Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea

Camusac Cassino Museo Arte Contemporanea CAMUSAC - Cassino Museo Arte Contemporanea Fondazione no profit Il museo resterà chiuso nei seguenti giorni festivi: 24-25-26 / 31dicembre -1 gennaio

La pagina è dedicata a fornire informazioni sul Museo d'Arte Contemporanea di Cassino e su tutti gli eventi e le manifestazioni promossi.

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) è artista, pittore e scultore italiano tra i protagonisti dell’Arte Povera. Figli...
30/08/2026

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) è artista, pittore e scultore italiano tra i protagonisti dell’Arte Povera. Figlio di un restauratore, si forma nella bottega paterna e lavora inizialmente nella pubblicità con Armando Testa. Tra i suoi riconoscimenti figurano il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia (2003) e il Praemium Imperiale in Giappone (2013).

La sua poetica nasce dal desiderio di superare la separazione tra arte e vita. Con i “Quadri specchianti”, realizzati dal 1961-62, sostituisce la tradizionale superficie pittorica con l’acciaio inox lucidato a specchio, su cui applica figure tratte da fotografie a grandezza naturale. L’immagine rappresenta il passato e la memoria, mentre lo specchio riflette spettatore e ambiente, introducendo nell’opera il presente, il movimento e l’imprevedibile. Esempio emblematico “L’Etrusco” (1976), mette in dialogo il passato, la storia con il presente in continuo divenire.

CONIGLIO (1972) è una serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio. Pistoletto riprende il tema delle nature morte seicentesche, evocando la fragilità della vita e della materia. La superficie riflettente coinvolge chi guarda, trasformando un soggetto quotidiano in una riflessione sul tempo, sulla realtà e sul nostro modo di osservare.

Negli anni ‘80 Pistoletto recupera la scultura, mettendo in dialogo il poliuretano, leggero e modellabile, con materiali tradizionali come il marmo. Figure monumentali e frammentarie rielaborano la tradizione classica senza imitarla: il passato viene scomposto e ricomposto nel presente. L’“anima” della scultura nasce così dalla relazione tra forma, spazio, tempo e presenza dell’uomo.

LA CADUTA (1983), in marmo bianco di Carrara, raffigura una figura maschile riversa sul basamento, in contrasto con la verticalità del monumento tradizionale. L’opera anticipa simbolicamente le cadute delle statue dei leader comunisti avvenute nell’Europa orientale nel 1991. La caduta non richiama solo la fine del potere, ma anche quella delle ideologie, diventando immagine di trasformazione e della capacità dell’arte di attraversare il tempo e la storia.

Pt.1

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27/08/2026

Addio Yayoi Kusama (1929 - 2026)

Yayoi Kusama è stata tra le figure più iconiche dell’arte contemporanea. Segnata fin dall’infanzia da allucinazioni e disturbi ossessivi, trasformò la propria esperienza psichica in un linguaggio artistico unico, fatto di pois, ripetizioni e infiniti.

Dalle Infinity Mirror Rooms ai celebri polka dots, Kusama lascia un’eredità immensa e inconfondibile.

Leggi l'articolo: https://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2026/08/yayoi-kusama-morta-97-anni/

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) si forma nelle Accademie di Belle Arti di Firenze, Milano e Roma. La sua ricerca attravers...
21/08/2026

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) si forma nelle Accademie di Belle Arti di Firenze, Milano e Roma. La sua ricerca attraversa pittura, scultura, installazione e architettura, concentrandosi sul rapporto tra materia, luce, colore, spazio e percezione. L’opera non è concepita come oggetto autonomo, ma come esperienza spaziale e luogo abitabile, capace di assumere una dimensione sociale, politica ed esistenziale.

Fin dagli esordi Pirri supera i confini della pittura tradizionale, trasformando il colore in un veicolo di luce e la luce in materia spaziale. Nelle Squadre plastiche, nei Tondi, nelle Arie e nelle Mezze Sfere la superficie si espande nello spazio, generando riflessi, ombre, distorsioni e ambienti percettivi. Centrale è il concetto di “fare e rifare”: opere
e frammenti del passato vengono ripresi e trasformati in nuove immagini. Il frammento non rappresenta una perdita, ma diventa parte di una composizione più ampia. Il colore, spesso applicato sul retro delle opere, produce riverberi e aloni sulle pareti, creando vere e proprie “sculture di luce”.

