Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea

Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea CAMUSAC - Cassino Museo Arte Contemporanea Fondazione no profit Il museo resterà chiuso nei seguenti giorni festivi: 24-25-26 / 31dicembre -1 gennaio

La pagina è dedicata a fornire informazioni sul Museo d'Arte Contemporanea di Cassino e su tutti gli eventi e le manifestazioni promossi.

Achille Pace (Termoli, 1923 – Roma, 2021) è stato un pittore italiano del secondo Novecento e docente di Decorazione Pit...
29/05/2026

Achille Pace (Termoli, 1923 – Roma, 2021) è stato un pittore italiano del secondo Novecento e docente di Decorazione Pittorica a Roma, città in cui visse dal 1935. Iniziò a dipingere nel 1943, ma la svolta avvenne dopo il soggiorno in Svizzera del 1955, dove approfondì l’espressionismo di Die Brücke, il segno di Paul Klee e le geometrie di Cézanne. Dal 1960 il suo nome si lega al Premio Termoli: grazie alla sua guida e al sostegno di critici come Giulio Carlo Argan e Palma Bucarelli, la manifestazione costruì una delle più importanti collezioni pubbliche di arte contemporanea oggi custodite al MACTE. Nel 1997 fu nominato Accademico dei Virtuosi al Pantheon.

Dagli anni ‘60 Pace sviluppa una ricerca basata sul filo come segno essenziale e mentale, in opposizione alla gestualità emotiva dell’Informale, che nel 1962 contribuì alla nascita del Gruppo Uno insieme a Uncini, Carrino, Frascà, Santoro e Biggi. Disposto su superfici neutre e monocrome, il filo non racconta esperienze personali ma costruisce itinerari. La sua diventa una “metapittura”: non riflessione tecnica, ma pratica etica e mentale del fare artistico. Tela grezza, colore rarefatto e filo di cotone definiscono una poetica povera e antiretorica. Il segno non è decorativo ma simbolico: rappresenta il pensiero, il tempo e la precarietà dell’esistenza (“forma in fieri”). Negli anni ‘70 il filo si fa più libero e compaiono frammenti di tela e strutture fragili, metafore della condizione contemporanea. Per Pace, l’arte non deve stupire con l’eccesso, ma evocare con il minimo: il filo diventa così traccia dell’esperienza umana, unione tra materia, pensiero e spiritualità, un “diario dell’anima”.

In LABIRINTO UNO il filo sostituisce il pennello diventando traccia minimale che unisce segno e materia. Tra geometrie e irregolarità, la fibra diventa metafora dell’Idea e del tempo (divenire e durata). Su uno sfondo quasi monocromo, ritmi e fratture della tela esprimono una memoria “poverista” e un’ontologia frammentata. L’opera trasforma così l’accidente in traccia di verità, creando percorsi labirintici che reinterpretano il mondo e il pensiero.

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Finissage e presentazione del volumeBrunella LongoTERRA FELIXEpifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825)a cura di...
23/05/2026

Finissage e presentazione del volume
Brunella Longo
TERRA FELIX
Epifanie nel cuore del Regno di Napoli (1735-1825)
a cura di Bruno Corà
Venerdì, 12 giugno 2026

In Terra Felix Brunella Longo si impegna a porre in luce le persistenze’ ma anche le ‘sparizioni” di un vasto tessuto di insediamenti architettonici, opere d’arte, giardini, coltivazioni e siti con varie funzioni di vita attiva, sociale e di svago, del territorio campano tra il XVIl e il XIX secolo, epoca di gesta del regno borbonico di Napoli. Anche questo, come ogni viaggio ‘iniziatico”, prende avvio davanti a una “selva oscura” non solo fisicamente esistente ma anche sinonimo di esperienza incognita dell’animo, che si inoltra in luoghi da scoprire e da portare a livello di concreta conoscenza individuale.

In Terra Felix Brunella Longo undertakes to bring to light both the survivals’ and the ‘disappearances’ of a vast fabric of architectural settlements, artworks, gardens, cultivations and sites with various functions of active life, sociality and leisure within the territory of Campania between the eignteenth and nineteenth centuries, in the heroic age of the Bourbon Kingdom of Naples. Like every initiatic journey, this one too starts off before a 'dark forest’. This exists not merely physically, but also as a synonym of the unknown experience of the soul that ventures into places to be discovered and to be brought to the level of tangible individual knowledge.

