Gallerie degli Uffizi

Gallerie degli Uffizi Le Gallerie degli Uffizi sono un complesso museale fiorentino costituito dagli Uffizi, il Corridoio Vasariano, Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli.

Normali funzionamento

Quando nel 1852 Salvino Salvini presentò questo modello in gesso all’Esposizione Accademica, l’opera fu accolta dagli ap...
14/09/2021

Quando nel 1852 Salvino Salvini presentò questo modello in gesso all’Esposizione Accademica, l’opera fu accolta dagli applausi del pubblico, decretando la fama internazionale dell’autore.

La scultura ottenne un generale apprezzamento dato il concetto fortemente toccante: una giovane donna seduta tende le mani incatenate verso lo spettatore nell’intento di catturarne lo sguardo.
La statua rappresenta la desolazione di Ehma, figlia di Sion, che sta per morire, e stende le braccia, implorando misericordia: “infelice me! l’anima mia viene meno a cagione degli uccisi”.

Il tema è tratto dalle “Lamentazioni” di Geremia che invita il suo popolo a rispettare le leggi divine e che prevede, in caso contrario, una severa punizione divina con l’arrivo del Leone (personificazione del re Nabucodonosor), simbolo dell’oppressione straniera e l’esilio.
Quella degli Ebrei nell’esilio babilonese assunse, nella prima metà dell’800, la valenza di una metafora delle condizioni d’Italia dopo le fallite insurrezioni del 1848.
La scultura venne infatti considerata come una chiara allusione ai “dolori patiti” ed alle “legittime speranze” di nazioni come l’Italia, la Polonia e la Grecia che “gemettero, gemono e gemeranno” sotto il giogo “durissimo dello straniero”.
La desolata figlia di Sion invoca misericordia, al pari delle nazioni che all’epoca soffrivano sotto la dominazione dello straniero.

Un concetto fortemente evocativo, manifestato dalla giovane piangente e riconosciuto nel diritto alla libertà dei popoli, diritto generalmente “calpestato dalla forza brutale dei despoti”, che purtroppo ancora oggi si manifesta.

Salvino Salvini, La Ehma, 1852, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna

Nella mitologia greca Eos, Aurora nella mitologia romana, era la dea che al termine di ogni notte si alzava dal suo giac...
13/09/2021

Nella mitologia greca Eos, Aurora nella mitologia romana, era la dea che al termine di ogni notte si alzava dal suo giaciglio a Oriente, saliva su una carro d’oro guidato dai due cavalli, Lampo e Fetonte, e correva verso l’Olimpo per annunciare al mondo l’arrivo del fratello Elio, il dio Sole.

Per questo motivo Aurora troneggia su questo straordinario orologio da mensola, in funzione allegorica relativa alla divisione del tempo tra la notte e il giorno. La dea è elegantemente seduta su un carro trainato da due irruenti cavalli alati che la conducono tra le nuvole. Il cocchio è adornato di fiori e il mito narra che questi venissero nutriti dalle gocce di rugiada stillate dagli occhi della dea. Aurora solleva una fiaccola con la mano destra, dissipando così l’oscurità, mentre sulla fronte le brilla l’ultima stella della Notte.
L’orologio in bronzo dorato fu acquistato a Parigi da Ferdinando III durante il suo esilio a Vienna e nel 1814, con la Restaurazione, il Granduca lo portò con sé a Firenze nella sua residenza a Palazzo Pitti, dove ancora oggi si può ammirare.

L’oggetto è un’opera di grande raffinatezza sia di cesello che di doratura e alterna parti brunite con altre lasciate opache così da creare un vibrante effetto chiaroscurale. L’orologio poggia su una base in marmo verde serpentino decorato con puttini alati che reggono festoni vegetali. Il quadrante in ceramica bianca ha numeri romani sulle ore e numeri arabi sui quarti ed è firmato in basso al centro da Thonissen, un noto orologiaio parigino.

Orologio da mensola, bronzo cesellato e dorato, 1814; cassa: manifattura francese; meccanica: Francia 1810 ca., Palazzo Pitti, Galleria Palatina

Nella mitologia greca Eos, Aurora nella mitologia romana, era la dea che al termine di ogni notte si alzava dal suo giaciglio a Oriente, saliva su una carro d’oro guidato dai due cavalli, Lampo e Fetonte, e correva verso l’Olimpo per annunciare al mondo l’arrivo del fratello Elio, il dio Sole.

