Museo Privato della Prima Guerra Mondiale

Museo Privato della Prima Guerra Mondiale In questo "museo" privato vi sono reperti che ho trovato al confine della provincia di Belluno e quella di Trento dove si è combattuto dal 1915 al 1917.E' in via Bramante 16 Sambuca val di Pesa (fi) per informazioni; TEL. 0558071176 LORENZO MARI
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Museo Privato della Prima Guerra Mondiale. Comprende reperti anche della guerra Franco-Prussiana, Guerre di Indipendenza e Seconda Guerra Mondiale. Situato nella provincia di Firenze, nacque nove anni or sono dalla passione di un bambino di 8 anni. Adesso quel "bambino" ne ha 17 e prosegue l'opera, gestendo i 60 mq del Museo Privato.

Normali funzionamento

Ta Pum
26/11/2020

Ta Pum

Ta Pum sul Monte Nero. Spunta l'alba del 16 giugno, comincia il fuoco l'artiglieria...Monte Rosso, Monte Nero, traditor della vita mia...

Prima Guerra Mondiale
22/11/2020

Prima Guerra Mondiale

LA DODICESIMA BATTAGLIA DELL'ISONZO (LA DISFATTA DI CAPORETTO 1917) ATTRAVERSO GLI OCCHI DEI RAGAZZI DELL '99, I 265.000 18ENNI SCHIERIATI A DIFESA DELLA PATRIA.

«Novantanove, m'han chiamato. m'han chiamato m'han chiamato a militar. e sul fronte m'han mandato. m'han mandato m'han mandato a sparar.

Combattendo tra le bombe. ad un tratto ad un tratto mi fermò. una palla luccicante. nel mio petto nel mio petto penetrò.

Quattro amici lì vicino. mi portaron mi portaron all'ospedal. ed il medico mi disse. non c'è nulla non c'è nulla da sperar.

Croce Rossa Croce Rossa. per favore, per piacer, per carità. date un bacio alla mia mamma. e alla bandiera, alla bandiera tricolor. date un bacio alla mia mamma. e la bandierà tricolor trionferà, trionferà.»

