Su Zurfuru Mine Ass. Culturale

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Su Zurfuru Mine  Ass. Culturale l’Associazione Culturale "Su Zurfuru Mine" con sede in Fluminimaggiore (CI) Sardegna. Nasce dalla Pas

L'ULTIMO RESPIRO Vincenzo Arrius - 9 0ttobre 1914… Il fragore della laveria non concedeva tregua, mai. Era un battito di...
13/10/2026

L'ULTIMO RESPIRO
Vincenzo Arrius - 9 0ttobre 1914

… Il fragore della laveria non concedeva tregua, mai.
Era un battito di roccia e ferro macinato, il lamento continuo dell’acqua fangosa che precipitava nei canali di legno e il rotolio greve dei trommel cilindrici, colossi d'acciaio forato che inghiottivano la roccia e la separavano col respiro aspro della galena e della blenda.
A Su Zurfuru l’aria sapeva di ruggine, grasso e reagenti chimici.
Salvatore Ghiarru aveva ventitré anni ma le mani già segnate dai tagli del minerale.
Era l’ingrassatore: conosceva ogni bronzina, ogni cigolio, l'alito caldo di ogni trasmissione che correva lungo le pareti di pietra della laveria.
Quel venerdì d'autunno, poco dopo le tre del pomeriggio, l'odore cambiò.
Non era la solita scia d'olio bruciato: era cuoio strappato.
Salvatore vide la grossa cinghia sb****re a vuoto contro la carcassa di legno del vaglio.
L’attacco della grappa metallica aveva ceduto, sfilacciandosi come stoppa secca.
Fermare la motrice idraulica avrebbe significato paralizzare l'intera linea, attirarsi le bestemmie del capo-servizio Cabiddu e perdere il turno di macinazione, si riparava al volo, come sempre.

«Bissenti!» gridò Salvatore sopra il rombo sordo dei macchinari.

«Monta sul palchetto, dammi una mano!»

Vincenzo Arrius si asciugò la fronte con la manica della camicia da lavoro.
Diciassette anni appena compiuti, le spalle ancora strette di chi a Fluminimaggiore non aveva ancora finito di crescere ma già vendeva i polmoni alla miniera.
Era sveglio Vincenzo, agile come una lepre e aveva già aiutato Salvatore altre volte; sapeva dove mettere i piedi sui tavolati bagnati e le mani.

«Accorcio d'un dito la cinghia e la giuntiamo» disse Salvatore tagliando il cuoio slabbrato col suo serramanico.

«Tu sali al palchetto. Come l'altra volta: prendi il capo, lo passi sopra l'albero e lo tieni lento finché non metto la grappa.»

