Museo e IAT Foza

Museo e IAT Foza L’idea del Museo di Foza è quella di un vero e proprio laboratorio aperto sul territorio, sulla sua memoria e sulla sua gente. Da qui, il progetto di un museo esperienziale, sensoriale, attrezzato delle recenti tecnologie digitali contemporanee.

Sede di corsi di arte e pittura rivolti sia ai bambini che agli adulti. Possibilità di utilizzo della sala conferenze (50 posti circa) munita di videoproiettore da parte di terzi

Normali funzionamento

#cosastampiamooggialmef#laboratoriocreativo#creaoconlartista#patriziadare#iosonounalbero#xilografie#amolanatura#amolarte...
31/05/2021

#cosastampiamooggialmef
#laboratoriocreativo#creaoconlartista#patriziadare
#iosonounalbero#xilografie#amolanatura
#amolarte#espressionediliberta#espressionedivita#artemodusvivendi

Con questo laboratorio si è conclusa ieri, domenica 30 maggio 2021 la mostra dell'artista Patrizia da Re.
Un'esplosione di creatività e fantasia legate dal desiderio fa parte dei bambini di apprendere nuove tecniche artistiche contemporanee... inimmaginabili ma... reali!!!
Dalla fantasia alla realtà creativa!!!

Si è conclusa anche l'esposizione "Storie di legna e legname. Racconti e testimonianze di Giorgio Rigoni Candida".

A Loro i ringraziamenti da parte dell'Amministrazione Comunale di Foza e del G.A. Mecf, Lucia Spolverini per averci arricchiti con le loro Arti figurative.

Vi lasciamo con le più significative immagini del laboratorio #cosastampiamooggialmecf...

A seguire nuove comunicazioni sulla ricca programmazione culturale al Mecf - estate/autunno 2021.
#mecfdovevivelacultura
#vivilacultura#viviilmecf

#foglie#cartadifabriano#inchiostrocalcografico#cartavelina#arte

#mecf#conclusioneprimociclocorsidiinsegnamentoalmecfGiovedì 27 maggio 2021 si è concluso con grande soddisfazione ed ent...
31/05/2021

#mecf
#conclusioneprimociclocorsidiinsegnamentoalmecf

Giovedì 27 maggio 2021 si è concluso con grande soddisfazione ed entusiasmo da parte dei bambini il ciclo dei "Corsi di Insegnamento di Arte, Pittura" e tematiche varie presso il Museo Etnografico della Comunità di Foza, iniziato a dicembre 2020
Con il mese di Maggio i numerosi bambini partecipanti si sono avvicinati alla scoperta della carta e della sua antica storia.
Tante e stimolanti le attività di studio, apprendimento e manualità.

Momenti indimenticabili vissuti...alla ricerca del piacere di conoscere e scoprire sempre nozioni diverse.
Una crescita collettiva che ha formato un animato gruppo di lavoro con bambini di differenti fasce di età.
Si ricorda che il Mecf ha sempre operato nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e prevenzione anti CV-19!

Ringrazio cordialmente l'Amministrazione Comunale di Foza e l'Assessore alla Cultura, Istruzione, Attività Museali Dr.ssa M. Alberti che mi hanno sempre appoggiata in tutte le iniziative proposte per il Mecf.
Ringrazio tutti i bambini e le loro famiglie per aver creduto nel mio lavoro.
I "Nuovi Corsi di Insegnamento al Mecf" riprenderanno ad autunno con un calendario ricchissimo di attività che si adegueranno anche ai programmi scolastici.
A conclusione di questi eventi, affiancata dalla Dr.ssa M. Alberti sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai Corsi a tutti i bambini.
#bambinicreativi#bambinifelici

Le immagini raccontano le emozioni vissute da tutti noi...