Per Pirri l’arte deve contribuire a rendere abitabile il presente, creando relazioni e possibilità di condivisione. In dialogo con la tradizione italiana, ricerca l’origine della forma, del colore e dello spazio, opponendosi sia alla pura autoreferenzialità dell’astrazione sia alla smaterializzazione dell’arte contemporanea. La sua ricerca si fonda sulla tensione tra riduzione e costruzione: il cerchio e il nero sono forme essenziali, mentre materia, luce e geometria le trasformano in strutture dinamiche. Memoria, rovina e frammento diventano materiali da ricomporre attraverso un “progetto dolce”, fondato sull’etica del fare.

Pirri non imita l’arte del passato, ma la continua attraverso forme nuove. In questa prospettiva va letta l’opera “SENZA TITOLO”, il cui maestoso oculo richiama il rosone di una chiesa romanica. L’artista non ricerca l’inedito o l’originale, ma una forma semplice e chiara con cui guardare e abitare lo spazio. L’opera acquista ulteriore intensità di notte, quando si accende di un blu intenso.

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Alex Pinna (Imperia, 1967) si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. La collaborazione con Allan Kapro...
20/08/2026

Alex Pinna (Imperia, 1967) si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. La collaborazione con Allan Kaprow e la frequentazione degli studi di Alik Cavaliere e Luciano Fabro contribuiscono alla sua maturazione artistica. Direttore e docente della scuola di scultura dell’Accademia di belle arti di Brera di Milano, Pinna concentra la sua ricerca sulla scultura, sperimentando materiali come corda, bronzo, vetro, ceramica, resina e marmo.

Dopo una prima esperienza nell’ambiente neoconcettuale milanese, caratterizzata da oggetti quotidiani “sabotati”, a metà degli anni Novanta si avvicina all’immaginario dei fumetti e delle fiabe. W***y il Coyote, Silvestro e Pinocchio vengono reinterpretati con ironia e malinconia, evocando fallimento, attesa e paradosso. Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila sviluppa le celebri figure esili e allungate: funamboli, equilibristi e personaggi dalle gambe lunghissime, costruiti attraverso una linea essenziale che trasferisce il disegno nella terza dimensione.

Il disegno è il motore del processo creativo e la scultura diventa un vero e proprio “disegno nello spazio”. Prive di dettagli e di espressioni facciali, le figure non possiedono un’identità precisa e assumono un carattere universale. Ispirate anche alla poetica di Alberto Giacometti, ma alleggerite dalla drammaticità attraverso l’ironia, esprimono fragilità, solitudine, attesa e instabilità con posture minime e gesti essenziali. Centrale è il tema dell’“attimo prima”: quel momento sospeso che precede l’azione, quando tutto può ancora accadere. Le sculture diventano così “dubbi tridimensionali”, aperti all’interpretazione dello spettatore. La fragilità delle forme si fa metafora della condizione umana, tra ironia, malinconia e leggerezza.

In 2 CON, la presenza del doppio e dell’altro si manifesta attraverso due figure che si sostengono reciprocamente in un equilibrio precario. Le linee sottili evocano una tensione muscolare e trasformano la relazione in una forza necessaria alla stabilità. L’opera suggerisce che l’identità e la presenza dell’individuo si definiscano anche attraverso il rapporto con l’altro.

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Gianni Pettena (Bolzano, 1940) è un architetto, artista e storico dell’architettura italiano, tra i protagonisti e co-fo...
16/08/2026

Gianni Pettena (Bolzano, 1940) è un architetto, artista e storico dell’architettura italiano, tra i protagonisti e co-fondatori dell’Architettura Radicale, nata a Firenze alla fine degli anni ’60 e di Global Tools nel 1973. Laureato in Architettura a Firenze nel 1968, ha insegnato all’Università di Firenze, alla Domus Academy di Milano e in numerose istituzioni internazionali. Ha collaborato con importanti riviste di architettura e design e curato mostre dedicate alla storia del paesaggio. Il suo lavoro supera i confini tra architettura, arte concettuale, Land Art, performance e design, portandolo a definirsi provocatoriamente “anarchitetto”.

