05/08/2026
L'ARROTINO
L’arrotino itinerante rappresenta una figura affascinante e imprescindibile nella storia degli antichi mestieri artigianali. Viaggiare di paese in paese con il proprio banco di lavoro montato su una bicicletta o su un carretto era per questi artigiani non solo un modo per guadagnarsi da vivere, ma anche un servizio fondamentale per le comunità rurali e non solo. Affilare coltelli, forbici, lame agricole e persino le lame delle macchine per tosare animali significava permettere agli abitanti di mantenere in efficienza gli strumenti indispensabili per il lavoro quotidiano e la sopravvivenza economica.
Il carretto dell’arrotino era dotato di una grande ruota di legno, rivestita da un cerchione di ferro, probabilmente recuperato da vecchi carri abbandonati. Questa ruota, una volta raggiunto il luogo adatto per l’attività, veniva rapidamente ribaltata su se stessa per diventare la fonte di energia che, attraverso un sistema di pedali articolati e cinghie di trasmissione, faceva girare la mola rotante. Accanto a questo meccanismo, sporgeva una latta zincata e rettangolare, originariamente usata per contenere bianco petrolio da lume, che veniva riempita d’acqua di pozzo. Grazie a un rudimentale rubinetto ricavato da un frammento di legno tenero, l’acqua gocciolava costantemente sulla mola, mantenendola fresca e impedendo il surriscaldamento durante l’affilatura.
Questo insieme di tecniche semplici ma ingegnose testimonia la grande maestria e la creatività degli arrotini, capaci di trasformare strumenti poveri e materiali di recupero in attrezzi preziosi per la loro arte. Il loro sapere, tramandato di generazione in generazione, era un tesoro indispensabile per le famiglie e le comunità, che potevano così preservare la funzionalità dei propri strumenti da lavoro, garantendo produttività e sostentamento. In un mondo dove la manutenzione degli strumenti era vitale, l’arrotino non era solo un artigiano, ma un vero e proprio pilastro della vita quotidiana.