#mecf#museoetnograficocomunitadifoza#altopianodeisettecomuni#continuanogliesperimentididattici#comerealizzareunfogliodac...
31/05/2021

#mecf
#museoetnograficocomunitadifoza#altopianodeisettecomuni

#continuanogliesperimentididattici
#comerealizzareunfogliodacartariciclata
#cartariciclatafattadaibambini

Con delle forbici a punta arrotondata adatte ai bambini, si è sminuzzata la carta da riciclare in tanti pezzetti di dimensione non molto più grande di quella dei coriandoli.
Messa la carta a macerare per qualche notte in una bacinella di acqua calda... si è ottenuta una poltiglia appiccicosa e amorfa...
Con un setaccio/scolino ne è stata presa una modesta quantità, fatta scolare, asciugata con una spugna assorbente e posizionata su un cartoncino assorbente...
Si è proceduto a realizzare una sovrapposizione di fogli macerati messi a pila l'uno sull'altro attendendo che tutta l'acqua in eccesso si assorbisse...
A processo di assorbimento avvenuto, si sono delicatamente divisi i fogli mettendoli all'aria per un'asciugatura completa...
... ecco un nuovo supporto cartaceo da realizzare!!!
Provate anche voi a casa!
È semplice, divertente ma... molto istruttivo.
Al Museo è stato un divertimento inaspettato per tutti!!!
#mecf#crearte#creafantasia#creando

#mecf#doveilpensierodiventarealta#corsodiinsegnamentosullacarta#imparoperconoscere#approcciadantichetecnicheartisticheSc...
31/05/2021

#mecf#doveilpensierodiventarealta
#corsodiinsegnamentosullacarta
#imparoperconoscere
#approcciadantichetecnicheartistiche

Scatti fotografici... bambini a contatto con materiali naturali e di riciclo per dar loro nuove vite e funzioni...
#realizzazionidifiligrana#comecreareunfogliodacartariciclata
#esperimentidicrescitaintellettivaemanuale#bambinichescopronolartedisaperriciclare
#mecf#rispettoperlanatura#rispettoperlambiente

#creazioniedelaborazioni

#mecf#anchestoriadellanticoegitto#papiro#mecf#allascopertadelpiacerediconoscere#corsodiinsegnamentosullacarta#conoscenze...
31/05/2021

#mecf#anchestoriadellanticoegitto#papiro
#mecf#allascopertadelpiacerediconoscere
#corsodiinsegnamentosullacarta
#conoscenzearcheologichealmecf

PAPIRO: LA GRANDE INVENZIONE DELL'EGITTO

Dal fusto di questa pianta che cresceva nelle paludi del Nilo si ricavava la superficie più funzionale alla scrittura dell’antichità.

EGITTO

Una rigogliosa vegetazione di papiri fiorisce nel Museo del papiro di Siracusa
Una rigogliosa vegetazione di papiri fiorisce nel Museo del papiro di Siracusa
In epoca faraonica il delta del Nilo, con il suo paesaggio ricco di vita e di colori, costituiva per gli egiziani un’inesauribile fonte di ricchezza agricola. Per secoli fiorirono in quell’ambiente privilegiato vigneti, campi di grano, giardini in cui crescevano alberi da frutto e ortaggi di ogni tipo, e colture di lino. Tuttavia, fu soprattutto una delle molte piante coltivate nel delta ad acquisire un’importanza emblematica: una specie di canna, che cresce nelle paludi, è di color verde intenso e può superare i quattro metri di altezza. Gli antichi egizi le davano vari nomi: mehyt (letteralmente, “pianta delle paludi”), chuty o uady(termini che si riferiscono alla fioritura o al verde, colore associato alla rinascita e alla freschezza). Secondo alcuni ricercatori, il termine che è all’origine della denominazione odierna, papiro, risalirebbe all’espressione pa-en-per-aa , che significa “faraonico” o “ciò che appartiene al re”. Rimanderebbe quindi all’utilizzo di tale pianta nella produzione della prima forma di carta conosciuta nell’antichità, un’attività che generava notevoli profitti ed era perciò monopolio del faraone. Ben presto il papiro assunse un significato simbolico. Data la sua particolare abbondanza nella zona del delta del Nilo, a partire dall’epoca predinastica divenne la pianta araldica del Basso Egitto, mentre quella dell’Alto Egitto era il loto.