Per Pettena l’architettura non coincide con l’edificio finito né con una professione subordinata a mercato, burocrazia e funzionalismo. Il valore risiede nell’idea e nel processo creativo, che possono esistere anche senza una realizzazione definitiva. Il progetto diventa azione, esperienza fisica e ricerca concettuale. Materiali e fenomeni naturali – ghiaccio, argilla, vegetazione e vento – sono impiegati per creare interventi temporanei e mutevoli, lasciando che l’ambiente trasformi o riassorba l’opera. Durante i soggiorni negli Stati Uniti studia le “architetture inconsce”, osservando paesaggi industriali, minerari e desertici. Anziché imporre nuove forme alla natura, ne legge i segni prodotti dall’uomo, raccogliendo immagini e frammenti di paesaggio come strumenti di memoria.

ARCHIPENSIERI (2001), installazione in ferro concepita come una “Stonehenge contemporanea” e realizzata per il convegno “Inonia. Quali città d’arte a venire?”, all’Università di Cassino il 25 e 26 maggio 2001. L’opera riflette sul rapporto tra architetto e artista ambientale, superandone i confini. Il sistema di barre verticali, orizzontali e oblique appare diverso a seconda del punto di osservazione: solo da una prospettiva frontale emerge il profilo di un tempio classico, simbolo della storia dell’architettura. L’apparente disordine si ricompone così in una forma riconoscibile, invitando a passare da una percezione distratta a una fruizione dello spazio più profonda e consapevole.

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Peppe Perone (Napoli, 1972) si forma al Liceo Artistico di Benevento e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si definis...
12/08/2026

Peppe Perone (Napoli, 1972) si forma al Liceo Artistico di Benevento e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si definisce scultore in senso tradizionale e padroneggia materiali come bronzo, legno, gesso e terracotta, affiancandoli a materiali contemporanei per confrontarsi con la realtà attuale. Per Perone la scultura è un linguaggio tridimensionale dinamico, un “antidoto” alla perdita della percezione dello spazio provocata dalla crescente bidimensionalità di televisione e computer.

La sua ricerca prende spunto da animali, ambienti domestici e oggetti di consumo quotidiano, spesso usa-e-getta, provenienti dalla realtà o dal mondo delle fiabe: bicchieri di carta, posate, bottiglie e pneumatici vengono ricreati attraverso strutture in ferro e vetroresina e ricoperti da una patina di colla e sabbia. Naturale o colorata con pigmenti acrilici, la sabbia è l’elemento distintivo della sua poetica. Evoca la fragilità, l’impermanenza dell’infanzia e l’obsolescenza dei beni di consumo, ma allo stesso tempo cristallizza e pietrifica gli oggetti, sottraendoli al tempo e alla loro funzione per trasformarli in una sorta di “fossili contemporanei”.

Attraverso paradossi visivi e grandi installazioni ambientali affronta temi come l’inquinamento, la contaminazione della natura, il cibo industriale e le manipolazioni genetiche, trasformando gli scarti della società dei consumi in un’archeologia del presente, sospesa tra memoria, gioco ed enigma. In GIUDIZIO UNIVERSALE, grandi ali sono adagiate sulle sedie disposte intorno a un tavolo da pranzo, creando una sospesa sensazione di presenza-assenza. L’ambiente appare come un luogo in attesa, segnato da un posto vuoto che sembra custodire la possibilità di un evento imminente. Le ali, simbolo di movimento, volo e spiritualità, evocano il pensiero, la trascendenza e la natura fugace dell’anima. La sabbia che le ricopre diventa una materia fragile e instabile, introducendo nell’opera una dimensione di precarietà e silenziosa inquietudine.

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Perino & Vele (Emiliano Perino, New York, 1973; Luca Vele, Rotondi, 1975) lavorano insieme dal 1994 e hanno sviluppato u...
09/08/2026

Perino & Vele (Emiliano Perino, New York, 1973; Luca Vele, Rotondi, 1975) lavorano insieme dal 1994 e hanno sviluppato un linguaggio fondato sul paradosso tra monumentalità e fragilità, realtà e finzione, ironia e denuncia. Elemento distintivo della loro ricerca è la cartapesta, ottenuta attraverso un processo artigianale che trasforma i quotidiani in materia scultorea. I giornali vengono selezionati anche in base al colore delle diverse testate, quindi macerati, triturati e impastati con acqua e colla fino a ottenere una polpa omogenea. L’impasto viene modellato e applicato su strutture e forme. Notizie, parole e immagini passano così dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità della scultura, congelando simbolicamente il flusso dei media.