Prima Guerra Mondiale
20/11/2020

Prima Guerra Mondiale

LA DECIMA BATTAGLIA DELL'ISONZO

La Decima Battaglia dell'Isonzo combattuta tra il 12 maggio e il 5 giugno 1917, doveva essere, nei piani di Cadorna, lo scontro che avrebbe permesso all'Italia di gettare le basi per la conquista di Trieste. Per questo motivo venne preparata un'azione in grande stile che prevedeva l'attacco della Terza Armata alla linea Trstelj-Monte Ermada mentre tre corpi d'armata, alla guida del reintegrato generale Capello, avrebbero dovuto conquistare il Monte Santo e il Monte San Gabriele, le alture alle spalle di Gorizia.
Gli Italiani schierarono 430 battaglioni e 3.800 pezzi di artiglieria, l'Austria-Ungheria impiegò 210 battaglioni e 1.400 pezzi di artiglieria. Dopo 2 giorni e mezzo di bombardamenti a tappeto sull'intera linea del fronte da Tolmino fino al Mare Adriatico e dopo un attacco nei pressi di Gorizia, il fronte austro-ungarico venne rotto nella periferia meridionale della città. Gli Italiani riuscirono a conquistare temporaneamente il villaggio di Jamiano, oltre a diverse alture del Carso monfalconese, ma vennero respinti da un contrattacco austriaco partito dalle alture del monte Ermada. Tra Monte Santo e Zagora, a nord di Gorizia, riuscirono a passare l'Isonzo, a costruire tempestivamente una testa di ponte e a difenderla.
La nuova offensiva venne affidata alla 3ª Armata e ad una grande unità di recente costituzione: il Comando della Zona di Gorizia risultante dall'unione dei Corpi d'armata II (zona di Plava), VI (dal Monte Santo al bosco Panovizza) ed VIII (dal Panovizza alla Vertoibizza), con a capo il generale Capello. Il piano d'operazioni prevedeva tre fasi successive: nella prima, un bombardamento generale e prolungato, su tutto il fronte da Tolmino al mare, doveva disorientare gli austriaci ed impedirgli il gioco delle riserve tra il settore carsico e quello goriziano; nella seconda, il Comando doveva attacare la linea difensiva austriaca sull’antemurale carsico, tra Plava e Gorizia, con le successive alture del Monte Cucco di Plava (Kuk), del Monte Vòdice (Vodice), del Monte Santo e del Monte San Gabriele, nonché del sistema collinoso a ridosso di Gorizia; per favorire tale attacco era previsto un contemporaneo diversivo sull’ala sinistra, passando l'Isonzo tra Loga e Bòdres (Bodrež) per costituirvi una testa di ponte. Nella terza fase, infine, sarebbero passate all’attacco le truppe della 3ª Armata: X Corpo d’armata, dal Vipacco a Castagnevizza, XIII, da Castagnevizza a quota 208 sud, presso Bonetti di Doberdò, e VII, da tale quota al mare.
All’alba del 12 maggio del 1917 le artiglierie italiane aprirono il fuoco su tutto il fronte, continuandolo ininterrottamente per due giorni; il mezzogiorno del 14 maggio le fanterie italiane iniziarono l’avanzata sia nella zona di Plava sia in quella di Gorizia. Di primo balzo venne conquistata dalla Brigata Udine la quota 383 (Prižnica) (poi ridenominata tra le due guerre mondiali Poggio Montanari, in memoria del gen. Carlo Montanari), mentre la Brigata Firenze riuscì a raggiungere lo sperone di quota 535 presso il Monte Cucco di Plava e la Avellino, superato lo sbarramento di Sagora (Zagora), occupava parzialmente i fortini di Zagomila, che guadavano la strada del Vòdice. Reparti della Brigata Campobasso, risalite le pendici del Monte Santo, riuscirono ad occuparne la vetta (su cui ormai vi erano solo le rovine del convento) ma a seguito di un contrattacco austriaco nella notte, non venendo sostenute da rinforzi, l'indomani all'alba vennero costrette a ripiegare. A nord-est di Gorizia furono occupate dagli italiani, con aspra lotta, la collina di quota 126 presso l'attuale tiro a segno sopra Grassigna (Grčna) e la quota 174 presso di Tivoli, ma non poterono essere mantenute. Il giorno seguente, le truppe del II Corpo (ossia il generale Pietro Badoglio) seppur contrastate da un'accanita resistenza austriaca, si insediarono definitivamente sulla vetta del Cucco di Plava e sulla sella del Vòdice. Nella notte del 15 maggio reparti della 47a Divisione, forzato il passaggio dell'Isonzo al saliente di Loga, passarono sull'altra sponda costruendovi una testa di ponte e catturandovi quattrocento prigionieri. Nei giorni dal 15 al 21 maggio la lotta proseguì in modo molto accanito.
