28/02/2023
Vi è qualcosa di cristologico e profetico nell'arte di Saverio Rotundo come se tutta la sua ricerca fosse stata concepita come una preghiera.
Chiama la sua teoria "Arte di tutti i Tempi dell'Abbandono" perché cosciente che il momento ultimo di tutte le cose, il più alto e il miserrimo insieme, quello in cui tutte si radunano in un solo attimo per presentarsi insieme al cospetto di Dio, sta nell'Abbandono: nella carne senza più vita che marcisce, nel ferro che squama in ruggine, nella carta che invecchia conservando il segno. È il mondo posto sul Golgota, con i suoi simboli e la sua vanità, crociffisso come il ladrone accanto al Cristo. Nella stessa dignità.
Tra quelle da pochi giorni esposte a Sutri, nella mostra a cura di Vittorio Sgarbi prodotta da Contemplazioni “Triste, solitario y final", la sua opera più antica è un piccolo assemblaggio che i figli ricordano esistere già sul finire degli anni ‘50. "l'Italia vista dal mare" si legge inciso. Si tratta di uno spesso tagliere reso leggero dall'opera fluttuante del tarlo che lo mangia da decenni. Sopra vi sono appoggiate una mannaia e accanto a essa, circumnavigando un cratere scavato dalla troppa usura, uno schiaccianoci con le sembianze di un coccodrillo. È un paesaggio semantico la cui unica chiave significante è nel titolo inciso.
E come una profezia che si svela solo nell'atto di compiersi, sembra realizzarsi difronte ai nostri occhi, in mezzo al suo mare. E tutto appare chiaro:
Ecco L'ITALIA VISTA DAL MARE, vista da corpi morti che galleggiano in attesa di spiaggiarsi, stritolati dal coccodrillo che si muove tra le onde, come onde, vorace come il mare. Ecco il filo della mannaia, precisa ad imitare il confine della battigia, paziente in una indifferente attesa.
Ed ecco i tarli che galleggiano intorno alla voragine.