21/08/2026
Laia Abril (Barcellona, 1986) è un’artista che lavora con fotografia, testo, video e suono. Studia giornalismo, poi fotografia all’ICP di New York; per cinque anni è photo editor a COLORS, la rivista di Fabrica. Da lì un metodo che è il suo marchio: progetti-inchiesta di lungo respiro, costruiti con archivi, testimonianze e oggetti, che vivono insieme come libro, mostra e installazione.
Dal 2016 lavora al ciclo “A History of Misogyny”, On Abortion, On R**e, On Mass Hysteria.
Premio Nazionale di Fotografia spagnolo nel 2023.
“On Abortion” raccoglie più di cinquanta storie da tutto il mondo: non un reportage, ma una mappa concettuale di cosa succede quando manca l’accesso all’aborto legale e sicuro.
Abril sceglie il bianco e nero “per rendere il lavoro duro senza immagini ovvie”. Mette in studio, con luce da referto, gli oggetti della clandestinità: un kit di strumenti illegali, un mucchio aggrovigliato di grucce, una sedia operatoria. Accanto, ritratti in bianco e nero e testimonianze secche, “Magdalena, 32”, Polonia, e reperti come “Hippocratic Betrayal”, le manette appese alla sponda di un letto d’ospedale (una diciannovenne di San Paolo, ricoverata dopo aver preso pillole abortive e poi trattata come una criminale).
Togliendo il sangue e lo choc, Abril ci obbliga a vedere la struttura, non il singolo dramma, le leggi, gli stigmi, i silenzi che quel dramma lo producono. Un dato regge tutto il libro: ogni anno nel mondo circa 47.000 donne muoiono per aborti clandestini. Qui la fotografia non “cattura” la realtà, la interroga: l’immagine è prova, l’oggetto è documento, il testo è atto d’accusa. Ed è per questo che nasce prima di tutto come libro: il photobook è il luogo dove una foto smette di illustrare e comincia a fare inchiesta.
© Laia Abril - 2016 – On Abortion