Vincenzo annuì senza fiatare. Salì i gradini ripidi della scaletta di legno, sentendo sotto le suole la vibrazione cieca dell'impianto. In alto, a quattro metri da terra, la laveria era un forno soffocante di polvere e vapore. L'albero motore girava a centoquaranta giri al minuto, una barra d'acciaio lucida di sessantacinque millimetri che tagliava l'aria a meno di un metro dal palchetto, a soli quarantasette centimetri dal muro n**o. Salvatore tese il capo rigido del cuoio verso l’alto attraverso il vano aperto tra le tavole. Vincenzo si sporse, piegando il busto giovane verso il vuoto, e afferrò la striscia scura. I suoi occhi cercarono quelli dell'ingrassatore per una frazione di secondo, poi si voltò verso l'albero in corsa, un vortice lucente che inghiottiva la luce fioca che filtrava dalle finestre impolverate. Nessuno seppe mai cosa accadde in quell’istante di secondo.
Forse un lembo della manica intrisa d’olio sfiorò la rotazione; forse la cinghia ruvida tirata con troppa foga, o forse il piede di Vincenzo scivolò sul tavolato viscido.
Non ci fu il tempo per una bestemmia. Ci fu soltanto un urlo lacerante, un grido acuto che squarciò il rumore delle celle flottanti, seguito da un tonfo sordo.
La cinghia non scivolò: agganciò l'albero motore coi suoi centoquaranta giri, non rallentò nemmeno di una frazione. In un batter d'occhio avvolse il cuoio, e col cuoio risucchiò il ragazzo travolgendolo.
«Fermate la ruota! Bloccate l'acqua!» urlò Salvatore, col cuore che gli saliva in gola mentre le mani tremanti cercavano le leve della motrice.
Il silenzio che calò nella laveria quando l'impianto si fermò non diede pace, ma un'immagine d'orrore. Si sentiva solo il gocciolio denso della melma e il respiro spezzato di Salvatore che saliva la scaletta a quattro a quattro, col terrore nelle vene.
Vincenzo era lassù. La cinghia lo teneva ancora stretto in una morsa d'acciaio e cuoio, quasi a non volerlo restituire. Il torace era schiacciato, le vesti strappate, ma gli occhi erano aperti, sbarrati verso il tetto a capriate della laveria, a cercare una fessura di cielo sopra Su Zurfuru.
Lo calarono piano, tra le mani mute dei minatori accorsi a frotte.
Gli sciacquarono il viso con l'acqua fredda, gli fasciarono le ferite con le pezze pulite dell'infermeria. Qualcuno corse a cercare l'automobile della Società di Pertusola, un lusso a quattro ruote che odorava di benzina e fumo, usata solo per le urgenze supreme dei padroni o per portare via chi non poteva più servire. La strada sterrata verso l'ospedale di Ingurtosu parve infinita, un calvario di scossoni tra le gole scoscese e i boschi. Vincenzo rimase aggrappato alla vita con l'ostinazione disperata dei suoi diciassette anni. Lottò contro ogni curva mentre il sole d'ottobre calava dietro le dune e il mare lontano di Piscinas si tingeva di tramonto.
Resistette quattro ore e mezza.
Alle venti di sera, nelle corsie fredde di Ingurtosu, l’ultimo respiro di Vincenzo Arrius abbandonò il petto, lasciando dietro di sé il silenzio e una madre a Fluminimaggiore che ancora aspettava il passo del figlio sulla via del ritorno.
Il giorno dopo, l'ingegnere Testa del Regio Corpo delle Miniere salì a Su Zurfuru con il taccuino di tela nera e il calibro d'ottone.
Misurò con precisione chirurgica: sessantacinque millimetri di diametro, centoquaranta giri al minuto, ottantatré centimetri dal palchetto. Annotò tutto con grafia ordinata, posò la penna e sigillò la tragedia dentro la fredda geometria di un verbale amministrativo.

9 Ottobre 1914 - Vincenzo Arrius, di Francesco – 17 Anni – di Fluminimaggiore

SENZA RIPRENDERE I SENSI(Giuseppe Carta – Scanu, di Buggerru, 23 anni)… Il maestrale risaliva la gola della miniera Su Z...
11/10/2026

SENZA RIPRENDERE I SENSI
(Giuseppe Carta – Scanu, di Buggerru, 23 anni)

