Orario di apertura al pubblico
febbraio: 10:00-13:00 (chiuso il lunedì, martedì e mercoledì)
marzo: 10:00-15:00 (chiuso il lunedì, martedì e mercoledì)
aprile: 11:00-17:00 (chiuso il lunedì e martedì)
maggio: 11:00-17:00 (chiuso il martedì)
giugno: 11:00-17:30 (chiuso il martedì)
Il Tempietto sul Clitunno, piccolo sacello a forma di tempio, si trova nel comune di Campello sul Clitunno, a cir
ca 1 km a valle delle sorgenti del fiume Clitunno, nella frazione di Pissignano. Considerato uno tra i più interessanti monumenti altomedievali dell’Umbria, è tra i sette gioielli dell’arte e dell’architettura longobarda in Italia, che riuniti in un unico seriale, sono stati inseriti nel 2008 nella prestigiosa lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Costruito sopra una delle tante sorgenti del fiume Clitunno ricordate da Plinio il Giovane, sorge lungo il declivio del colle di S.Benedetto dominante la valle spoletina. Ritenuto a lungo un sacello romano, l’edificio, la cui architettura ricalca la forma di un tempietto corinzio tetrastilo in antis, è stato oggetto di numerose interpretazioni riguardo le sue fasi costruttive. Una prima proposta di datazione lo vede innalzato nel IV – V sec.d.C., come chiesa intitolata a S. Salvatore, dove convivono raffinato linguaggio classico e simbolismo dei primi secoli del cristianesimo. La presenza di una croce monogrammatica al centro del timpano, coerente ed integrata al resto della decorazione scolpita, ne sarebbe testimonianza. Recenti studi, invece, hanno permesso di circoscrivere la cronologia dell’edificio all’età longobarda, con un’oscillazione tra gli inizi del VII ed il pieno VIII sec. Sempre all’ VIII sec. sono attribuiti gli affreschi dell’abside raffiguranti Pantocreator, San Pietro, San Paolo, Angeli con Croce Gemmata. Lo stile generale con cui è concepito il tempietto e il linguaggio classicheggiante che emerge sia dai reimpieghi che dagli ornamenti appositamente disegnati ed eseguiti, suggeriscono che i committenti furono probabilmente membri della famiglia ducale longobarda che, attraverso l’evocazione della grandezza di Roma, proclamavano il loro status e il loro prestigio