Museo Privato della Prima Guerra Mondiale

Museo Privato della Prima Guerra Mondiale In questo "museo" privato vi sono reperti che ho trovato al confine della provincia di Belluno e quella di Trento dove si è combattuto dal 1915 al 1917.E' in via Bramante 16 Sambuca val di Pesa (fi) per informazioni; TEL. 0558071176 LORENZO MARI
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Museo Privato della Prima Guerra Mondiale. Comprende reperti anche della guerra Franco-Prussiana, Guerre di Indipendenza e Seconda Guerra Mondiale. Situato nella provincia di Firenze, nacque nove anni or sono dalla passione di un bambino di 8 anni. Adesso quel "bambino" ne ha 17 e prosegue l'opera, gestendo i 60 mq del Museo Privato.

Normali funzionamento

Evgeny Stepanovich Kobytev: il viso di un Soldato dopo quattro anni di Guerra 1941-1945
03/06/2021
Evgeny Stepanovich Kobytev: il viso di un Soldato dopo quattro anni di Guerra 1941-1945

Evgeny Stepanovich Kobytev: il viso di un Soldato dopo quattro anni di Guerra 1941-1945

Queste due immagini sono mostrate fianco a fianco in un museo dedicato ad Andrei Pozdeev, artista russo vissuto durante il '900. La didascalia recita: "(a sinistra) l'artista Eugeny Stepanovich Kobytev il giorno in cui andò al fronte nel 1941. (a destra) nel 1945, quando tornò". L'immagine rappres...

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26/03/2021

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Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi.

In questa straordinaria Fotografia due giovani Soldati indossano un'uniforme Italiana molto particolare durante la Prima Guerra Mondiale. Appartennero a un Corpo scelto eccezionale: i "Fanti di Marina", gli "Arditi del Mare", ovvero i "Raiders of the Navy" (come rispettosamente denominati dagli Alleati) che a fine conflitto, nel 1919, confluirono nella "Fanteria di Marina, San Marco", di stanza a Venezia. Combatterono ferocemente sul Piave nel 1918.

Nel 1915 venne, infatti, costituita in via non ufficiale la "Brigata Marina", un corpo composto da un reggimento di tre battaglioni di fucilieri (poi aumentati a cinque), e da un'unità di artiglieria. La Brigata non era costituita ufficialmente, per cui non era dotata di bandiera di combattimento. Già nel giugno di quell'anno una compagnia di marina teneva la città di Grado, mentre il "Gruppo Amalfi" (255 uomini scelti tra i superstiti dell'incrociatore Amalfi, affondato da un sommergibile austriaco il 7 luglio 1915) affiancava bersaglieri e fanteria dell'XI Corpo d'armata schierato sul Carso.

Nell'ottobre 1915 fu costituito il primo nucleo delle rinnovate forze di Marina, un gruppo di 100 pezzi d'artiglieria di calibro misto chiamato "Raggruppamento Artiglieria Marina", e facente parte formalmente del VII Corpo d'armata. Durante la prima guerra mondiale, le truppe a Grado vennero rinforzate nel 1916 a mille uomini, costituendo 4 reparti che avrebbero dovuto rilevare i reparti dell'Esercito e della Guardia di Finanza richiamati al fronte. Il 5 novembre 1917, dopo Caporetto, la Marina costituì una compagnia di fucilieri di marina per controllare Cortellazzo, la laguna veneta e Venezia.

La Brigata fu impegnata nella difesa di Venezia, città che subì diversi attacchi dagli austriaci con assalti via mare e via terra. Vista l'importanza strategica della città, e il grande pericolo che correva, vennero raccolti alla difesa tutti i marinai distaccati nella zona di Venezia, per costituire una brigata di fucilieri di marina, che mantenne il nome di "Brigata Marina". Tre battaglioni di fucilieri (Monfalcone, Grado e Caorle) ed uno di artiglieria vennero raccolti in un reggimento, che si trovò subito ad essere impegnato in battaglia.

Dopo i primi scontri sostenuti dal Monfalcone, un quarto battaglione venne aggregato al reggimento, composto da marinai provenienti da Messina e La Spezia, col nome di "Golametto".
In questa occasione l'addestramento dei fucilieri, per quanto sinora svolto solo in via informale dopo lo scioglimento del reparto ufficiale, si rivelò provvidenziale e i soldati italiani ricacciarono più volte in mare i determinati soldati austriaci.