Gli austriaci contrattaccarono ovunque con grande energia; gli italiani riuscirono comunque e ribatterli e a tenere il Vòdice, con la 53a (gen. Gonzaga) nonché ad allargarsi attorno a Plava con l'occupazione della località di Glòbina (Globna) e Pàglievo (Paljevo); la testa di ponte di Bòdres, avendo adempiuto al proprio compito, venne ritirata la notte del 19 maggio. Il 21 maggio, il Comando Supremo ordinò alla III Armata di iniziare la terza fase dell’offensiva, sull'altopiano carsico che fu iniziata alle ore 16.00 del 23 maggio. Sulla sinistra, il XI Corpo s'impegnava contro le alture ad est del Monte Lupo (Volkovnjak), tenacemente contrastato al centro e sulla destra; il XIII Corpo e il VII, superarono la prima linea austriaca e dilagando a nord la strada tra Castagnevizza e Boscomalo (Hudi Log), aggirarono quest’ultima località, oltrepassarono Lucati (Lukatic) e s'impadronirono di Iamiàno. Nella zona di Monfalcone vennero occupate dagli italiani le quote 92, 77 (Sablici), 58 (Moschenizze), i Bagni ad oriente delle allora officine Adria (presso l'attuale via Timavo) e l'altura di quota 21 (Sant'Antonio, presso le Terme Romane).
La mattina seguente ci furono combattimenti nel saliente di Boscomalo, ove gli austriaci seguitavano ad opporre un'ostinata resistenza; la destra italiana del fronte nel frattempo passando attraverso il Flondar, ed attraversando la linea nemica il 25 maggio, si spinse fino alle pendici dell'Ermada, portando alcuni suoi elementi fino a San Giovanni e Medeazza, catturando oltre 2000 prigionieri. Nel medesimo giorno il saliente di Boscomalo venne anch'esso espugnato dagli italiani, che poterono ottenere qualche vantaggio nel centro del fronte nei pressi di Castagnevizza, che venne raggiunta e poi oltrepassata dalla 4a Divisione il 26 maggio, ma subito persa grazie a una potente controffensiva austriaca di artiglieria. Nella zona tra Castagnevizza e Iamiàno, tra il 26 e il 27 maggio, sanguinosi attacchi e contrattacchi si chiudevano con qualche vantaggio di terreno per le fanterie del XIII Corpo; il VII italiano avanzò sulle alture a ovest di Medeazza e raggiunse lentamente le foci del Timavo. Il 28 maggio, la Brigata Toscana espugnò la quota 28 (Bràtina) a sud del Timavo, tenendola però per poco tempo. Il 29 maggio seguirono piccole azioni di rettifica della linea del fronte.
Ai primi di giugno gli austriaci risposero con un potente contrattacco sull'altopiano carsico; grazie a dei rinforzi fatti pervenire in zona essi già dalla sera del 3 giugno contrattaccarono sulla linea Fàiti - Castagnevizza; nel settore di Castagnevizza la 4a Divisione italiana riuscì a contenere l’attacco, ma nel settore del Fàiti l'attacco austriaco andò a buon fine, ma poi le posizioni vennero riprese dalle Brigate Tevere e Massa Carrara. All'alba del 4 giugno gli austriaci intensificarono il loro sforzi sul resto del fronte fino al mare; se nella parte centrale del fronte il XIII Corpo italiano (gen. Diaz), dopo aver sostituito il 2 giugno il XIII Corpo e la 61a Divisione, riuscì a mantenere le posizioni di Versici (Vršič) e Iamiàno, nella parte destra del fronte gli austriaci sommersero le linee della 20a Divisione italiana raggiunsero a sorpresa i due tunnel (tra il Dosso Giulio e San Giovanni) della ferrovia Trieste – Monfalcone, impadronendosene e catturando numerosi reparti italiani ivi ricoverati, causando così il ripiegamento italiano sulle posizioni di partenza; fu così che rimasero saldamente nelle mani austriache Castagnevizza, l'Ermada e Duino.
I progressi italiani compiuti con sanguinose giornate di battaglia ed ingenti perdite vennero in poche ore annullati. L'unico vantaggio rimasto agli italiani fu il mantenimento del costone Cucco di Plava - Vòdice, dominante sia sull'Isonzo sia sull'altopiano della Bainsizza, ma in parte vanificato dalla mancata conquista del Monte Santo che avrebbe reso loro più sicura l'occupazione di Gorizia.
Gli italiani comunque avevano conservarono q. 363, lungo la dorsale Kuk-Vodice, la regione Fornaza e la linea di Flondar.
Le perdite italiane furono di 13.524 caduti, 73.898 feriti, 24.472 dispersi, contro poco meno di 100.000 caduti (morti, feriti e dispersi) austroungarici.