… Il maestrale risaliva la gola della miniera Su Zurfuru con la precisione di una lama bagnata.
Nella notte tra l’otto e il nove dicembre del 1927 non c’era luna: solo il respiro cupo della valle, l’odore di terra spaccata e il fischio del carburo che bruciava nelle lampade a fiamma viva.
Giuseppe aveva ventitré anni e le mani già indurite dalle vene di piombo e zinco, portava una camicia di panno grezzo e una giacca consunta che non bastava a fermare il gelo delle montagne di Fluminimaggiore. Davanti a lui, contro la parete di roccia viva alta tre metri e mezzo, il compagno Raimondo sputava polvere scura e imprecava sottovoce per scaldarsi le dita.
La Società di Pertusola aveva fretta.
I vagoni carichi di minerale dovevano correre veloci verso la laveria, e per far passare le rotaie della nuova Décauville bisognava sventrare la mezza costa, metro su metro, prima a cielo aperto e poi dentro il buio della galleria.
«Spingi il palanchino più a fondo Peppino,» disse Raimondo posando il tallone sul ciglio instabile dello scavo.
«Se non scalziamo questo masso prima delle due, quelli del turno dopo ci troveranno ancora a ba***re il ferro a vuoto.»
Le mine brillate a mezzanotte avevano squarciato il calcare, lasciando un dente di roccia sospeso sul vuoto, in bilico sopra la china di detriti. I due uomini infilarono la punta del palanchino d'acciaio nella fenditura, dovevano farlo cadere.
Il ferro strideva contro la pietra con un suono secco, metallico, che rimbalzava nel silenzio della vallata. Giuseppe mise tutto il peso del suo corpo giovane dietro le spalle di Raimondo.
Aveva i piedi piantati nel pietrisco umido, i muscoli del collo tirati come corde di canapa. Spingevano all’unisono, a strappi, col fiato corto che si condensava in piccole nuvole bianche davanti alla fiammella della lampada.
Poi la roccia cedette di colpo.
Non ci fu il tempo per un grido o un passo indietro. Il blocco si staccò con un tonfo sordo, risucchiando il terreno sotto le loro suole. Il palanchino schizzò via nel buio e la gravità li afferrò insieme, un groviglio di braccia, scarponi chiodati e polvere.
Raimondo ruzzolò lungo il primo tratto della discarica, aggrappandosi con le unghie alla terra bagnata fino a fermarsi con le tibie scorticate e il petto a terra.
Ma Giuseppe gli era caduto addosso, sbalzato dallo slancio, superò le spalle del compagno in un arco cieco, fece un capitombolo nella scarpata e piombò all'indietro contro un blocco di roccia squadrato, restando immobile.
Il silenzio tornò all'istante, rotto solo dallo scivolare lento dei sassi rimasti in bilico.
«Peppi...»
chiamò Raimondo, tossendo nella polvere con le ginocchia che gli bruciavano.
«Peppinu!»
Nessuna risposta.
La lampada a carburo di Giuseppe si era spenta nel tonfo; quella di Raimondo, rimasta qualche metro più in alto, gettava un cono giallo fioco sui detriti.
Trascinandosi a quattro zampe tra i rottami taglienti, Raimondo raggiunse il corpo supino del compagno.
Giuseppe giaceva con la testa rovesciata contro la pietra.
Un rivolo scuro gli colava fitto da dietro la nuca, allargandosi sul calcare freddo.
Gli occhi erano semichiusi, vacui, privi di sguardo.
«Antoni ! curri, curri, beni de pressi!»
gridò Raimondo verso l’imbocco della galleria poco distante, con la voce rotta che si perdeva nella valle.
Antoni arrivò di corsa con la sua lampada oscillante, seguito a breve distanza dal capo-sciolta Antoni Massa, richiamato dai lavori sotterranei dal richiamo disperato degli operai.
«Madonna mia,» mormorarono tutti chinandosi sul ragazzo, premendogli la giacca di fustagno sotto l'occipite insanguinato.
«Respira ancora, ma è svenuto. Non sente niente.»
Lo caricarono su una barella di fortuna improvvisata con tavole d'armatura, mentre il vento di dicembre sferzava il costone.
La miniera di Su Zurfuru si fermò solo per il tempo di far risuonare la manovella del telefono nella stanza della Direzione: il Direttore allertava l'ingegner Leone e disponeva l'autoambulanza per la strada sterrata che scendeva verso Iglesias.
Nelle stanze riscaldate dell'Ospedale della Vieille Montagne, i medici registrarono quaranta giorni di prognosi: commozione cerebrale, ferite lacero-contuse, contusioni al torace.
Ma Giuseppe non vide mai quelle carte scritte con l'inchiostro fine.
Rimase immobile nel letto bianco dell'infermeria per tutta la notte, mentre il giorno nove scivolava nel dieci e i funzionari del Distretto redigevano i verbali negli uffici caldi della Direzione, raccogliendo il segno di croce di Raimondo che non sapeva scrivere il proprio nome.
Quando gli ispettori si recarono all'ospedale per avere notizie sull'accaduto, appresero che
alle sei del mattino del dieci dicembre, mentre il sole freddo cominciava a toccare le vette dell'Iglesiente, il respiro sottile di Giuseppe si spense definitivamente, senza che avesse mai riaperto gli occhi sulla terra.