Combatté anche sul fronte del Piave, come Reggimento Marinai sul Piave.
Tra il 1917 e il 1918, sul Piave, il reggimento subì numerose perdite: 384 caduti e più di 1.500 feriti e mutilati. Il coraggio e la forza degli uomini impiegati in quelle battaglie però divenne leggendario, poiché il reggimento non ebbe alcun prigioniero né dispersi, e al contrario riuscì a catturare 1268 soldati nemici.

Queste eroiche imprese vennero coronate da 584 ricompense al valore militare agli uomini del reggimento, da una croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia e da una Medaglia d'Argento alla Bandiera, 42 promozioni per meriti e da 19 citazioni in Bollettini del Comando Supremo.
Dal 9 aprile 1918 il Monfalcone, reintitolato ad Andrea Bafile, prima medaglia d'oro del reggimento, venne dislocato sul Piave insieme ad un altro battaglione, il quinto, denominato Battaglione Navi.

Con la fine del conflitto, vennero riconosciuti i meriti della Brigata Marina, che nel 1918 ricevette finalmente la bandiera di combattimento. A partire dal 17 marzo 1919, con decreto di Vittorio Emanuele III di Savoia la Brigata fu costituita come Reparto di Fanteria di Marina. Venezia, memore del valore mostrato da quegli uomini nel proprio territorio, su volontà del sindaco Filippo Grimani donò al reparto il nome di San Marco (dal 25 marzo 1919), patrono della città, ed il proprio stemma, il leone alato (dall'aprile successivo). Nacque così ufficialmente il San Marco. Con queste parole si relazionò al re l'udienza con la quale avvenne con decreto la nascita del Reggimento:

La bandiera di guerra del Reggimento San Marco conservata a Palazzo Marina a Roma
«Ministero della marina, Relazione a S.M. del 17 marzo 1919.
Allorquando, alla fine dell'anno 1917, la minaccia nemica tragicamente incombeva su Venezia, un battaglione di marinai, rapidamente costituito coi reparti che ebbero già a presidiare le città di Grado e di Monfalcone, accorse alla difesa del basso Piave.
Ben presto il battaglione, per incessanti profferte volontarie di capi e gregari, divenne reggimento e come tale ha scritta la sua pagina di storia gloriosa arrossando col migliore sangue gli acquitrini che vanno da capo Sile a Cortellazzo.
Sire.!
è storia di ieri, ma scritta con caratteri d'oro, il modo superbo con cui il reggimento marina ebbe a opporre un argine alla tracotanza avversaria superando ostacoli che parevano insormontabili tra i più grandi disagi di un terreno, dove, all'insidia del nemico, si aggiungeva quella della natura.
Sire!
Venezia "sempre memore" ha voluto e chiesto a mezzo del primo magistrato, che al fatidici nome di "San Marco" si intitolasse il Reggimento Marina, consacrando così il suo sentimento d'amore e di riconoscenza verso gli eroi che hanno protetto, colla sua esistenza, la sua bellezza immortale.
Sire!
A tale voto non ho potuto a meno di aderire e perciò che, sicuro di interpretare anche i sentimenti dell'animo della maestà vostra, sottopongo alla sua augusta firma, l'unito decreto che varrà a tramandare alla storia con il nome "San Marco" il Reggimento Marina.

Firmato: Ammiraglio Alberto Del Bono

per copia conforme
il capo dell'Uff. Leggi e Decreti Bozzi»

Nell'immediato dopoguerra (1951) i Fucilieri di Marina vennero riuniti ai neocostituiti Lagunari nell'unità interforze Esercito-Marina denominata Settore Forze Lagunari, e stanziati a Villa Vicentina, presso Udine. Il Settore Forze Lagunari era composto da due battaglioni, il Piave e il Marghera: i "marò" del San Marco costituivano la compagnia anfibia, i lagunari dell'esercito la compagnia autoportata. Nel novembre dello stesso anno l'unità fu di nuovo in prima linea, questa volta in una missione di pace: gli uomini del San Marco furono tra i primi a prestare soccorso agli alluvionati del Polesine.
Nel 1956 il Battaglione San Marco venne sciolto. La componente dell'esercito a partire dal 1º luglio 1957 venne riorganizzata nel Battaglione Isonzo, un'unità meccanizzata (di cui un gruppo su tre anfibio) unita dopo soli due mesi nel Raggruppamento Lagunare con i battaglioni anfibi Marghera e Piave. Dal primo luglio dell'anno successivo il raggruppamento divenne Reparto Lagunare Appoggio, gettando le basi per la prossima costituzione del Reggimento Lagunari Serenissima.