Focus Storia
11/11/2020

Focus Storia

#accaddeoggi 11 novembre 1918.
Finisce la Prima guerra mondiale: alle 11 del mattino la Germania firma infatti l'armistizio, su un vagone ferroviario vicino a Compiègne. Lo stesso giorno l'imperatore Carlo I d'Austria avvia l'abdicazione e la Polonia torna a essere una nazione.

Prima Guerra Mondiale
04/11/2020

Prima Guerra Mondiale

GLORIA E ONORE ALLA MEMORIA DELL'ITALIA CHE COMBATTÉ E CHE MORÌ CON LA PATRIA NEL CUORE E IL TRICOLORE NELL'ANIMA

Prima Guerra Mondiale
24/10/2020

Prima Guerra Mondiale

PER QUANTO CUPO POSSA ESSERE IL FUTURO CHE VERRÀ, PER QUANTO QUESTA NUOVA TERRIBILE BATTAGLIA SI APPRESTERA A SCONVOLGERCI DI NUOVO, L ITALIA RESISTERÀ A QUESTA ENNESIMA SFIDA, POSSIAMO FARCELA E CI RIUSCIREMO. A NOI!

Focus Storia
24/10/2020

Focus Storia

#accaddeoggi 24 ottobre 1917, Prima guerra mondiale. Inizia nella valle del fiume Isonzo la battaglia di Caporetto (che oggi si trova in Slovenia), tra l'esercito italiano e quello austroungarico e tedesco.

La fine è nota, i nemici sfondarono le linee italiane e i soldati italiani, provati dalle numerose precedenti battaglie, si dovettero ritirare.
Ancora oggi si usa il termine "Caporetto" per indicare una disfatta totale.

Prima Guerra Mondiale
15/10/2020

Prima Guerra Mondiale

I SOLDATI TRENTINI MANDATI A COMBATTERE PER L'IMPERO AUSTROUNGARICO.
14 OTTOBRE, IL GIORNO DEL RICORDO IN TRENTINO.