La partecipazione è libera e gratuita.
Per informazioni: 3351268238 - 3895423261

Julian Opie (Londra, 1958) è un artista contemporaneo britannico noto per uno stile minimale e immediatamente riconoscib...
21/05/2026

Julian Opie (Londra, 1958) è un artista contemporaneo britannico noto per uno stile minimale e immediatamente riconoscibile che unisce Pop Art, grafica digitale e cultura urbana. Formatosi alla Goldsmiths School of Art di Londra, si afferma negli anni ’80 nell’ambito della New British Sculpture, utilizzando materiali industriali e linguaggi vicini alla comunicazione urbana.

Il suo processo creativo combina fotografia e manipolazione digitale attraverso una progressiva sottrazione visiva di volti, paesaggi e figure umane. Partendo da fotografie o video realizzati da lui stesso, Opie rielabora le immagini al computer eliminando dettagli, ombre e pieghe per ridurre i soggetti a linee essenziali e colori piatti. Il suo segno distintivo è la sostituzione degli occhi con semplici punti neri, scelta che annulla ogni immediata espressione psicologica.

Tema centrale della sua ricerca è il movimento umano, soprattutto la camminata urbana. Installazioni LED, animazioni e sculture rappresentano passanti anonimi in continuo movimento, trasformando la folla metropolitana in simbolo universale della vita contemporanea. Le sue influenze spaziano dalla Pop Art americana alle stampe giapponesi Ukiyo-e, dalla statuaria egizia alla segnaletica stradale. Nel corso della carriera ha sperimentato pittura, scultura, video, LED, stampe lenticolari, alluminio e vinile, mantenendo sempre la stessa domanda: quanto si può semplificare un’immagine senza farle perdere identità?

Questa riflessione trova sintesi in SARA DANCING. Nella serie “Sara”, Opie affronta gli stereotipi del corpo femminile diffusi dai mass media, trasformando la modella in un’icona anonima e digitale, vestita, in lingerie o nuda. Attraverso uno stile essenziale, Sara perde individualità e diventa quasi un pittogramma, ma proprio questa spersonalizzazione evidenzia sensualità, pose e dinamismo. L’opera SARA DANCING, conservata al CAMUSAC, è un display a cristalli liquidi: il movimento genera una continuità coreografica, in cui la figura danza senza interruzione, evocando un’insegna urbana luminosa e instaurando un intenso rapporto visivo e corporeo con il pubblico.

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Luigi Ontani (Vergato, 1943) è un artista poliedrico e anticonformista. La sua pratica unisce letteratura, immaginario e...
19/05/2026

Luigi Ontani (Vergato, 1943) è un artista poliedrico e anticonformista. La sua pratica unisce letteratura, immaginario esotico ed espressionismo, invitando a riscoprire fantasia e bellezza oltre la ragione. In un universo ironico e giocoso, l’artista diventa autore e protagonista delle proprie opere: “Io sono Pinocchio, sono Raffaello, sono Leonardo; io sono la Lupa, sono Roma; ma sempre e comunque io sono Luigi Ontani”. Nel 2015 riceve il Premio “Presidente della Repubblica”.

La sua ricerca si fonda sull’autoritratto continuo: fotografie, performance e tableaux vivants lo vedono impersonare figure storiche, religiose e letterarie come Dante, Pinocchio, santi ed eroi mitologici. Ontani trasforma il corpo in icona vivente, costruendo una poetica dell’ibridazione tra culture orientali e occidentali, maturata dopo i viaggi in India e Bali. Utilizza tecniche diverse – ceramica, vetro, cartapesta, mosaico e fotografia acquerellata. Sacro e profano, mito e kitsch convivono in un’arte intesa come metamorfosi.

Centrale è un narcisismo ironico che moltiplica la sua identità nei personaggi interpretati, tra maschera, sogno e travestimenti. Anche il linguaggio partecipa a questo gioco: i titoli, costruiti come associazioni libere e giochi di parole, rompono la linearità logica. La sua arte diventa così un viaggio “transtorico”, capace di superare il Lógos occidentale per recuperare la dimensione rituale del Mythos.