PER NON DIMENTICARE

Foto ritrae i mitici "Fanti del Mare" durante la Grande Guerra
Si ringrazia Giovanni Mondì per la preziosa segnalazione e collaborazione

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26/03/2021

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Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi.

In questa straordinaria Fotografia, un Soldato Francese, reduce della Grande Guerra, veterano del 151° Reggimento Fanteria, indossa la sua vecchia e storica uniforme e le medaglie ricevute durante la Grande Guerra, specialmente sul Verdun. La prima medaglia a sinistra (nastrino giallo) è la Médaille Militaire
per atti di coraggio in azione contro il nemico. E' ritenuta di valore particolare, perfino superiore alla Legion d'onore. Foto del 1976.

A proposito di reduci della Grande Guerra...

In Australia, all'età di 110 anni, nel 2011 è morto l'ultimo veterano della Prima guerra mondiale, il britannico Claude Choules. L'ex combattente si è spento nella sua abitazione a Perth, come riferito dalla tv australiana. Ormai cieco e quasi completamente sordo, «Chuckles», com'era soprannominato, aveva mentito sulla sua età per arruolarsi a soli 15 anni nella Royal Navy. Era il 1916 e due anni dopo avrebbe assistito alla storica resa della flotta navale tedesca. Quindi emigrò in Australia, dove entrò nella Marina e prese parte anche alla Seconda guerra mondiale.
«La sua morte segna la fine di un capitolo molto importante della storia mondiale», ha commentato il premier australiano, Julia Gillard. «Choules era l'ultimo collegamento a coloro che servirono nella Grande Guerra. Dobbiamo fare in modo, ora più che mai, che il contributo di chi combatté nel Primo conflitto mondiale non sia mai dimenticato».
"Chuckles" era l'ultimo superstite conosciuto dei circa 70 milioni di soldati mobilitati nella Grande Guerra. Un altro veterano, l'americano Frank Buckles, morì nel Febbraio 2010, mentre l'ultimo combattente nelle trincee della Prima guerra mondiale, il britannico Harry Patch, si spense all'età di 111 anni nel luglio 2009.
Choules aveva pubblicato nel 2009 un libro autobiografico, «The last of the Last». «Detestava la guerra», ha raccontato il figlio Adrian. «Ed era solito ripetere che sono le decisioni dei vecchi a mandare i giovani in guerra».

In Italia invece...

Delfino Edmondo Borroni (Turago Bordone, 23 agosto 1898 – Castano Primo, 26 ottobre 2008) è stato un militare e supercentenario italiano, che servì come bersagliere nel Regio Esercito fino al grado di caporale e fu, dal 27 giugno 2008 fino alla sua morte, l’ultimo reduce italiano della prima guerra mondiale.
Nato nel 1898 a Turago Bordone — oggi comune di Giussago — nel Pavese, Delfino Borroni intraprese ancora giovanissimo la professione di meccanico.
Fu coscritto nel gennaio 1917 e assegnato al 6º Reggimento Bersaglieri, con cui combatté sul Pasubio e in Valsugana. Ferito a Caporetto, cadde prigioniero e fu costretto a scavare trincee sino alla fuga avvenuta grazie alla distrazione di un ufficiale di sorveglianza rumeno dell'esercito austro-ungarico.
Da civile, oltre al mestiere di meccanico, fu anche tramviere a Milano. In tale veste fu l'ultimo conducente dei tram a vapore Herschel denominati in milanese Gamba de legn (Gamba di legno), cessati dal servizio nel 1958.

All'inizio del 2008, a 109 anni compiuti, Borroni era uno dei tre cavalieri di Vittorio Veneto ancora viventi; nel corso dell'anno morirono Lazzaro Ponticelli (12 marzo) e Francesco Domenico Chiarello (27 giugno), lasciandolo quindi ultimo reduce in Italia della prima guerra mondiale.
Da tempo ospite di una casa di riposo a Castano Primo (comune in cui risiedeva fin da quando si era sposato), ivi morì il 26 ottobre 2008 a 110 anni e 74 giorni; al momento della morte era la persona più longeva d'Italia e l'undicesima più longeva al mondo. La sua morte ha significato anche la messa in quiescenza de facto e la temporanea dismissione dell'Ordine di Vittorio Veneto, non essendovi in Italia più né insigniti né insignibili di tale onorificenza.

