08/10/2026
𝐌𝐢𝐠𝐮𝐞𝐥 𝐝𝐞 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐚𝐧𝐭𝐞𝐬 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐋𝐞𝐩𝐚𝐧𝐭𝐨
Non tutti sanno che a Lepanto c'era anche lui tra i combattenti di una delle più grandi battaglie che la storia ricordi. Cervantes, uomo d'arme e dal carattere bellicoso, fu ferito a una mano e prese il soprannome di "Monco di Lepanto" ma conosciamo meglio la sua vita d'arme ai più sconosciuta data la grandezza della sua opera letteraria. Universalmente noto per essere l'autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia, uno dei capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo, egli è non di meno un uomo d'armi e soldato di ventura. Miguel de Cervantes Saavedra nasce a Alcalá de Henares, il 29 settembre 1547, figlio di Rodrigo e di Leonor de Cortinas, Miguel è il quarto di sette figli. Nella sua vita piena di viaggi e avventure è ricordato come scrittore, romanziere, poeta, drammaturgo e militare spagnolo. Per tutta l’infanzia è costretto a seguire la sua famiglia in lunghi viaggi a causa degli scarsi guadagni del padre, da un paese all'altro, finché nel 1568 egli si trova a Madrid dove frequenta il collegio "El Estudio" diretto da Juan López de Hoyos. Nel dicembre del 1569 arrivò a Roma, in fuga per l'accusa di aver partecipato a un duello, cercando d’evitare la condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d'esilio data l’accusa di aver ferito un certo Antonio de Segura. In Italia è prima cortigiano alla corte degli Acquaviva al servizio del cardinale Giulio Acquaviva (1570) in quel periodo ufficiale relatore del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e lo seguì a Palermo, Milano, Firenze, Venezia, Parma e Ferrara, e successivamente nel Ducato di Atri in Abruzzo. Sempre nel 1570 si arruola nella compagnia comandata da Diego de Urbina, capitano del reggimento di fanteria di Miguel de Moncada, famoso militare statista spagnolo che parteciperà alle “Guerre italiane” che sarà tenente di Juan de Austria nella guerra di Granada e nella battaglia di Lepanto, oltre che viceré di Maiorca e della Sardegna, che allora serviva sotto Marcantonio Colonna grande Ammiraglio Italiano e viceré di Sicilia. Miguel de Moncada sarà un grande protagonista della battaglia di Lepanto, sia come politico in grado di appianare i dissapori tra Spagnoli e Veneziani (a lui si deve l’alleanza) sia come condottiero, tanto che nella battaglia alla guida della nave ammiraglia dei Colonna, affiancato dalla imbarcazione reale di Giovanni d'Austria catturarono l'ammiraglia della flotta turca. Cervantes, dedicherà al figlio di Marcantonio Colonna, Ascanio (cardinale e vescovo Cattolico), La Galatea, un romanzo pastorale che può essere considerato, tra le sue opere giovanili, la più impegnativa della sua produzione. Nel 1571 Cervantes quindi entrò a far parte della Armata Cristiana contro i Turchi, sulla galea Marquesa che faceva parte della flotta della Lega Santa, che sconfisse quella Turca nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre dello stesso anno. Per capire meglio la situazione va detto che la terza Lega Santa era una coalizione militare e politica, promossa nel 1571 da papa Pio V, dopo il saccheggio di Nicosia, città sull'isola di Cipro, da parte degli ottomani ma la causa scatenante dell'alleanza fu l'attacco turco alla città veneziana di Famagosta, il 22 agosto 1570. Il papa mobilitò i sovrani cristiani in difesa della città, strenuamente difesa dalla guarnigione locale. Le nazioni che risposero all'appello furono la Repubblica di Venezia e la Spagna di Filippo II. Successivamente si aggiunsero i Cavalieri di Malta, la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana, il Ducato d'Urbino, il Ducato di Parma, la Repubblica di Lucca, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Mantova ed il Ducato di Savoia. L'alleanza dei principi cristiani venne ratificata a Roma il 25 maggio 1571, alla presenza del Papa. In rappresentanza di Filippo II erano presenti il cardinale Antoine Perrenot de Granvelle, don Francesco Pacheco e l'ambasciatore Luis de Zúñiga y Requesens, mentre per la Serenissima presenziarono l'ambasciatore Michele Soriano ed il procuratore Giovanni Soranzo. La Lega avrebbe avuto carattere perpetuo ed avrebbe potuto contare su 200 galee, 100 navi, cinquantamila fanti e novemila cavalli. I costi sarebbero stati sostenuti per metà dalla Spagna, per un terzo da Venezia