L’acquerello su cartoncino ORTICA-ORTIGA si inserisce nella ricerca di Ontani sull’ibridazione mitologica e sull’identità transculturale. L’artista usa il proprio corpo per incarnare Shiva. L’incarnato blu richiama Shiva Nilakantha, che inghiottì il veleno cosmico per salvare il creato; l’arco Pinaka si trasforma in uno stelo vegetale, neutralizzando ogni violenza in una danza rituale. La tradizionale pelle di tigre viene sostituita da una gonnella di foglie di ortica, creando un’analogia tra il veleno divino e la natura urticante della pianta: entrambi uniscono dolore e purificazione. La metamorfosi è resa attraverso l’acquerello, tecnica scelta per leggerezza, trasparenza e rapidità esecutiva.

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Nuvolo (Giorgio Ascani, Città di Castello 1926–2008) è stato un pittore italiano cresciuto in una famiglia di tipografi,...
13/05/2026

Nuvolo (Giorgio Ascani, Città di Castello 1926–2008) è stato un pittore italiano cresciuto in una famiglia di tipografi, da cui ereditò attenzione per la tecnica e l’artigianalità. Il soprannome “Nuvolo” nasce durante la Resistenza, quando militava nella brigata partigiana “San Faustino”: i compagni lo vedevano muoversi tra le colline “come una nuvola”. Nel dopoguerra si trasferisce a Roma grazie al legame con Alberto Burri, entrando in contatto con artisti come Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla e formandosi tra botteghe e laboratori di restauro.

Nuvolo trasforma il telaio serigrafico, nato per la riproduzione industriale, in uno strumento per opere uniche. Emilio Villa definisce questa pratica “serotipia”: uso della serigrafia come pittura, ma entro la logica dell’unicità dell’opera. Pigmenti alla nitrocellulosa vengono miscelati con olio, smalto e tempera, creando superfici dense e materiche su carta, tela o supporti rigidi, in un’unica battuta di stampa. Nei cicli degli Scacchi e dei collage serigrafici la griglia si frantuma attraverso sovrapposizioni e materiali eterogenei. Tra il 1958 e il 1963 introduce anche la macchina da cucire come strumento pittorico: nei Cuciti a macchina, Diagrammi e Daini il filo sostituisce il segno, creando superfici ritmiche e asemiche. Dagli anni ’60 la ricerca evolve verso modularità e simmetria negli Oigroig e negli Alfa 39, con un linguaggio quasi musicale.

Il suo laboratorio grafico diventa uno dei centri più avanzati della serigrafia artistica europea, realizzando traduzioni complesse fino a 152 passaggi cromatici. La serigrafia, per Nuvolo, non è riproduzione ma processo critico che conserva l’aura dell’opera attraverso la materia tecnica.

SENZA TITOLO (GENESI, n.75) è realizzata con tecnica serigrafica e colori alla nitrocellulosa su carta e truciolato. La composizione, basata su una struttura simmetrica, sviluppa f***e trame di segni e intrecci. L’opera non rappresenta un’origine definita, ma la sua inafferrabilità: l’essere appare fluido e in divenire, evocando un processo di nascita attraverso materia e segno più che una forma compiuta.

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Nunzio Di Stefano (Cagnano Amiterno, 1954) è un artista e scultore italiano, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Ro...
09/05/2026

Nunzio Di Stefano (Cagnano Amiterno, 1954) è un artista e scultore italiano, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja. Nel 1986 vince il Premio 2000 come miglior giovane artista e nel 1995 ottiene una Menzione d’Onore.

La sua ricerca indaga il rapporto tra materia, luce e spazio attraverso gesso, piombo, ferro ossidato e soprattutto legno combusto. La poetica, di impronta alchemica, trasforma i materiali tramite taglio, bruciatura e ossidazione, liberandone una dimensione essenziale. Il nero del legno non è colore ma condizione percettiva: assorbe la luce e genera profondità. Le opere, spesso senza titolo, rifiutano la narrazione e si collocano in una dimensione archetipica tra rigore geometrico e tensione spirituale, mettendo in dialogo opposti come fisico e metafisico, presenza e assenza.

Nell’installazione SENZA TITOLO (2006) è una scultura in corten dal profilo curvilineo, materiale che richiama gli ocra di Roma, è attraversata da grate che evocano soglie e passaggi, richiamando il confessionale o la finestra. L’opera diventa spazio di separazione e comunicazione tra dimensioni diverse, dove la materia si fa attraversabile come una “voce” immateriale. Il tema del passaggio riguarda anche la trasformazione dei materiali, continuamente mutati da tempo e agenti esterni, aspetto centrale nella poetica dell’artista.