Nel bassorilievo sono rappresentati gli spiriti del Nilo intenti a legare a un fusto le piante araldiche dell’Alto e del Basso Egitto, rispettivamente il loto e il papiro
Nel bassorilievo sono rappresentati gli spiriti del Nilo intenti a legare a un fusto le piante araldiche dell’Alto e del Basso Egitto, rispettivamente il loto e il papiro.

Poiché si trattava di una specie caratteristica di ambienti acquatici, i teologi sostenevano che crescesse direttamente dal Nun, l’oceano primordiale che esisteva prima della creazione del mondo, e che le sue radici arrivassero fino al Benben, la collina emersa dall’abisso in cui erano sorti i primi dèi e i primi esseri viventi. Si credeva anche che il cielo e la terra fossero separati da quattro pilastri di papiro, ed è per questo motivo che nelle sale ipostile dei santuari i capitelli avevano di solito la forma di questa pianta. Il papiro era inoltre considerato un simbolo della rinascita del defunto nell’aldilà, perché era associato alla freschezza e all’abbondanza di vegetazione. Nei Testi delle piramidi è riportata una formula in cui il defunto dichiara di impugnare uno scettro di papiro per proteggersi nell’oltretomba.
A partire dal Nuovo Regno vengono prodotti migliaia di papiri funerari, sempre più raffinati
A partire dal Nuovo Regno vengono prodotti migliaia di papiri funerari, sempre più raffinati

Un materiale versatile
Gli egizi usavano la pianta in vario modo. Alcune parti, come il fusto e le radici, erano utilizzate come alimento, sia crude sia cotte. Con il fusto si fabbricavano anche numerosi oggetti: corde, ceste, mobili, calzature e persino imbarcazioni. Ma, soprattutto, il supporto per la scrittura conosciuto ancor oggi come papiro e che gli egizi chiamavano ouadj. Le informazioni disponibili su come avvenisse la produzione del papiro sono scarse. Senz’ombra di dubbio, la presenza di paludi rendeva la zona del delta del Nilo particolarmente adatta alla coltivazione della pianta. I laboratori di produzione della carta si trovavano nelle vicinanze, perché il fusto andava lavorato fresco. Si ignora in quale stagione dell’anno si procedesse alla coltivazione o alla raccolta, anche se è probabile che avvenisse in primavera o in estate. Il processo di produzione del papiro iniziava dunque nelle paludi, dove il fusto veniva sradicato (senza reciderlo).
Con i fusti del papiro si potevano produrre corde, ceste, mobili o sandali
Alcuni bassorilievi nelle tombe di alti funzionari dimostrano che i fusti di papiro, una volta raccolti, venivano legati in fasci e portati nei laboratori. Qui veniva rimossa la corteccia dal fusto e il midollo era tagliato in strisce sottili, larghe tra uno e tre centimetri, le quali venivano poi allineate verticalmente fino a formare uno strato rettangolare. Quindi si componeva un altro strato con le stesse caratteristiche, che veniva collocato perpendicolarmente al primo. In tal modo, una delle facce aveva le fibre disposte in verticale e l’altra in orizzontale. Per compattare i due strati, venivano percossi con un martelletto o pressati tra due pietre per vari giorni. Erano i succhi rilasciati naturalmente dalla pianta a mantenerli uniti: questo spiega perché i fusti dovevano essere teneri al momento della lavorazione. I fogli di papiro erano normalmente costituiti solo da due strati, ma ne sono stati ritrovati esemplari anche con tre. L’ultima fase del processo consisteva nel levigare la superficie con un peso e ritagliarne i bordi. Stando ai bassorilievi faraonici, i fogli inizialmente erano di una tonalità color avorio, molto chiara, e solo con il tempo acquisivano il caratteristico colorito giallognolo.
Sala ipostila di Karnak disseminata di colossali colonne. Quelle centrali sono sormontate da capitelli a forma di papiro aperto
Sala ipostila di Karnak disseminata di colossali colonne. Quelle centrali sono sormontate da capitelli a forma di papiro aperto