Giuseppe Carta – Scanu era di Buggerru, aveva solo 23 anni

🎉 𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒊𝒆𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂𝒓𝒆 che il sito minerario 𝐒𝐮 𝐙𝐮𝐫𝐟𝐮𝐫𝐮 𝒆̀ 𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒂 𝒇𝒂𝒓 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂  ERIH - European...
19/08/2026

🎉 𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒍𝒊𝒆𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒖𝒏𝒊𝒄𝒂𝒓𝒆 che il sito minerario 𝐒𝐮 𝐙𝐮𝐫𝐟𝐮𝐫𝐮 𝒆̀ 𝒖𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒂 𝒇𝒂𝒓 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 ERIH - European Route of Industrial Heritage, la principale rete europea dedicata alla valorizzazione del patrimonio industriale!!

📌L’adesione avviene con una 𝐝𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐞𝐧𝐳𝐚:
• 𝑺𝒖 𝒁𝒖𝒓𝒇𝒖𝒓𝒖 𝒆̀ 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒊𝒕𝒐 𝒊𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒅𝒖𝒂𝒍𝒆;
• 𝑺𝒖 𝒁𝒖𝒓𝒇𝒖𝒓𝒖 𝒇𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑴𝒊𝒏𝒊𝒏𝒈 𝑹𝒐𝒖𝒕𝒆 𝒐𝒇 𝑺𝒐𝒖𝒕𝒉‑𝑾𝒆𝒔𝒕𝒆𝒓𝒏 𝑺𝒂𝒓𝒅𝒊𝒏𝒊𝒂, il percorso coordinato dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, anch’esso membro ERIH.

All’interno della Route, solo alcuni siti sono membri ERIH individuali — tra cui Su Zurfuru e il MUSEO DEL CARBONE - GRANDE MINIERA DI SERBARIU (Anchor Point) — mentre tutti gli altri siti minerari del territorio sono rappresentati dal 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐆𝐞𝐨𝐦𝐢𝐧𝐞𝐫𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐫𝐝𝐞𝐠𝐧𝐚.

🛠️Questo doppio riconoscimento valorizza la storia mineraria di Su Zurfuru e rafforza il nostro impegno nella , nella e nella 𝙙𝙚𝙡 𝙥𝙖𝙩𝙧𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙞𝙣𝙙𝙪𝙨𝙩𝙧𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙎𝙖𝙧𝙙𝙚𝙜𝙣𝙖.

🌍Entrare in 𝐄𝐑𝐈𝐇 significa far parte di una rete che 𝒖𝒏𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒍𝒖𝒐𝒈𝒉𝒊, 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒆𝒕𝒆𝒏𝒛𝒆 𝒆 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀: un sistema in cui 𝑶𝑮𝑵𝑰 𝑺𝑰𝑻𝑶 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒊𝒃𝒖𝒊𝒔𝒄𝒆 𝒂 𝒓𝒂𝒄𝒄𝒐𝒏𝒕𝒂𝒓𝒆, 𝒊𝒏 𝒎𝒐𝒅𝒐 𝒄𝒐𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒕𝒐 𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒅𝒊𝒗𝒊𝒔𝒐, 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒎𝒊𝒏𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐!

🤝𝑅𝑖𝑛𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎𝑚𝑜 𝐸𝑅𝐼𝐻 𝑝𝑒𝑟 𝑙’𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑎𝑙𝑒, che sarà esposto presso il sito.

🌟𝑈𝑛 𝑟𝑖𝑛𝑔𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎𝑟𝑒 𝑣𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑙 𝑃𝑎𝑟𝑐𝑜 𝐺𝑒𝑜𝑚𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑆𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑜 𝑒 𝐴𝑚𝑏𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑆𝑎𝑟𝑑𝑒𝑔𝑛𝑎; ci congratuliamo inoltre, 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖 𝑠𝑖𝑡𝑖 𝑚𝑖𝑛𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑚𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜.