In SENZA TITOLO (2010) emerge il contrasto tra piombo e legno combusto: il metallo è piegato in moduli geometrici che costruiscono la superficie e generano chiaroscuri, mentre il legno, carbonizzato, diventa massa opaca e assorbente. Si crea una tensione tra densità e vuoto, con una spazialità ambigua fatta di concavità e convessità che modifica la percezione della luce. In una successiva SENZA TITOLO (2010), il legno bruciato è ridotto a superficie nera, quasi assoluta, modellata in concavità e spigoli che generano variazioni minime di luce. In questo contesto, l’introduzione del blu per Nunzio serve a trasformare la materia in spazio, rendendo l’opera più aperta, leggera e “infinita” rispetto alla chiusura del nero.

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Lieti di aver ospitato gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di Atina al CAMUSAC – Cassino Museo d’Art...
06/05/2026

Lieti di aver ospitato gli studenti delle classi terze della scuola secondaria di Atina al CAMUSAC – Cassino Museo d’Arte Contemporanea per una visita guidata alla scoperta dell’arte contemporanea. 🎨

Ringraziamo gli alunni e le professoresse per la partecipazione dimostrata durante l’incontro. Speriamo di rivedervi presto!

05/05/2026
Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945) sviluppa la propria ricerca a partire da una duplice formazione, artistica e filoso...
29/04/2026

Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945) sviluppa la propria ricerca a partire da una duplice formazione, artistica e filosofica, che attraversa in modo strutturale tutta la sua produzione. Laureato in Estetica, vive inizialmente una fase concettuale tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, nella quale indaga linguaggio, identità e processi di significazione attraverso azioni, installazioni e ready-made. Dal 1979, con l’invenzione del Takète, approda a una pittura espansa che lo colloca tra i protagonisti della post-astrazione italiana, mantenendo costante la tensione tra riflessione teorica e urgenza esecutiva.

Per Notargiacomo, l’arte è una “pittura che dipinge se stessa”: un processo vitale in cui colore e luce non rappresentano la realtà, ma aprono varchi spazio-temporali. Il lavoro si articola tra due poli conoscitivi — l’intuizione “il lampo” e il fare — che non coincidono mai pienamente. Ne deriva una pratica rapida, quasi anti-meditativa, in cui il gesto assume valore cognitivo. Sul piano tecnico, l’artista impiega materiali eterogenei (smalti industriali, acrilici, metalli, legno, plastiche), costruendo superfici ad alta densità energetica. La pittura tende così a sconfinare nella scultura: lamine, inserti e rilievi interrompono la bidimensionalità e generano campi tensivi e articolazioni spaziali.

Dal 2009 sviluppa grandi tondi dai colori accesi e dissonanti, attraversati da elementi metallici che irrompono nello spazio pittorico. La sua ricerca, sospesa tra astrazione e figurazione, restituisce un’energia vitale originaria, insieme emotiva e conoscitiva. In opere come SATURNINO 2, il rosso — che affonda le radici nel ricordo della pittura di Burri e nella stagione di “Rosso d’Oriente” — si fa materia instabile e luminosa, sanguigna e regale al tempo stesso. Il tondo si configura come campo energetico in cui il colore diventa sostanza viva e movimento, vicino al clinamen lucreziano, inteso come deviazione imprevedibile generatrice di forme. La pittura si presenta così come esperienza totale, equilibrio e disordine in continua trasformazione.

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Hidetoshi Nagasawa (Tonei, Manciuria, 1940 – Ponderano, 2018) è stato un artista giapponese attivo tra performance, scul...
19/04/2026

Hidetoshi Nagasawa (Tonei, Manciuria, 1940 – Ponderano, 2018) è stato un artista giapponese attivo tra performance, scultura e architettura. Segnato da giovane dalla fuga a seguito dell’invasione da parte dell’Unione Sovietica, sviluppa una visione profondamente influenzata dall’esperienza del trauma e del cambiamento. Dopo gli studi in architettura e design a Tokyo e il contatto con l’avanguardia Gutai, nel 1966 intraprende un viaggio in bicicletta attraverso l’Asia fino all’Europa, stabilendosi a Milano nel 1967.

