13/04/2026
🌿 Mentre la primavera madonita entra nel suo vivo, portiamo con noi l’eco di un mese trascorso tra sentieri, incontri e laboratori.
Gli appuntamenti culturali di marzo del Museo Minà Palumbo hanno lasciato un segno che va oltre la semplice cronaca degli eventi, trasformando il Museo in un laboratorio pulsante di idee e incontri.
Si è chiuso nel modo forse più eloquente possibile il Marzo di Minà, con una giornata finale capace di tenere insieme divulgazione scientifica, esperienze laboratoriali, osservazione della natura, memoria e partecipazione. Un epilogo che ha riassunto bene lo spirito di questa terza edizione. Al centro dell’ultima domenica, 29 marzo, si sono svolte in contemporanea due iniziative: la conclusione di un laboratorio di tre giorni dedicato alla cianotipia e una giornata dedicata alle api e al miele.
Partendo dagli studi di Minà Palumbo sull’apicoltura e sul miele siciliano, richiamati grazie al contributo di Arturo Genduso (dalle classificazioni dei mieli ai rapporti epistolari che documentano un’attenzione scientifica viva e concreta) si è arrivati alle questioni urgenti del presente: la tutela delle api, la fragilità degli ecosistemi, il valore della biodiversità come responsabilità condivisa. Dopo l’incontro, anche due laboratori sul miele e l’apicoltura tradizionale e una mostra fotografica, resi possibili dalla presenza dell’ ARAS , nelle persone di Coco e Dorothy Marsh, e all’ideazione e al contributo competente di Floriana Di Garbo e dell’agriturismo Agriturismo Bergi. È stato, in questo senso, un esempio molto chiaro del metodo che il Marzo di Minà prova a praticare: partire dall’eredità scientifica di Minà Palumbo per verificarne ancora oggi la fecondità.
Accanto a questo momento, la chiusura del festival ha accolto anche l’esito del laboratorio di cianotipia, sviluppato nell’arco di tre giorni da Ciccio Norata e Stefano Minutella e insieme all’associazione Social Green Hub, e culminato in una vera festa dell’arte, della sperimentazione e della rappresentazione. Anche qui, botanica e creatività si sono incontrate in una forma viva, accessibile, partecipata. Lavorare sulle impronte vegetali, sulla luce, sulla composizione, sulla relazione tra osservazione e immagine ha significato offrire al pubblico una modalità diversa ma perfettamente coerente di rileggere il patrimonio naturalistico del museo. In questo percorso sono state preziose anche le visite condotte dal nostro curatore dell'erbario Antoine Giardina, che hanno restituito al pubblico il senso di una esplorazione della natura e dentro il museo capace di intrecciare sguardo scientifico, curiosità, racconto e attenzione per le forme del vivente.
Questo è stato, in sintesi, il senso dell’intero Marzo di Minà: costruire un calendario capace di restituire la ricchezza della figura di Francesco Minà Palumbo attraverso temi, linguaggi e modalità differenti, coinvolgendo pubblici diversi e mettendo in relazione saperi, esperienze e sensibilità.
Il mese si era aperto con la passeggiata a Piano Pomo condotta dal prof. Rosario Schicchi e in collaborazione con il Club per l'UNESCO di Castelbuono-Madonie, che è stata anche un momento di memoria e gratitudine per il professor Pietro Mazzola, a due anni dalla sua scomparsa. Il suo lavoro è stato indispensabile per la nascita del museo e per la sopravvivenza stessa dell’Erbario, e ricordarlo all’inizio di questo percorso ha significato riconoscere una continuità profonda tra chi ha custodito, studiato e reso possibile questa eredità e chi oggi prova, con rispetto, a proseguirla.
A seguire, l’inaugurazione della mostra “Vedere Foglia” , in collaborazione con la di Torino — ancora visitabile fino a maggio — che ha aggiunto un ulteriore tassello a questo itinerario, confermando la vocazione del museo a essere non solo luogo di conservazione, ma spazio attivo di lettura, interpretazione e condivisione della natura.
Tra i momenti di maggiore spessore scientifico va ricordato poi il convegno con Attilio Carapezza e Fabio Lo Valvo, dedicato alla figura di Luigi Failla Tedaldi, alle sue collezioni e al suo rapporto con il maestro, Minà Palumbo. Un incontro che ha permesso di riflettere non solo su due figure centrali della storia naturalistica siciliana, nonché di orgoglio prioritario locale, ma anche sulle differenze di sguardo e metodo tra studiosi appartenenti quasi alla stessa stagione: una differenza tra vocazioni enciclopediche e orientamenti più specialistici, che aiuta a comprendere meglio anche la statura scientifica di Minà e il contesto in cui si è mosso.
Altri appuntamenti, con registri diversi ma coerenti, hanno consentito di attraversare la natura anche per via letteraria, culturale e didattica, mettendola in relazione con altri saperi e altri immaginari. In questo senso, il Marzo di Minà ha continuato a muoversi nella direzione che ci sta più a cuore: fare della natura non una materia per pochi, ma un patrimonio da condividere, da tradurre, da rendere vivo per pubblici differenti. Da Dante, con l’associazione culturale Associazione Culturale "Rami d'Oro" , alla rassegna diffusa di Arti performative in natura a cura dell'Il Cinghiale e La Balena APS e il Museo Civico Castelbuono.
Particolarmente importante è stato anche il coinvolgimento dei ragazzi dell’Istituto Agrario di Castelbuono IIS Luigi Failla Tedaldi, che hanno saputo farsi interpreti e narratori di Minà Palumbo in occasione delle di Primavera, accompagnando il pubblico e contribuendo a fare della sua figura non un tema confinato agli specialisti, ma una materia viva, trasmessa e riappropriata. Vedere gli studenti diventare mediatori di questo patrimonio è stato uno dei segni più belli e incoraggianti del mese.
Per noi questo resta un punto decisivo: Minà Palumbo deve essere prima di tutto patrimonio condiviso della comunità, e in particolare delle nuove generazioni. Deve esserlo per gli studiosi, certo, ma ancora prima per gli studenti, per i cittadini, per i castelbuonesi, che hanno il diritto — e forse anche il dovere civile — di riconoscere nella propria storia una figura (scientifica e non solo) di questo livello. Rendere accessibile questa consapevolezza, trasformarla in orgoglio culturale e in occasione educativa, è uno degli obiettivi più importanti del lavoro che portiamo avanti.
In questo cammino, il museo ha oggi anche strumenti nuovi di valorizzazione, tra cui il lavoro di riallestimento dedicato alla sua figura e alla sua opera, insieme alle attività di ricerca e di approfondimento che continuano a dare forma concreta a un impegno quotidiano, serio e convinto.
Il Marzo di Minà si chiude dunque, ma resta il lavoro: la mostra ancora visitabile, i percorsi del museo, le attività di ricerca e i progetti in corso. E resta soprattutto una convinzione che queste settimane hanno rafforzato: Francesco Minà Palumbo continua a offrirci non soltanto memoria, ma strumenti per leggere il presente e costruire, attorno alla natura e alla conoscenza, un futuro più consapevole.
Un ringraziamento sincero va a tutte le persone, le realtà e le istituzioni che hanno preso parte a questo percorso: relatori, visitatori, volontari, studiosi, artisti, partner, scuole e studenti.