PER NON DIMENTICARE

Foto Archivio Storico Bibliothèque Nationale de France
Si ringrazia Primo Bosio per la preziosa segnalazione e collaborazione

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10/02/2021

Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi. Giuseppe Ungaretti

San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato

Giuseppe Ungaretti

PER NON DIMENTICARE

Foto Archivio Storico ritrae l'immortale Giuseppe Ungaretti, con l'uniforme del 19° Fanteria Brigata Brescia, durante la Grande Guerra.

Ungaretti partecipò attivamente alla campagna interventista, arruolandosi in seguito nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata "Brescia", quando, il 24 maggio del 1915, l'Italia entrò in guerra.
A seguito delle battaglie sul Carso, cominciò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte dall'amico Ettore Serra (un giovane ufficiale) e stampate, in 80 copie, presso una tipografia di Udine nel 1916, con il titolo Il porto sepolto. Collaborava a quel tempo anche al giornale di trincea Sempre Avanti. Il 26 gennaio del 1917, a Santa Maria la Longa, in provincia di Udine, scrisse la nota poesia Mattina.
Nella primavera del 1918, il reggimento al quale apparteneva Ungaretti si recò a combattere in Francia, nella zona di Champagne, con il II Corpo d'armata italiano del generale Alberico Albricci.

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Il Soldato Dimenticato  di Claudio Restelli
30/01/2021

Il Soldato Dimenticato di Claudio Restelli

Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Eroi. Cesare Battisti.

In questa straordinaria, spettacolare e rarissima Fotografia, Cesare Battisti in Vallarsa durante la preparazione dell’attacco al Monte C***o. Luglio 1916

Gli avvenimenti che portarono alla cattura del tenente Cesare Battisti sono collegati direttamente alla Strafexpedition austriaca (15 maggio-18 giugno 1916) ed al contrattacco italiano del mese di luglio.
Nel basso Trentino, settore della Vallarsa, la linea del fronte andava, il 15 maggio 1916, dalle prime case di Rovereto al passo Coe, sopra Folgaria, proseguiva poi sull'Altipiano d'Asiago verso il monte Maronia, le Lastebasse, il passo Vezzena, per poi scendere in Valsugana.
Il Pasubio, il monte Zugna, il monte Trappola, il monte C***o erano saldamente in mano italiana.
Alla fine di maggio, la Strafexpedition si arrestò in Vallarsa contro due formidabili puntelli: passo Buole, alle spalle del monte Zugna, che divenne il "passo della morte" per i battaglioni austriaci, ed il Pasubio, che almeno in parte rimase italiano.

Terminata la spinta austriaca, in luglio la 1° Armata italiana iniziava la controffensiva; il battaglione alpino Vicenza, risalendo lungo la rotabile della Vallarsa, riconquistava i paesi di Cumerlotti, Aste, Anghebeni, ma si doveva fermare contro le difese nemiche del monte Trappola e del monte C***o, ad ovest del Pasubio.

Cesare Battisti, cittadino austriaco e già deputato di Trento alla Camera di Vienna, irredentista, si era arruolato il 29 maggio 1915 nell’esercito italiano, allorquando il Ministro della Guerra Paolo Morrone ne aveva aperto i ranghi anche agli irredentisti.
Il 7 giugno 1916 Battisti aveva raggiunto il battaglione Vicenza e, al comando di una compagnia, si era portato a Cima Levante, seconda linea alle spalle del passo Buole, pronto ad intervenire nel caso di sfondamento nemico.
Il 5 luglio il Vicenza aveva attaccato e conquistato il monte Trappola, arrivando fin sotto il monte C***o; si era poi attestato sulle posizioni raggiunte per le gravi perdite inflitte dall'avversario.
L'avanzata italiana lungo la Vallarsa aveva subito un arresto, essendo impossibile proseguire con quel bastione naturale, irto di cannoni e mitragliatrici.

Per il comando italiano di settore, il C***o andava preso da settentrione, rompendo la difesa austriaca in una selletta vicino alla quota 1801 del monte Testo, austriaco; quindi l'azione del Vicenza doveva proseguire verso la cima del monte C***o (quota 1765), mentre a sbaragliare le difese della quota 1801 pensavano i rincalzi.

