sirena dell’allarme aereo, dovevamo scappare tutti nel rifugio sotterraneo della cantina scendendo di corsa e con grande agitazione venti rampe di scale.

Nel rifugio, molti pregavano; alcune mamme intrattenevano i bambini raccontando fiabe a lieto fine; altre cullavano i loro piccoli per farli addormentare.
E quando suonava la sirena del cessato allarme, si tornava a casa, ringraziando Dio o la buona sorte per lo scampato pericolo.

Il dieci settembre 1943, due giorni dopo l'annuncio dell'armistizio tra l'Italia e gli Alleati, le truppe tedesche occuparono Roma, e al terrore dei bombardamenti si aggiunse quello degli arresti in casa, delle retate per le strade e delle rappresaglie omicide contro la popolazione ad opera dei nazisti, per attentati e sabotaggi messi in atto dai partigiani.

Mio padre, maresciallo dell’Esercito in servizio al Ministero della Guerra, si rifiutò di giurare fedeltà alla repubblica nazifascista di Mussolini, fu licenziato in tronco e, per questo, era a rischio di essere catturato dai tedeschi (che per fortuna non si accorsero di lui) e “internato” come prigioniero in Germania, al pari di altri 650mila militari italiani.

I viveri nei negozi scarseggiavano ed erano razionati sulla base di tessere annonarie. Davanti ai panifici, si formavano file lunghissime, e gli ultimi arrivati restavano a mani vuote.

La mia famiglia pativa la fame, e tuttavia i miei genitori accolsero e nascosero in casa due nipoti calabresi ventenni, che studiavano a Roma ed erano ricercati dai nazifascisti come renitenti alla leva militare della Repubblica di Salò.

Non so come, grazie a Dio, alla fine ci salvammo tutti quanti.

Nicola Bruni

Nella foto, truppe americane entrano a Roma dalla Via Appia Nuova, all'altezza del Piazzale Appio, il cinque giugno 1944.

Indirizzo

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04204

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