Per questo motivo Aurora troneggia su questo straordinario orologio da mensola, in funzione allegorica relativa alla divisione del tempo tra la notte e il giorno. La dea è elegantemente seduta su un carro trainato da due irruenti cavalli alati che la conducono tra le nuvole. Il cocchio è adornato di fiori e il mito narra che questi venissero nutriti dalle gocce di rugiada stillate dagli occhi della dea. Aurora solleva una fiaccola con la mano destra, dissipando così l’oscurità, mentre sulla fronte le brilla l’ultima stella della Notte.
L’orologio in bronzo dorato fu acquistato a Parigi da Ferdinando III durante il suo esilio a Vienna e nel 1814, con la Restaurazione, il Granduca lo portò con sé a Firenze nella sua residenza a Palazzo Pitti, dove ancora oggi si può ammirare.

L’oggetto è un’opera di grande raffinatezza sia di cesello che di doratura e alterna parti brunite con altre lasciate opache così da creare un vibrante effetto chiaroscurale. L’orologio poggia su una base in marmo verde serpentino decorato con puttini alati che reggono festoni vegetali. Il quadrante in ceramica bianca ha numeri romani sulle ore e numeri arabi sui quarti ed è firmato in basso al centro da Thonissen, un noto orologiaio parigino.

Orologio da mensola, bronzo cesellato e dorato, 1814; cassa: manifattura francese; meccanica: Francia 1810 ca., Palazzo Pitti, Galleria Palatina

12/09/2021
La Velata di Raffaello e la "bilicatura"

La Velata di Raffaello "si muove"...
A Palazzo Pitti alcuni quadri, anche di notevoli dimensioni, si muovono sfruttando ingegnosi congegni meccanici.

Si chiama "bilicatura” dal verbo italiano “bilicare”, derivato dal latino umbilicare, da “umbilicus-ombelico”, ovvero "punto centrale". Era il sistema con cui venivano messi in equilibrio i dipinti alla parete mediante dei perni ruotanti.
Era il 1833 quando il Granduca Leopoldo II di Lorena aprì la Galleria al pubblico.
L’allora direttore Ramirez de Montalvo suggerì di appendere i capolavori più importanti della collezione impiegando la “bilicatura”.
Una sorta di “realtà aumentata” ante litteram : così facendo l'opera si avvicinava ancor di più al visitatore, allo studioso, al copista o all’ospite illustre.
Il dipinto orientato alla luce della finestra diventava così più facile da replicare per i tanti copisti che, armati di pennelli e cavalletto, popolavano la Galleria.
Autorizzati dal direttore i pittori traevano copie dei capolavori che venivano timbrate sul retro per essere poi immesse sul mercato.
Opere di maestri illustri, come la celebre Velata di Raffaello, potevano essere così studiate sotto la “ giusta luce”.

Solo uno dei tanti segreti di Palazzo Pitti "svelato" da Patrizia Naldini,
assistente museale delle Gallerie degli Uffizi.

#99sec.

Francesco Furini nacque sotto il segno dell’Ariete, il 10 aprile del 1603: segno di fuoco, l’artista, oltre che pittore,...
11/09/2021

Francesco Furini nacque sotto il segno dell’Ariete, il 10 aprile del 1603: segno di fuoco, l’artista, oltre che pittore, fu un letterato, accademico e, all’età di 38 anni, improvvisamente si fece prete, un prete pittore “per poter in una quasi solitudine attendere agli studi dell'arte sua, e molto più allontanarsi dalle occasioni del mondo”. Visse solo 43 anni, ma fu un artista di spicco nella Firenze granducale, da Cosimo II a Ferdinando II de’ Medici e pittore prediletto dall’aristocrazia.

Il 29 maggio 1624 l’Accademia del Disegno commissionò a Furini un dipinto per celebrare la festa di San Luca: l’opera fu talmente apprezzata da procurare al pittore l’ingresso tra i membri dell’istituzione e addirittura “il sublime de nostri tempi Galileo Galilei ne volse una copia”.

L'allegoria della Pittura e della Poesia illustra il celebre tema tratto dall’Ars Poetica di Orazio. Il concetto dell'ut pictura poesis (“così nella pittura come nella poesia”) viene espresso da Furini nel saffico bacio-abbraccio delle due giovani, ritratte in posizione quasi speculare, e nel gioco di rimandi gestuali, invenzioni che rappresentano visivamente il mutuo rapporto tra le due arti sorelle.
La Pittura, raffigurata sulla sinistra, ha in una mano tavolozza e pennelli, strumenti dell'arte imitatrice della natura, e nell'altra una maschera, riferimento all'imitazione delle azioni umane. La Poesia, a destra, stringe invece uno stilo per la scrittura, mentre il calamaio ferma il cartiglio con il motto CONCORDI LVMINE MAIOR. Quest’ultimo fu concepito dallo stesso Furini e mira ad ampliare il concetto oraziano di unità tra le due arti, “mostrando come la Poesia e la Pittura erano similissime”, se investite dalla stessa luce.