e per un sesto dal Papa. Quest'ultima porzione, non potendo il Papa farvi fronte, venne ulteriormente suddivisa in cinque parti, tre a carico degli spagnoli e due dei veneziani grazie, come dicevamo, all'instancabile lavoro di mediazione di Marcantonio Colonna. Nella battaglia, Cervantes, rimase ferito da un colpo di archibugio alla mano sinistra: verrà ricoverato per alcuni mesi all'ospedale di Messina ma sebbene curata la ferita gli lasciò menomata la mano per sempre, il che gli valse il soprannome di "El Manco de Lepanto". Nel 1572 sotto il comando di Don Giovanni d'Austria, figlio naturale di Carlo V d’Asburgo e comandante della Lega Santa: Cervantes, partecipò a diverse spedizioni militari a Navarino, Corfù, Biserta e Tunisi. Successivamente visitò le principali città della Sicilia, la Sardegna, Genova e la Lombardia, e, infine, si stabilì per due anni a Napoli. Nel 1575 partì da Napoli per la Spagna con alcune lettere di raccomandazione che avrebbero dovuto procurargli il comando di una compagnia. Ma la galea “Sol” sulla quale viaggia viene assalita da una flottiglia turca, che incrociava lungo la Costa Brava, capitanata dal rinnegato Arnaut Mami, un corsaro Arabo di origini Albanesi: Cervantes e suo fratello Rodrigo vennero catturati e portati ad Algeri, dove per la loro liberazione venne richiesta la somma di 500 scudi d'oro. Rimasero ad Algeri prigionieri per cinque anni, fino al pagamento del riscatto ad opera delle missioni dei Trinitari, fondate da San Giovanni de Matha, conosciuto anche con l'epiteto “Doctor Eminens”, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica da papa Alessandro VII il 21 ottobre 1666. L'Ordine della Santissima Trinità (in latino Ordo Sanctissimae Trinitatis) era ed è un istituto religioso di diritto pontificio: i frati di questo ordine mendicante, detti popolarmente Trinitari, pospongono appunto al loro nome la sigla O.SS.T. Cervantes e il fratello, grazie alla donazione dell’ordine Trinitario, poterono ritornare in Spagna il 24 ottobre del 1580, qui, il nostro, si occupa delle provvigioni per la “Armada invencible”, una flotta composta da 130 vascelli e 24 000 uomini (20 000 soldati e 4 000 marinai) approntata dal re di Spagna Filippo II nel 1587 per contrastare la crescente potenza marittimo-commerciale dell'Inghilterra e per porre termine al conflitto (mai dichiarato) che ormai da due anni veniva combattuto con atti di pirateria da entrambe le parti. La guerra anglo-spagnola, avvenuta tra il 1585 e il 1604, che fu parte della guerra degli ottant'anni, era iniziata nel 1585 con l'invio di truppe inglesi in aiuto delle protestanti Province Unite la cui indipendenza non era riconosciuta dalla Spagna cattolica. Successivamente a questa esperienza Cervantes, lavora come percettore di imposte nel sud della Spagna. La requisizione di un carico di cereali e di beni della curia in Andalusia gli valsero quello stesso anno ben due scomuniche. Nel 1597 viene anche coinvolto in una bancarotta fraudolenta ed incarcerato. Successivamente, nel 1602, verrà arrestato una seconda volta a Siviglia per illeciti amministrativi, ma in questo caso riacquista poco dopo la libertà. Negli anni immediatamente successivi è a Valladolid insieme alle due sorelle e alla figlia Isabella, nata da una relazione con una certa Anna de Rojas. Nel 1605 Cervantes subisce una nuova vertenza giudiziaria: viene infatti trovato nelle vicinanze della sua casa il ca****re del cavaliere Gaspar de Ezpeleta e i sospetti cadono sullo scrittore, che viene imprigionato e subito prosciolto. Il dubbio che la mortedel cavaliere sia in qualche modo riconducibile alla moralità delle due sorelle e della figlia colorisce tristemente i suoi ultimi anni. Nel 1606 per seguire la corte di Filippo III di Spagna si trasferisce a Madrid dedicandosi freneticamente alla sua passione di scrittore che gli valse più che ogni altra sua impresa l'immortalità. Pubblicherà il romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, il capolavoro più conosciuto di Cervantes, che venne pubblicato in due tempi, la prima parte nel 1605 e la seconda nel 1615, dopo l'apparizione di una prosecuzione apocrifa ad opera di Alonso Fernández de Avellaneda, pseudonimo dell'autore del secondo tomo del Don Chisciotte della Mancia, apocrifo del XVII secolo conosciuto come Quijote de Avellaneda. Ancora oggi il problema della critica è quello di scoprire chi si celasse sotto il nome di Alonso Fernández