🔗Per chi desidera approfondire, il alla pagina del sito web dedicata a Su Zurfuru è disponibile nel primo commento.

Carissima Dottoressa Celestina Sanna:A nome dell'Associazione Su Zurfuru mine e del Museo della Cultura mineraria, desid...
06/07/2026

Carissima Dottoressa Celestina Sanna:
A nome dell'Associazione Su Zurfuru mine e del Museo della Cultura mineraria, desideriamo esprimerLe il nostro più sentito ringraziamento per la generosa donazione che ha voluto destinare alla nostra Istituzione.
Il Suo prezioso contributo rappresenta un importante sostegno per la tutela, la valorizzazione e la conservazione del patrimonio storico, culturale e minerario che il Museo custodisce.
Grazie alla Sua sensibilità e al Suo gesto di generosità, potremo continuare a promuovere iniziative dedicate alla ricerca, alla conservazione delle collezioni, alla divulgazione della storia mineraria e all'accoglienza dei visitatori, contribuendo a tramandare alle future generazioni la memoria del lavoro e delle comunità minerarie. Con viva riconoscenza, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti e l'auspicio di poterLa accogliere presto presso il Museo Minerario per condividere i risultati resi possibili anche grazie al Suo sostegno.
Un vivo e doveroso ringraziamento alla Dottoressa Daniela Aretino Dessì, da sempre nostra grande sostenitrice, che si è impegnata nell'operazione.
Con gratitudine.
SU ZURFURU MINE APS

L’Associazione Culturale Su Zurfuru Mine esprime le più sentite e sincere condoglianze al nostro caro socio Roberto Came...
28/03/2026

L’Associazione Culturale Su Zurfuru Mine esprime le più sentite e sincere condoglianze al nostro caro socio Roberto Camedda, per la perdita della sua amata .

In questo momento di grande dolore, ci stringiamo con affetto a lui e alla sua famiglia, condividendo il loro lutto con rispetto e vicinanza.

Un abbraccio forte da parte di tutti noi ❤️.

📌Venerdì 30 Gennaio presso il Teatro del Respiro a Fluminimaggiore dalle ore 17.00 presentazione del Libro " Nero Silent...
27/01/2026

📌
Venerdì 30 Gennaio presso il Teatro del Respiro a Fluminimaggiore dalle ore 17.00 presentazione del Libro " Nero Silente " Architettura e paesaggio Minerario del Sulcis Iglesiente e Fluminese. Siete tutti invitati. ⚒️

📌Da tutti noi, di Su Zurfuru Mine APS vi giungano i migliori Auguri per un 2026 ricco di Serenità, Pace e Salute⚒️💫
31/12/2025

📌
Da tutti noi, di Su Zurfuru Mine APS vi giungano i migliori Auguri per un 2026 ricco di Serenità, Pace e Salute⚒️💫

Vi Giungano i Migliori Auguri per un Sereno Natale pieno di Pace e Salute...... 🎄❤️🎅️❄️☃️⚒️⚒️⚒️💫
24/12/2025

Vi Giungano i Migliori Auguri per un Sereno Natale pieno di Pace e Salute...... 🎄❤️🎅️❄️☃️⚒️⚒️⚒️💫

15/12/2025

Ci Ha Lasciato Piero Massa, un Signore d'altri tempi. Alla Famiglia e tutti i suoi cari giungano le più sentite condoglianze 😭

MUSEO DELLA MEMORIA MINERARIA - SU ZURFURU -SARDEGNA VERDE - Domenica alle 13.30 su Videolina.
13/12/2025

MUSEO DELLA MEMORIA MINERARIA - SU ZURFURU -
SARDEGNA VERDE - Domenica alle 13.30 su Videolina.

Indirizzo

SS 126 Km 60, 800 1 Km Da Fluminimaggiore
Fluminimaggiore
09010

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 17:00
Martedì 09:30 - 17:00
Mercoledì 09:30 - 17:00
Giovedì 09:30 - 17:00
Venerdì 09:30 - 17:00
Sabato 09:30 - 17:00
Domenica 09:30 - 17:00

Telefono

3400001995

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