La sua ricerca nasce dall’incontro tra Oriente e Occidente: dalla filosofia Zen e dal Taoismo trae i concetti di vuoto, impermanenza e invisibile, mentre dalla tradizione italiana assimila il senso dello spazio e della materia. Centrale è l’idea di “manutenzione della leggerezza”: materiali pesanti come marmo e ferro sembrano sfidare la gravità, creando equilibri precari e poetici. Fondamentale è anche il “Ma”, lo spazio tra le cose, inteso come luogo attivo e carico di energia. L’arte, per Nagasawa, non rappresenta la realtà ma rende percepibile “ciò che deve accadere”, aprendo varchi nel tempo.

La mostra al Camusac del 2014 ha presentato sculture inedite per Cassino. Tra queste, PARAVENTO S, composta da 18 elementi in marmo Rosso Luana disposti in andamento serpentino: l’opera non è percepibile da un unico punto di vista e genera una vertigine visiva attraverso una struttura che rompe la linearità. Le venature richiamano paesaggi della pittura giapponese, mentre l’insieme appare come una cortina densa attraversata da un movimento fluido.

POZZO NEL CIELO, presentata per la prima volta a Cassino nel 1999 in occasione del convegno “Spore arti contemporanee nel transito epocale”, fu installata sopra il tratto del fiume dietro la Chiesa Madre. In ferro e marmo, sviluppa il tema del vuoto: quattro bracci si estendono nello spazio creando linee intersecanti e un centro gravitazionale. L’equilibrio precario mette in tensione pieni e vuoti, tra terra e cielo, mentre una rete da pesca sottile al centro suggerisce uno spazio simbolico capace di accogliere l’universo.

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Klaus Münch (Friburgo, 1953) è un artista tedesco formatosi tra l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove studia scultu...
11/04/2026

Klaus Münch (Friburgo, 1953) è un artista tedesco formatosi tra l’Accademia di Belle Arti di Carrara, dove studia scultura, e l’Accademia di Monaco di Baviera, dove si diploma in pittura. Dagli anni Ottanta vive e lavora a Casalborgone (Torino), sviluppando un dialogo costante con la scena artistica italiana. Nel 2012 vince un importante concorso per la realizzazione di un’opera pubblica a Donaueschingen.

La sua ricerca si configura come una sintesi tra arte, scienza e filosofia. Dopo una fase iniziale dedicata a materiali pesanti come pietra e ferro, Münch approda a una progressiva smaterializzazione della scultura. Al centro del suo lavoro si impone la forma della cupola o semisfera, spesso realizzata in plexiglas o PVC: strutture che evocano simultaneamente pianeti e galassie, ma anche cellule e microrganismi osservati al microscopio. Ne deriva un continuo dialogo tra infinitamente grande e infinitamente piccolo.

Attraverso superfici traslucide e serigrafate, l’artista costruisce “mondi in vitro” sospesi in un campo gravitazionale invisibile. Lo spettatore è coinvolto in un doppio sguardo, cosmico ed endoscopico, esterno e interno. Le sue opere riflettono una visione influenzata dalla fisica di Einstein: dove esiste materia lo spazio si curva. Le cupole diventano così metafore della curvatura spazio-temporale, ma anche habitat simbolici, quasi grembi protettivi di una nuova idea di vita. L’arte di Münch si configura come conoscenza visiva, un invito a “vedere attraverso” la superficie.

In SENZA TITOLO (2013) una semisfera in plexiglas sospesa richiama un organismo in trasformazione. I segni interni evocano processi biologici e crescita continua, mentre la superficie funziona come membrana che protegge e rivela, suggerendo possibili habitat futuri e riflessioni sul rapporto tra vita, materia e universo. SENZA TITOLO (2004) indaga invece il rapporto tra corpo e spazio attraverso una performance in cui una figura entra in una struttura semisferica. Lo spazio diventa “amniotico”, simbolo di nascita e protezione. Il corpo attiva la forma, amplificando la relazione tra interno ed esterno.

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Indirizzo

Via Casilina Nord, 1, , Https://maps. App. Goo. Gl/vfLSRsr8SrVmw1eV 8
Cassino
03043

Orario di apertura

Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00
Sabato 15:00 - 19:00
Domenica 15:00 - 19:00

Telefono

+393351268238

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