de Avellaneda e le risposte che si sono date non sono soddisfacenti anche se si pensa ad autori celebri come Félix Lope de Vega, Tirso de Molina, Jerónimo de Pasamonte, Juan Ruiz de Alarcón, Francisco de Quevedo e ad altri. Del 1615 è anche la sua più lunga composizione poetica, “Ocho comedias y ocho entremeses”, che comprende “Pedro de Urdemalas”, considerata da alcuni la migliore opera teatrale del Cervantes, e l'intermezzo “El retablo de las maravillas”, uno dei suoi più riusciti quadri popolareschi. Tutte le commedie vantano traduzioni italiane, ma solo una di esse, “La entretenida”, è stata tradotta in versi, nel 2007 con il titolo “La spassosa”, da David Baiocchi e Marco Ottaiano. Postuma risulta l'opera “Los trabajos de Persiles y Sigismunda”, la cui dedica è datata 19 aprile 1616 e che venne pubblicata nel 1617. La formazione culturale di Cervantes si svolse nella fase di passaggio dal XVI secolo al XVII secolo in pieno clima rinascimentale e il passaggio dal rinascimento al barocco trovò in lui un interprete profondamente radicato nei problemi dell'uomo di quel tempo. Nell'opera di Cervantes si coglie la necessità di scoprire il sogno, la fantasia, l'ignoto, la follia, l'istinto per portare alla luce la coscienza umana. Nelle opere di Cervantes si coglie il desiderio di condizioni esistenziali diverse in cui l'uomo, libero dai rapporti sociali prestabiliti possa essere libero e realizzare la propria individualità. Don Chisciotte, il f***e ed idealista cavaliere mancego e Sancho il suo realista scudiero sono espressioni diverse ma non contrastanti di questa esigenza che diviene il tema centrale di tutto il romanzo. Cervantes conosceva gli scrittori contemporanei spagnoli e inoltre Aristotele, Platone e Orazio . Egli cercò di adattare il suo stile alle esigenze estetiche dell'epoca rinascimentale anche se spesso si nota nelle sue opere una ricerca personale e libera di concetti, di mondi e di sentimenti dove la letteratura si fonde con la spregiudicatezza d'invenzione e d'intuizioni. La prosa di Cervantes cambia spesso per passare da periodi simmetrici e complessi ad altri più immediati dove il discorso si fa più semplice, diretto e familiare. Nella lettura del Don Chisciotte si può cogliere il disagio di vivere che vagheggia un mondo mai esplorato ma sempre sognato. Cervantes scrisse nelle condizioni più sfavorevoli, rubando tempo per i suoi studi, ai quali si dedicava con gioia e dai quali sperava di ricavare denaro e gloria. Il suo atteggiamento di fronte alle maggiori polemiche letterarie dell'epoca, come quella sul teatro e sul culteranismo, fu di indifferenza e la sua preferenza per i generi popolari, come il teatro o la novellistica, denotano che egli cercava soprattutto vantaggi economici, vantaggi che comunque non raggiunse nemmeno con la pubblicazione della prima parte del "Don Chisciotte", che ebbe un certo successo. L'inserimento dello scrittore nell'ambiente letterario del suo tempo si può ricollegare alla sua prima produzione poetica, non copiosa, ma interessante, come” El viaje del Parnaso”, un poemetto giovanile che Cervantes pubblicò nel 1614 con una “Adjunta al Parnaso” in prosa. Altro e forse maggiore valore documentario hanno le composizioni poetiche brevi, nate per lo più da motivi occasionali che, nonostante il severo giudizio che espresse lo stesso autore e la critica, sono tuttavia soffuse di umorismo e di vivacità interpretativa. Queste liriche non sarebbero indicative della letterarietà dell'ispirazione cervantina, se non si ritrovassero anche e in maniera più vistosa nella novella pastorale "Galatea" gli stessi elementi. Alla prima attività letteraria è da ricollegare anche una parte della sua copiosa produzione teatrale, dal momento che due delle sue tragedie, “El cerco de Numancia” e “El trato de Argel” si possono datare al 1583 circa. Cervantes si spegnerà nel 1616 e riceverà sepoltura nel Convento dei Trinitari Scalzi a Madrid; l'ubicazione della sua tomba verrà perduta negli anni successivi, tanto che taluni ipotizzarono lo spostamento dei suoi resti in una fossa comune. Soltanto nel 2015, dopo anni di ricerche e finanziamenti sostenuti dallo storico Fernando de Prado, è stato possibile rinvenire i resti di Cervantes, giacenti nel convento medesimo dietro un muro. La tomba è stata spostata nella chiesa di San Ildefonso, edificio adiacente al Convento dei Trinitari Scalzi.
immagine di: Augusto Ferrer-Dalmau Nieto.