Francesco Furini, Pittura e Poesia, 1626, firmata 'FRANCISCUS FURINUS FACIEBAT 1626'' (sul bordo del drappo giallo), Palazzo Pitti, Galleria Palatina

Francesco Furini nacque sotto il segno dell’Ariete, il 10 aprile del 1603: segno di fuoco, l’artista, oltre che pittore, fu un letterato, accademico e, all’età di 38 anni, improvvisamente si fece prete, un prete pittore “per poter in una quasi solitudine attendere agli studi dell'arte sua, e molto più allontanarsi dalle occasioni del mondo”. Visse solo 43 anni, ma fu un artista di spicco nella Firenze granducale, da Cosimo II a Ferdinando II de’ Medici e pittore prediletto dall’aristocrazia.

Il 29 maggio 1624 l’Accademia del Disegno commissionò a Furini un dipinto per celebrare la festa di San Luca: l’opera fu talmente apprezzata da procurare al pittore l’ingresso tra i membri dell’istituzione e addirittura “il sublime de nostri tempi Galileo Galilei ne volse una copia”.

L'allegoria della Pittura e della Poesia illustra il celebre tema tratto dall’Ars Poetica di Orazio. Il concetto dell'ut pictura poesis (“così nella pittura come nella poesia”) viene espresso da Furini nel saffico bacio-abbraccio delle due giovani, ritratte in posizione quasi speculare, e nel gioco di rimandi gestuali, invenzioni che rappresentano visivamente il mutuo rapporto tra le due arti sorelle.
La Pittura, raffigurata sulla sinistra, ha in una mano tavolozza e pennelli, strumenti dell'arte imitatrice della natura, e nell'altra una maschera, riferimento all'imitazione delle azioni umane. La Poesia, a destra, stringe invece uno stilo per la scrittura, mentre il calamaio ferma il cartiglio con il motto CONCORDI LVMINE MAIOR. Quest’ultimo fu concepito dallo stesso Furini e mira ad ampliare il concetto oraziano di unità tra le due arti, “mostrando come la Poesia e la Pittura erano similissime”, se investite dalla stessa luce.

Francesco Furini, Pittura e Poesia, 1626, firmata 'FRANCISCUS FURINUS FACIEBAT 1626'' (sul bordo del drappo giallo), Palazzo Pitti, Galleria Palatina

La Divina Commedia a 700 anni dalla morte di Dante Alighieri diventa teatro nel Giardino di Boboli.È successo lunedì 6 s...
09/09/2021

La Divina Commedia a 700 anni dalla morte di Dante Alighieri diventa teatro nel Giardino di Boboli.

È successo lunedì 6 settembre con l’evento “Fra Selva e Stelle”, una lettura monumentale del poema dantesco con installazioni d’arte e performance che hanno ripercorso il viaggio del Sommo Poeta tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Uno spettacolo itinerante prodotto dalle Gallerie degli Uffizi insieme all'Associazione Culturale Archètipo per la regia di Riccardo Massai, direttore artistico del Teatro Comunale Di Antella.

In scena tutta la forza immaginifica di un testo che continua a sedurre nella lingua dei fiorentini, il “volgare”, la parlata del volgo che diede i natali alla lingua italiana.
Un progetto totalmente "inclusivo" che ha visto anche il coinvolgimento attori non professionisti con esperienze personali di dolore e malattia.

È l' eterna commedia di cui ogni uomo è protagonista con la sua singola esistenza.

"Per me si va nella città dolente".
Si entra da una porta immaginaria e si scende all’Inferno.
Il lamento dei dannati, la voce degli ultimi, la distorsione dei corpi, il contorcersi delle membra, il patimento vivo delle carni, il grido disperato di Paolo e Francesca del V Canto dell'Inferno.
E ancora la follia, la disperazione, la dannazione dell’Inferno, in salita verso il Purgatorio fino all’ascesa al Paradiso.

Anche gli uccelli in volo fanno la loro parte e si fondono alle voci degli attori in controcanto. Come se l’universo tutto partecipasse in maniera corale alla rappresentazione del Poema e la natura stessa facesse eco alle terzina dantesche con il fruscio che fan le foglie mosse dal vento.