Per commemorare tutte le vittime trentine del Primo conflitto mondiale, la Provincia, con la legge 11/2017 approvata dal Consiglio all'unanimità, ha istituito la “Giornata per ricordare le vittime e i caduti trentini della Grande Guerra”, individuando come data il 14 ottobre di ogni anno.
Nel 1914 il Trentino faceva parte della Contea del Tirolo e, in questo modo, dell’Impero austro-ungarico. I trentini avevano propri rappresentanti al Parlamento di Vienna e alla Dieta di Innsbruck. Il Tirolo italiano (Trentino) era suddiviso in nove Capitanati distrettuali che avevano funzioni politico amministrative, ma in caso di conflitto assolvevano anche a compiti militari secondari, come la messa a disposizione di acquartieramenti per le truppe, requisizioni di animali da traino, automezzi, derrate alimentari, protezione della popolazione, ecc…
Trattandosi di un impero multietnico, in un’epoca di forte risveglio del nazionalismo, l’Impero austroungarico fu frequentemente travagliato da questioni nazionali. In Trentino fu soprattutto la piccola e media borghesia cittadina a farsi portavoce del sentimento irredentista, che veniva manifestato anche attraverso le attività di associazioni politico-culturali e sportive (la Lega Nazionale, la Società Dante Alighieri, la Società Alpinisti Tridentini, le Società di ginnastica e il Tiro a segno).
All’inizio della guerra furono chiamati alle armi nelle fila dell’esercito austro-ungarico i trentini di età compresa tra i 21 e i 42 anni. Tra il 1915 e il 1918 la mobilitazione si estese agli uomini di età compresa tra i 18 e i 49 anni. In totale i trentini richiamati furono circa 55.000-60.000.
Le unità dell’esercito che inquadravano i soldati del Tirolo, tra cui anche il Trentino, erano i 4 reggimenti impierial-regi Kaisejäger (cacciatori imperiali) ed i 3 reggimenti da montagna dei Landesschützen, oltre i 2 reggimenti del Tiroler Landsturm (milizia territoriale). Nel 1915, per rallentare l’avanzata delle truppe italiane sul fronte trentino, furono impiegate anche alcune Compagnie di Standschützen composte da veterani e da giovani non ancora arruolati.
Nel maggio 1915, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, gli abitanti della parte meridionale del Trentino dovettero abbandonare le loro case.
Circa 70-75.000 persone vennero allontanati dall’esercito austro-ungarico: una parte degli sfollati trovò ospitalità nelle campagne della Boemia e della Moravia, altre decine di migliaia vennero concentrate in grandi lager (Mitterndorf e Braunau am Inn), vere e proprie “città di legno” che arrivano a contenere 20 mila profughi. Nelle baracche dei campi la miseria, l’indigenza, la mortalità raggiunsero proporzioni enormi, mentre si instaurò per la prima volta la militarizzazione della vita civile.
Circa 30.000 trentini vennero evacuati anche dall’esercito italiano e trascorsero gli anni della guerra in diverse località della pen*sola.
Nell’autunno del 1917, in seguito allo sfondamento delle linee italiane a Caporetto, più di mezzo milione di civili di Friuli e Veneto furono costretti ad abbandonare le case e le città e a scappare frammisti all’esercito italiano in rotta.
Nel maggio 1915 i trentini politicamente sospetti, ritenuti cioè di sentimenti filoitaliani, vennero rinchiusi dal governo austriaco nel campo di Katzenau, a pochi chilometri da Linz, sulla riva destra del Danubio.
Il campo era stato costruito per l’esercito, ma fu poi utilizzato come campo di internamento per prigionieri russi, per i trentini e i triestini sospetti, per i cittadini italiani sorpresi in Austria dallo scoppio della guerra e anche per alcune centinaia di Rumeni. Gli internati trentini furono 1.754.
L’Esercito italiano radunò i prigionieri nemici dapprima in vecchie fortezze e in edifici civili adattati al bisogno. I primi campi di concentramento dimensionati per 10.000 persone furono costruiti nel 1916, prevalentemente nell’Italia centro-meridionale,. L’isola dell’Asinara in Sardegna ospitò il più grande: nel 1916 vi furono confinati circa 23.000 austro-ungarici catturati dall’esercito serbo e condotti in Italia quando l’esercito serbo si ritirò fino all’Adriatico dove fu messo in salvo su navi italiane; un’epidemia di colera e l’inadeguatezza delle strutture causarono la morte di oltre 7.000 persone. Nelle retrovie del fronte erano allestiti “campi contumaciali” di transito dove si interrogavano i prigionieri e si controllava il loro stato di salute. In Italia i luoghi di detenzione furono non meno di 269.
Ai prigionieri era possibile inviare e ricevere posta, pacchi e vaglia ed acquistare cibi e generi di conforto in spacci interni ai campi. Dal 1916 i prigionieri furono utilizzati come forza lavoro. Gli ufficiali non vi erano tuttavia obbligati e spesso disponevano di un attendente. Circa 4.000 prigionieri trentini e delle province adriatiche, mossi da ideali irredentistici, accettarono il trasferimento in Italia, grazie ad un accordo di collaborazione militare tra Regno d’Italia e Impero russo. Concentrati nel campo di prigionia di Kirsanov, nel 1916 vennero trasferiti nel porto di Arcangelsk e lì imbarcati per la Gran Bretagna da cui poi, attraverso la Francia, giunsero a Torino.
Alla fine del 1917 altri 2.500, bloccati dai ghiacci ad Arcangelsk, vennero trasferiti attraverso la ferrovia Transiberiana a Tien Tsin, in Cina, dove una parte accettò di arruolarsi nei Battaglioni Neri del Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente e di combattere contro i bolscevichi. Altri Trentini avevano invece accettato di arruolarsi nelle formazioni rivoluzionarie e di combattere con loro. Una parte dei Trentini, invece, fu imbarcata dai porti dell’Estremo Oriente per gli Stati Uniti, da dove proseguì alla volta dell’Europa. I trentini inquadrati nei Battaglioni Neri rientrarono in Italia nel 1919 via mare, attraversando il Mar cinese, l’oceano Indiano, il mar Rosso e il Mediterraneo.
Fino all’ottobre 1918 i 168.898 soldati degli Imperi Centrali prigionieri in Italia conobbero condizioni relativamente accettabili. Dopo la battaglia di Vittorio Veneto il loro numero salì a 600.185. Complessivamente in prigionia 13.227 morirono per ferite, 27.740 per altre cause.
I prigionieri austro-ungarici di lingua italiana condivisero la sorte degli altri prigionieri. Nel 1915 furono istituite commissioni per valutare la possibilità di concedere la semi libertà a chi era ritenuto affidabile.
Dopo il 4 novembre circa 2.000 soldati trentini furono internati a Luserna S.Giovanni, a Pescara, a Servignano, all’Asinara e a Isernia, dove conobbero condizioni di detenzione assai dure. Il loro rientro a casa, passando per il campo di concentramento di Gardolo, avvenne nella primavera 1919.
Su tutti i fronti della Prima guerra mondiale milioni di civili vennero evacuati.
La maggior parte dei trentini nelle file dell'esercito imperial austroungarico vennero mandati sul fronte galiziano contro le armate russe dello Zar.
A fine guerra, 11.000-12.000 trovarono la morte, la maggior parte caduta sul fronte galiziano, e quasi 20.000 furono i dispersi, disertori e prigionieri.