Il papiro e la civiltà
Le dimensioni dei fogli di papiro variavano a seconda delle epoche. Durante il Medio Regno il foglio standard era largo tra i 38 e i 42 centimetri ed era alto tra i 42 e i 48. Le misure si ridussero nel Nuovo Regno, quando la larghezza del foglio passò a 16-20 centimetri e l’altezza a 30-33. Dal canto loro, gli scribi non usavano fogli separati bensì rotoli, che svolgevano sulle ginocchia mentre scrivevano, sostenendoli con la mano sinistra. Poiché di solito si scriveva da destra a sinistra, questa era considerata la posizione migliore. Ogni rotolo era formato da un totale di 20 fogli, che venivano sovrapposti per alcuni centimetri (da uno a tre) lungo il bordo laterale, e quindi incollati con un composto di acqua e farina.
In genere si scriveva sulla faccia con le fibre orizzontali ma, dati gli alti costi del supporto e la facilità di conservazione, molti dei papiri venivano utilizzati anche sul retro. Come supporto scrittorio, il papiro offriva evidenti vantaggi. Leggero e resistente, si adattava a qualsiasi tipo di testo, il che gli consentì di essere usato non solo in Egitto ma anche in Grecia, durante l’impero romano e in epoca islamica. Tuttavia, la sua produzione era carae limitata alla zona di Alessandria. Per questo finì per essere sostituito con materiali più economici e accessibili, come la pergamena e, soprattutto, la carta, prodotta a partire da altre fibre vegetali con un procedimento d’invenzione cinese. Eppure, questa pianta fu estremamente importante durante l’antichità. Plinio ne riassunse bene il ruolo quando scrisse: «Tratteremo delle caratteristiche del papiro, perché sull’uso della carta si fonda in buona parte la civiltà umana e, se non la sua esistenza, da esso dipende in ogni caso la sua memoria».

#mecf#filigrana#introduzione #bambinicheimparanoCarta con filigrana istoriataFiligrana in un codice della biblioteca del...
31/05/2021

#mecf#filigrana#introduzione
#bambinicheimparano
Carta con filigrana istoriata

Filigrana in un codice della biblioteca dell'Accademia della Crusca
Nei manoscritti e degli antichi testi a stampa, la filigrana è il marchio di fabbrica della cartiera che ha prodotto un determinato foglio di carta. Nello studio dei testi antichi, essa rappresenta un riferimento importante per la datazione e la localizzazione della carta, e quindi (sebbene non si possano stabilire rapporti di assoluta necessità) per la ricostruzione della storia dei codici manoscritti o a stampa. Il termine che si utilizza in italiano deriva dalla tecnica di lavorazione della filigrana, dal momento che il marchio veniva impresso utilizzando, appunto, dei sottili fili di metallo lavorati "a filigrana". Lo studio di questi marchi è il campo di competenza di una scienza ausiliaria alla filologia, denominata "filigranologia".

Descrizione
La filigrana, ricavata inserendo un marchio lavorato nella forma contenente la pasta di stracci, salvo alcune eccezioni non era collocata nel mezzo della forma (o modulo) bensì al centro di una delle sue metà. Stando a questa regola generale si ha che nel caso di un formato in-folio la filigrana è collocata al centro di una delle due carte del fascicolo, in un formato in-quarto la filigrana è posta al centro lungo la linea di cucitura dei fascicoli mentre in un formato in-ottavo la filigrana si trova ancora lungo la linea di cucitura ma nell'angolo superiore o inferiore a seconda dell'orientamento dei fascicoli.