C'è tutta la potenza del Creato nella città di Dante dalla sommità del Paradiso, sul panorama della città disegnato dalla grande cupola del Brunelleschi, che il Poeta non vide con i propri occhi ma certamente "immaginò".

Ecco che rileggere Dante diventa un 'dovere esistenziale".
Il parco mediceo è tornato ad essere un “teatro diffuso” e Boboli una selva "divina” ammantata di stelle.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell'evento e un grazie particolare agli attori che hanno ripetuto generosamente la scena ad ogni sosta di ciascun visitatore.

Quante forme d’amore?C’è un tipo di amore che è mancanza, sete, fame, desiderio. Una statua al secondo corridoio degli U...
07/09/2021

Quante forme d’amore?
C’è un tipo di amore che è mancanza, sete, fame, desiderio.

Una statua al secondo corridoio degli Uffizi, anche detto “corridoio dì mezzogiorno”, lo racconta bene.

Si trova in direzione di Ponte Vecchio e va ammirata rigorosamente la sera, tutti i martedì di settembre, quando il tramonto sul fiume entra potentemente in Galleria, animando le sculture di una luce nuova.

Ecco che Pothos, il dio del desiderio, esprime al meglio la sua essenza.

Pothos è una divinità minore del corteo di Afrodite che incarna lo struggimento amoroso, la “tensione desiderante” che fa sì che una voglia non si appaghi mai completamente, ma resti sempre insoddsfatta e quindi rimanga anelito, smania, aspirazione.
L’opera fu ammirata e descritta per la prima volta da Winckelmann nel 1755 durante la sua visita a Roma alla Galleria di Villa Medici.
Il padre dell’archeologia la confuse erroneamente come un giovane Apollo coronato di alloro – segno che anche i grandi possono sbagliare! -

Agli inizi del Novecento l’archeologo Adolf Furtwängler, grazie al confronto con alcune gemme incise, riconobbe in questa iconografia l’immagine di Pothos, il dio del desiderio.
Si tratta forse della replica di un originale del IV sec. dello scultore greco Skopas ( o di un suo allievo) che, stando alle fonti antiche, realizzò un gruppo scultoreo destinato ad un santuario raffigurante Pothos, Eros e Imeros ( fratello di Eros e personificazione del desiderio incontrollato).

Definire l’amore e la forza dell’attrazione non è cosa semplice, tanto che Socrate nel Simposio di Platone si fa aiutare da una donna, Diotima di Mantinea.

Dopotutto chi meglio di una donna può parlare d’amore?

Si parla appunto di un antico mito per cui Eros, il più celebre dio dell’amore, nacque da due divinità contrarie: la dea “Mancanza” e il dio “Ingegno”. Vero è che il desiderio nasce sempre dalla mancanza.

Eros per sua natura ha sempre sete come la povera madre Indigenza e, come l’astuto padre Ingegno, trova però sempre il modo di abbeverarsi. Ma resta sempre “assetato”, mai appagato...
Perché Amore è impaziente, avido, senza tregua e, tutto ciò che conquista, gli sfugge fra le dita.

https://www.uffizi.it/eventi/aperture-serali-settembre2021

Pothos, Alto Impero romano , Uffizi

Quante forme d’amore?
C’è un tipo di amore che è mancanza, sete, fame, desiderio.

Una statua al secondo corridoio degli Uffizi, anche detto “corridoio dì mezzogiorno”, lo racconta bene.

Si trova in direzione di Ponte Vecchio e va ammirata rigorosamente la sera, tutti i martedì di settembre, quando il tramonto sul fiume entra potentemente in Galleria, animando le sculture di una luce nuova.

Ecco che Pothos, il dio del desiderio, esprime al meglio la sua essenza.

Pothos è una divinità minore del corteo di Afrodite che incarna lo struggimento amoroso, la “tensione desiderante” che fa sì che una voglia non si appaghi mai completamente, ma resti sempre insoddsfatta e quindi rimanga anelito, smania, aspirazione.
L’opera fu ammirata e descritta per la prima volta da Winckelmann nel 1755 durante la sua visita a Roma alla Galleria di Villa Medici.
Il padre dell’archeologia la confuse erroneamente come un giovane Apollo coronato di alloro – segno che anche i grandi possono sbagliare! -

Agli inizi del Novecento l’archeologo Adolf Furtwängler, grazie al confronto con alcune gemme incise, riconobbe in questa iconografia l’immagine di Pothos, il dio del desiderio.
Si tratta forse della replica di un originale del IV sec. dello scultore greco Skopas ( o di un suo allievo) che, stando alle fonti antiche, realizzò un gruppo scultoreo destinato ad un santuario raffigurante Pothos, Eros e Imeros ( fratello di Eros e personificazione del desiderio incontrollato).