Indirizzo

Via Bramante 16
Florence
50028

Informazione generale

E' privato. Ma se uno desiderasse vederlo ardentemente le in formazioni sono: in questi anni ho raccolto un discreto numero di reperti. Per ulteriori informazioni chiamare 0558071176 Via e-mail : [email protected]

Telefono

3711993406

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Diario del giovane pontederese Gualtiero Del Guerra (9 marzo 1889 - 4 agosto 1951), sottotenente di artiglieria combattente al fronte nel 1915. Annota con precisione situazioni e avvenimenti relativi al periodo giugno-dicembre di quel primo anno di guerra.
Buongiorno, vi segnalo questo interessante evento a Firenze https://www.facebook.com/1888291068097549/posts/2182481228678530/
Sto riproducendo alcune lastre della Grande Guerra. Non conosco l'uso di questo strumento. Qualcuno mi può aiutare? Il soldato potrebbe essere Tedesco? Grazie
Teniamo sempre aggiornato il nostro sito con le diverse sezioni , oggi abbiamo inserito alcune immagini della visita all'incredibile museo storico italiano della guerra di Rovereto . visitato da centinaia di migliaia di persone ogni anno sicuramente una delle realtà più completa a livello storico militare in Italia , e una eccellenza nel mondo .
Armando Diaz, 90 anni fa la sua morte. Un napoletano dimenticato
L’eroe di guerra Nicola Maiorano è ricordato a Palese con targhe e strade, ma la sua tomba risulta misteriosamente scomparsa
Lunedì 18 dicembre ore 19,00 va in onda la con lo speciale Italia Ascolta il Piave per gli auguri natalizi. Su www.Radiovacanze.com La puntata di Natale si chiamerà Auguri dalla trincea. Sarà condotta da Gianluigi e in studio insieme a me ci sarà il colonnello Scrofani. Sono convocati via telefono Leonardo Malatesta Andrea Rebora Massimo neri Agostina D'Alessandro Zecchin colonnello Furio cellati. Vincenzo di guida per la Croce Rossa militare. Sono stati tutti richiamati in servizio la memoria non deve restare indietro.
Per informazioni solo private. Prima radio emissione solo bollettino di guerra . La seconda anche musica. Baule di un militare prima guerra mondiale
In memories of the first war ... from Coldplay