L'uso della filigrana, probabilmente originato dal marchio lasciato incidentalmente dalla torsione di un'asticella della forma e chiamato pertanto segno, si sviluppa in Italia alla fine del XIII secolo ed è attribuito alla produzione delle cartiere fabrianesi di cui rappresentò una delle innovazioni storiche; i vari segni vennero studiati e catalogati tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo dai fratelli filigranologi Aurelio ed Augusto Zonghi. La più antica testimonianza di carta filigranata risale al 1282.

Nel XVI secolo si diffonde l'uso di segnare con una contromarca la metà del foglio in cui non è presente la filigrana. La contromarca è di norma una filigrana assai semplice indicante le iniziali del fabbricante della carta; nel tempo tuttavia i marchi impressi crebbero per numero, complessità, soggetto e quant'altro poteva contribuire a contrassegnare e "personalizzare" (per i committenti) le partite di carta.

Un repertorio molto importante per lo studio delle filigrane è quello redatto da Charles-Moïse Briquet per quanto gli esemplari analizzati si riferiscano soltanto alle carte d'archivio.

Produzione
La filigrana, oltre a essere un simbolo di qualità per determinati tipi di carta, è usata soprattutto come segno per impedire la contraffazione delle carte valori. Può essere un disegno, o una scritta, o un marchio e si realizza per mezzo di un deposito maggiore o minore di fibre in corrispondenza del disegno, durante la fabbricazione della carta. Tecnicamente la filigrana si ottiene: nella carta a mano modificando il piano metallico della forma, in modo da creare sulla sua superficie zone in rilievo o rientrate; con la forma in tondo utilizzando un cilindro “ballerino” che lascia l'impronta della filigrana sul foglio mentre è ancora umido e provoca così lo spostamento delle fibre sottoposte alla pressione del disegno fissato sulla tela del cilindro ballerino. Le zone chiare della filigrana sono ottenute con sporgenze modellate sulla tela, mentre le zone scure si realizzano con rientranze; dalla combinazione della filigrana in chiaro con quella in scuro si ha la filigrana a chiaroscuro, che permette di ottenere immagini molto complesse e di difficile contraffazione.

Le filigrane usate nei francobolli italiani
La prima filigrana del Regno d'Italia è stata la "Corona", utilizzata fino al 1946. Contemporaneamente è stata usata nel periodo umbertino la filigrana "Scudo Sabaudo" per le Marche da bollo, il francobollo speciale per i ricognitori postali, e i francobolli non emessi delle Nozze d'argento di Re Umberto I, e per San Marino, nella serie dedicata all'apertura del Palazzo del Governo.

Nel periodo repubblicano sono state utilizzate fondamentalmente due tipi di filigrana: ruota e stelle.

#mecf#filigrana#introduzione
#bambinicheimparano
Carta con filigrana istoriata

Filigrana in un codice della biblioteca dell'Accademia della Crusca
Nei manoscritti e degli antichi testi a stampa, la filigrana è il marchio di fabbrica della cartiera che ha prodotto un determinato foglio di carta. Nello studio dei testi antichi, essa rappresenta un riferimento importante per la datazione e la localizzazione della carta, e quindi (sebbene non si possano stabilire rapporti di assoluta necessità) per la ricostruzione della storia dei codici manoscritti o a stampa. Il termine che si utilizza in italiano deriva dalla tecnica di lavorazione della filigrana, dal momento che il marchio veniva impresso utilizzando, appunto, dei sottili fili di metallo lavorati "a filigrana". Lo studio di questi marchi è il campo di competenza di una scienza ausiliaria alla filologia, denominata "filigranologia".

Descrizione
La filigrana, ricavata inserendo un marchio lavorato nella forma contenente la pasta di stracci, salvo alcune eccezioni non era collocata nel mezzo della forma (o modulo) bensì al centro di una delle sue metà. Stando a questa regola generale si ha che nel caso di un formato in-folio la filigrana è collocata al centro di una delle due carte del fascicolo, in un formato in-quarto la filigrana è posta al centro lungo la linea di cucitura dei fascicoli mentre in un formato in-ottavo la filigrana si trova ancora lungo la linea di cucitura ma nell'angolo superiore o inferiore a seconda dell'orientamento dei fascicoli.