All'una di notte del 10 luglio 1916, gli alpini attaccarono la selletta, un avvicinamento silenzioso permise di arrivare addosso ai difensori di sorpresa, dopo poche fucilate ci fu la resa e gli alpini presero possesso della depressione tra la quota 1801 e la cima del C***o.
L'azione aveva però risvegliato il fronte fino al Pasubio, i rincalzi furono bloccati dai cannoni del Col Santo; per gli attaccanti nascosti dalle tenebre nella selletta, l'alba si preannunciava carica di tristi presagi.
Il comandante del Vicenza decise allora di tentare la conquista del monte C***o e della quota 1801 con le sole forze a disposizione: un pattuglione di 50 uomini contro il C***o, gli altri con Cesare Battisti contro la quota 1801.
L'assalto al C***o ebbe un successo quasi immediato che fruttò la cattura di 34 soldati e diverso materiale, mentre verso la quota 1801, ben più presidiata e con alle spalle le batterie del Col Santo, gli alpini furono inchiodati all'aperto dalle mitragliatrici nemiche che tiravano a filo d'erba dall'alto verso il basso.
Con il sopraggiungere dell'alba, la situazione apparve nella sua gravità: molti morti e molti feriti tra gli alpini, il rientro alle linee di partenza bloccato dal tiro austriaco, alle spalle un burrone fondo una ventina di metri come unica via di ritirata.

Al mattino del 10 luglio, fu un contrattacco nemico in forze a decidere il corso degli eventi: chi tra gli alpini non era gravemente ferito si buttò nel burrone alle spalle, chi non si spezzò le gambe nel salto raggiunse le linee italiane.
Tra questi non c'era Cesare Battisti. La sua sorte rimase misteriosa sino al giorno 12, quando da Innsbruck giunse la notizia, pubblicata sui giornali, che il Battisti era stato catturato e deferito alla corte marziale.

Cesare Battisti venne impiccato nella notte tra il 12 ed il 13 luglio 1916 nel castello del Buon Consiglio di Trento.

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Foto Archivio Storico

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Indirizzo

Via Bramante 16
Florence
50028

Informazione generale

E' privato. Ma se uno desiderasse vederlo ardentemente le in formazioni sono: in questi anni ho raccolto un discreto numero di reperti. Per ulteriori informazioni chiamare 0558071176 Via e-mail : [email protected]

Telefono

3711993406

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Diario del giovane pontederese Gualtiero Del Guerra (9 marzo 1889 - 4 agosto 1951), sottotenente di artiglieria combattente al fronte nel 1915. Annota con precisione situazioni e avvenimenti relativi al periodo giugno-dicembre di quel primo anno di guerra.
Buongiorno, vi segnalo questo interessante evento a Firenze https://www.facebook.com/1888291068097549/posts/2182481228678530/
Sto riproducendo alcune lastre della Grande Guerra. Non conosco l'uso di questo strumento. Qualcuno mi può aiutare? Il soldato potrebbe essere Tedesco? Grazie
Teniamo sempre aggiornato il nostro sito con le diverse sezioni , oggi abbiamo inserito alcune immagini della visita all'incredibile museo storico italiano della guerra di Rovereto . visitato da centinaia di migliaia di persone ogni anno sicuramente una delle realtà più completa a livello storico militare in Italia , e una eccellenza nel mondo .
Armando Diaz, 90 anni fa la sua morte. Un napoletano dimenticato
L’eroe di guerra Nicola Maiorano è ricordato a Palese con targhe e strade, ma la sua tomba risulta misteriosamente scomparsa
Lunedì 18 dicembre ore 19,00 va in onda la con lo speciale Italia Ascolta il Piave per gli auguri natalizi. Su www.Radiovacanze.com La puntata di Natale si chiamerà Auguri dalla trincea. Sarà condotta da Gianluigi e in studio insieme a me ci sarà il colonnello Scrofani. Sono convocati via telefono Leonardo Malatesta Andrea Rebora Massimo neri Agostina D'Alessandro Zecchin colonnello Furio cellati. Vincenzo di guida per la Croce Rossa militare. Sono stati tutti richiamati in servizio la memoria non deve restare indietro.
Per informazioni solo private. Prima radio emissione solo bollettino di guerra . La seconda anche musica. Baule di un militare prima guerra mondiale
In memories of the first war ... from Coldplay