Definire l’amore e la forza dell’attrazione non è cosa semplice, tanto che Socrate nel Simposio di Platone si fa aiutare da una donna, Diotima di Mantinea.

Dopotutto chi meglio di una donna può parlare d’amore?

Si parla appunto di un antico mito per cui Eros, il più celebre dio dell’amore, nacque da due divinità contrarie: la dea “Mancanza” e il dio “Ingegno”. Vero è che il desiderio nasce sempre dalla mancanza.

Eros per sua natura ha sempre sete come la povera madre Indigenza e, come l’astuto padre Ingegno, trova però sempre il modo di abbeverarsi. Ma resta sempre “assetato”, mai appagato...
Perché Amore è impaziente, avido, senza tregua e, tutto ciò che conquista, gli sfugge fra le dita.

https://www.uffizi.it/eventi/aperture-serali-settembre2021

Pothos, Alto Impero romano , Uffizi

Indirizzo

Piazzale Degli Uffizi 6
Florence
50122

Telefono

+39055294883

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" UNICITA', VALORIALE, BIO HIGH TECH DEI SAPERI." TRAMA DELL' UMANITA'" PLANET HOPE CONCEPT ": ARMONIA TRA UMANESIMO E SCIENTISMO" 1) LA PERSONA AL CENTRO CHE SI RICONGIUNGE CON LA SPONTANEITA' ORIGINARIA. 2) AFFERMIAMO IL PRIMATO DELLA BENEVOLENZA UNIVERSALE 3) GIUSTEZZA COME EMPATIA EMOTIVA COMPIUTA. PROFONDITA', COERENZA, COMPATTEZZA,TRASVERSALITA', ESCLUSIVITA', DISTINTIVITA'. EDUCATIONEM EXSECUTIVAM. ABBIAMO UNITO: 1) TALENTI (ISTRIONI, MATTATTORI, INTELLETTUALI, SCIENZIATI.) 2) GESTORI 3) IMPRESE 4) PROGETTI 5) FINANZA 6) ETICA E BUONE PRASSI ESPERITE IN 35 ANNI NEL PIU' IMPORTANTE PROGETTO DI CULTURA MATERIALE MAI TENTATO. ABBIAMO DATO VITA AD UNA SIMPHONIA, UNA TESSITURA SONORA: " MAGNA GRECIA MANIFATTURA UNIVERSALE DEL LUSSO, DELL'ARTE, DELLA BELLEZZA". RIVOLTO A 209 NAZIONI. CREA CHI SI DIVERTE". TRASMUTARE IL LOCALE IN UNIVERSALE; L'OFFERTA SEMPRE IN EVOLUZIONE FORSENNATA, ASSORBENTE IL CONTESTO. INGEGNERIA FINANZIARIA-AGGREGAZIONI-MERCATI ESTERI. LA PERSONA AL CENTRO DI UNA NUOVA ECOLOGIA ETICA DEI VALORI E DEI SAPERI UNIVERSALI". EDUCATION EX*****ON CREATIVA: ORGANISMO VITALE, CREATIVO, PARTECIPATO, SEMPRE IMBEVUTO DI SENSIBILITA' CROMATICA." ERA COGNITIVA" ECONOMIA ROTATIVA CINETICO DINAMICA". PLATINIUM LUSSO QUANTICO". Prof. GIUSEPPE GALLINGANI. ST. GEORGE CAMPUS.
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The Uffizi Galleries house incredible Renaissance artworks.
Arte e Cultura. Il Maestro Guido Venanzoni “riscrive” la storia del Caravaggio (Michelangelo Merisi) con opere pittoriche originali ed inedite - articolo di Massimo Catalucci
apprezzo molto quello che fate per divulgare l'arte,grazie
After Michelangelo. Mia riproduzione a pastelli su cartoncino cm 87 x 80, del capolavoro non terminato “ Deposizione di Cristo “ da me rivisitato e completato in base al mio gusto personale. Ritengo che copiare i capolavori sia un buon esercizio, ma devo constatare che copiare riproduzioni di capolavori incompleti sia uno studio molto più impegnativo e soddisfacente.
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