L'uso della filigrana, probabilmente originato dal marchio lasciato incidentalmente dalla torsione di un'asticella della forma e chiamato pertanto segno, si sviluppa in Italia alla fine del XIII secolo ed è attribuito alla produzione delle cartiere fabrianesi di cui rappresentò una delle innovazioni storiche; i vari segni vennero studiati e catalogati tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo dai fratelli filigranologi Aurelio ed Augusto Zonghi. La più antica testimonianza di carta filigranata risale al 1282.

Nel XVI secolo si diffonde l'uso di segnare con una contromarca la metà del foglio in cui non è presente la filigrana. La contromarca è di norma una filigrana assai semplice indicante le iniziali del fabbricante della carta; nel tempo tuttavia i marchi impressi crebbero per numero, complessità, soggetto e quant'altro poteva contribuire a contrassegnare e "personalizzare" (per i committenti) le partite di carta.

Un repertorio molto importante per lo studio delle filigrane è quello redatto da Charles-Moïse Briquet per quanto gli esemplari analizzati si riferiscano soltanto alle carte d'archivio.

Produzione
La filigrana, oltre a essere un simbolo di qualità per determinati tipi di carta, è usata soprattutto come segno per impedire la contraffazione delle carte valori. Può essere un disegno, o una scritta, o un marchio e si realizza per mezzo di un deposito maggiore o minore di fibre in corrispondenza del disegno, durante la fabbricazione della carta. Tecnicamente la filigrana si ottiene: nella carta a mano modificando il piano metallico della forma, in modo da creare sulla sua superficie zone in rilievo o rientrate; con la forma in tondo utilizzando un cilindro “ballerino” che lascia l'impronta della filigrana sul foglio mentre è ancora umido e provoca così lo spostamento delle fibre sottoposte alla pressione del disegno fissato sulla tela del cilindro ballerino. Le zone chiare della filigrana sono ottenute con sporgenze modellate sulla tela, mentre le zone scure si realizzano con rientranze; dalla combinazione della filigrana in chiaro con quella in scuro si ha la filigrana a chiaroscuro, che permette di ottenere immagini molto complesse e di difficile contraffazione.

Le filigrane usate nei francobolli italiani
La prima filigrana del Regno d'Italia è stata la "Corona", utilizzata fino al 1946. Contemporaneamente è stata usata nel periodo umbertino la filigrana "Scudo Sabaudo" per le Marche da bollo, il francobollo speciale per i ricognitori postali, e i francobolli non emessi delle Nozze d'argento di Re Umberto I, e per San Marino, nella serie dedicata all'apertura del Palazzo del Governo.

Nel periodo repubblicano sono state utilizzate fondamentalmente due tipi di filigrana: ruota e stelle.

Indirizzo

Via Roma, 1
Foza
36010

Orario di apertura

Sabato 10:00 - 12:00
15:00 - 19:00
Domenica 10:00 - 12:00
15:00 - 19:00

Telefono

+390424443641

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Commenti

A STASERA!!
Dedico la settimana di Ferragosto alle Comunità dell'Altopiano dei 7 Comuni, particolarmente coinvolte e legate al tema migratorio. Vi aspettiamo per una serata in buona compagnia! Mercoledì 12 agosto ROANA Giovedì 13 agosto ENEGO Venerdì 14 agosto GALLIO Sabato 15 agosto FOZA Domenica 16 agosto ROTZO Sabato 22 agosto FOZA
BEL COLPO RAGAZZI! SEMPLICE MA EFFICACE. BRAVI👍🤝
Nn sapevo che a Foza ci fosse......! Verrò volentieri grazie per l’ info
É A NOSSA ORIGEM. O BISA DOMÊNICO E SUA FAMÍLIA CRIAVAM OVELHAS, COMERCIALIZAVA LÃ, E LENHA...
Obrigada 🙏 muito lindo!