La scelta di un materiale povero e apparentemente fragile contrasta con l’imponenza delle opere. Superfici geometriche che ricordano trapunte, cuscini o piumini producono un inganno percettivo: ciò che appare morbido si rivela duro e resistente. Gli oggetti familiari vengono sottratti alla loro funzione originaria e trasformati in simulacri del quotidiano, conservando la loro riconoscibilità ma assumendo nuovi significati e diventando così strumenti di riflessione. L’ironia è centrale nella loro poetica, ma non è mai fine a se stessa. Dietro la leggerezza emergono riflessioni sulla società, sull’ambiente, sull’eccesso di informazioni e sulle contraddizioni del presente, fino a temi come la violenza, la guerra e il rapporto tra uomo e natura.

In CARROZZERIA M. VELE, realizzata in china e pastello su cartapesta, una saracinesca abbassata richiama la facciata di un’officina. Il titolo rimanda alla Carrozzeria M. Vele, fondata dal padre di Luca Vele a Rotondi, luogo legato alla sua memoria personale e alla storia di Via Varco, dove gli artisti hanno il loro atelier. La saracinesca diventa una soglia simbolica tra memoria privata e spazio pubblico. Il contrasto tra il metallo, associato a solidità e peso, e la cartapesta, materiale leggero e povero, trasforma un frammento della storia familiare in una testimonianza visiva della memoria.

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Beverly Pepper (Brooklyn, 1922 – Todi, 2020) è stata una scultrice e pittrice statunitense. Formatasi a New York e Parig...
06/08/2026

Beverly Pepper (Brooklyn, 1922 – Todi, 2020) è stata una scultrice e pittrice statunitense. Formatasi a New York e Parigi, nel 1952 si trasferisce in Italia con il marito Curtis Bill Pepper, scegliendo Todi come casa e atelier. Inizialmente pittrice, dopo il viaggio ad Angkor Wat in Cambogia e la scoperta dei templi avvolti dalle radici degli alberi, nel 1960 abbandona la tela per dedicarsi alla scultura, approfondendo il rapporto tra materia, uomo e natura.

La sua ricerca nasce dall’incontro tra la cultura americana, legata alla natura incontaminata, e quella europea, fondata sul paesaggio storico e antropizzato. Nelle opere di Land Art il territorio diventa parte integrante della scultura: archi, spirali e forme totemiche dialogano con luce, spazio e stagioni, creando “rovine costruite” dove memoria e contemporaneità convivono. In OMPHALON, realizzata in terra e pietra serena, una spirale segue l’orografia del paesaggio evocando l’antico Omphalos greco, simbolo dell’origine e del legame tra uomo e natura. L’opera nasce dal terreno stesso e si configura come il riflesso in negativo della collina sovrastante.

Pioniera nell’uso del metallo su grande scala e tra le prime donne a confrontarsi con la scultura industriale, Pepper apprende la saldatura negli stabilimenti Italsider di Piombino e diventa una delle prime artiste a utilizzare l’acciaio Cor-ten, trasformando la ruggine in una superficie viva, capace di raccontare il tempo e la memoria. Con un approccio intuitivo accoglie imperfezioni e imprevisti della lavorazione, concependo la monumentalità come equilibrio tra proporzione e forza spirituale. In opere come OCTAVIA, CURVED PRESENCE, HELENA e NUOVO TWIST, realizzate presso lo stabilimento Iron di Assisi, il metallo si trasforma in forme dinamiche e leggere, dove superfici curve e tensioni spaziali instaurano un dialogo continuo tra materia, percezione e ambiente. Con CLAUDIA BAS RELIEF e TARQUINIA BAS RELIEF rinnova il linguaggio del bassorilievo attraverso incisioni e piegature del ferro, evocando le antiche steli etrusche e fondendo luce, geometria, scultura e architettura.

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Dal garage a Marginalia
19/07/2026

Dal garage a Marginalia

Indirizzo

Via Casilina Nord, 1, , Https://maps. App. Goo. Gl/vfLSRsr8SrVmw1eV 8
Cassino
03043

Orario di apertura

Martedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00
Sabato 15:00 - 19:00
Domenica 15:00 - 19:00

Telefono

+393351268238

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