Napoli com'era

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Napoli 🩵
02/06/2026

Napoli 🩵

Napoli - Veduta della Colonna dei Martiri[Doppia cartolina: albumina e colorizzata]Nel centro di Piazza dei Martiri si e...
02/06/2026

Napoli - Veduta della Colonna dei Martiri
[Doppia cartolina: albumina e colorizzata]

Nel centro di Piazza dei Martiri si erge la Colonna dei Martiri, eretta nel 1866-68 su disegno di Enrico Alvino, in memoria dei napoletani caduti nelle rivoluzioni contro i Borbone.
Simboleggiano le rivoluzioni i quattro grandi leoni intorno alla base: il leone morente è simbolo di quella del 1799 (opera di Antonio Busciolano); l'altro che, trafitto dalla spada, si torce a morderla, di quella del 1820 (di Stanislao Lista); il terzo, che non è ancora domo, di quella del 1848 (di Pasquale Ricca); l''ultimo, minaccioso, di quella del 1860 (di Tommaso Solari). La Vittoria, in alto, si deve a Emanuele Caggiano.

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Napoli - Via Armando Diaz
01/06/2026

Napoli - Via Armando Diaz

Napoli - Costumi - Studio costume (1903)
31/05/2026

Napoli - Costumi - Studio costume (1903)

Napoli (Vomero) - Via Morghen - Ginnasio V. E. (1912)Nel nuovo quartiere del Vomero, inaugurato nel maggio 1885, ai prim...
31/05/2026

Napoli (Vomero) - Via Morghen - Ginnasio V. E. (1912)

Nel nuovo quartiere del Vomero, inaugurato nel maggio 1885, ai primi del ‘900 si richiedeva con insistenza di creare delle scuole per i figli delle famiglie che vi si erano trasferite. In un quotidiano locale, “Il Corriere del Vomero, Posillipo, Capodimonte” si riferiva infatti che nel 1908 “i padri di famiglia” del nuovo quartiere avevano ottenuto l’apertura di scuole secondarie in loco. L’anno dopo si aprì una scuola normale femminile, odierno Istituto Mazzini. Poi, su richiesta degli stessi padri di famiglia, che non volevano far scendere i figlioli e le figliole a Napoli, qualche anno dopo furono aperte delle sezioni staccate del Liceo Classico Vittorio Emanuele II. Infine nel 1919 il Liceo Classico ottenne la sua autonomia, prendendo il nome, l’anno seguente, di Regio Liceo Classico Jacopo Sannazaro. Il Liceo fu sistemato in un palazzo di via Morghen ed ebbe una certa affluenza (circa 300 alunni nel primo quinquennio). Esso fu dotato di somme per l’acquisto di libri e materiali. Così si formò il primo nucleo della attuale Biblioteca, in cui si conservano molti testi di quel periodo, che recano il timbro di Regio Liceo. E nella “biblioteca circolante” annessa al Liceo si contavano circa 600 volumi “di letture amene e di coltura”, anche perchè il Liceo, secondo la “Riforma Gentile” era formato dalle prime tre glassi ginnasiali (odierna scuola media) da un quarto e un quinto ginnasio e dalle tre classi liceali. Furono poi creati il “gabinetto” di fisica e quello di scienze naturali, dotati della necessaria strumentazione. Erano anche previste “passeggiate scolastiche” a Cuma ed al lago d’Averno, per visitare i luoghi virgiliani. Di cui fu fatta in classe una relazione in latino. Nonostante fosse stata creata la prima scuola media statale (odierna Scuola Media Viale delle Acacie), nell’anno scolastico 1933-34, il numero degli alunni del Liceo era notevolmente aumentato, specie dopo l’apertura della funicolare di Piazza Fuga. Perciò nel 1933 si decise di costruire un nuovo edificio, più idoneo, nell’antico giardino di villa Haas. In cinque anni l’edificio fu completato e inaugurato il 28 ottobre 1938 con una solenne cerimonia, aperta da una rappresentazione effettuata dai piccoli balilla. Tuttavia, l’anno scolastico 1939-40 finì 15 giorni prima del termine, poiché “c’era aria di guerra”: il 10 giugno, infatti, veniva dichiarata la guerra. In seguito, l’edificio cominciò a deteriorarsi a causa dei bombardamenti. Dopo il bombardamento diurno del 4 dicembre 1942, le scuole di Napoli furono chiuse, per essere riaperte solo nel febbraio del 1943, per le sole terze liceali, che furono scrutinate anticipatamente. Infine, dopo l’8 settembre, il Liceo fu teatro delle “Quattro giornate”, divenendo centro di raccolta dei caduti. Liberata Napoli dai tedeschi, il Liceo fu requisito dagli alleati che lo adibirono ad ospedale militare; perciò l’anno scolastico 1942-44 poté essere terminato negli antichi locali di via Morghen. Finalmente il 24 maggio 1945 fu restituito alla cittadinanza, anche se ricominciò a funzionare solo in ottobre. E da quel momento non ha subito ulteriori traversie.

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Napoli dall'aereo - Borgo Marinaro e Grandi Alberghi (1957)Borgo Marinari, quartiere di ristoratori e pescatori, sorto s...
30/05/2026

Napoli dall'aereo - Borgo Marinaro e Grandi Alberghi (1957)

Borgo Marinari, quartiere di ristoratori e pescatori, sorto sull’isoletta di Megaride e tutt’intorno a Castel dell’Ovo. Il luogo sembra essersi fermato ai primi dell’Ottocento. Il porticciolo, le barche, i ristorantini che si affacciano sul mare, i vecchi basoli e infine il tufo imponente del castello tendono a creare una atmosfera surreale e fuori dal tempo. Tutto si accentua ancor più al tramonto, quando le luci del porto e dei ristorantini si accendono e le vie si popolano di turisti affamati di cibo e storia.
Qui sono nati i ristoranti di pesce più famosi di Napoli. Impossibile non ricordare Zi Teresa, nato dalla fatica di una popolana del quartiere Santa Lucia, che alla fine dell’Ottocento aveva aperto nel suo “basso” una piccola cucina per i popolani, i quali avevano preso a chiamarla affettuosamente “zia”. È questo il borgo delle famose “luciane” che, come descrive bene Salvatore Di Giacomo, passeggiavano per le vie vendendo acqua zurfegna mentre i mariti, i “luciani”, erano occupati nell’arte della pesca.
Eppure negli ultimi decenni dell’Ottocento questo luogo non era certo un salubre quartiere ricco e patinato. Lo scrittore toscano Renato Fucini lo descrive così in una sua visita ancora nel 1877:
"I vichi di quel gruppo di case addossate al colle di Pizzofalcone, che formano il quartiere di Santa Lucia, sono cinque e in questi si rintanano la sera dalle quindici alle ventimila persone […] Le case che li fiancheggiano sono alte; la luce ci filtra appena attraverso l’enorme quantità di panni stesi ad asciugare, il lastrico non esiste o è mal connesso o non si vede perché nascosto sotto uno strato umido d’immondizia di ogni genere, l’aria è greve, il puzzo qualche volta insopportabile".
Insomma non certo il paradiso paesaggistico e architettonico che si vede oggi. Sarà il cosiddetto Risanamento voluto dal sindaco Nicola Amore, verso il 1884, a renderlo quello che vediamo oggi. Anche se l’ambiziosa opera di rifacimento non brillò certo per onestà di intenti e di modi. L’obiettivo avrebbe dovuto essere il restyling dei principali quartieri di Napoli (Pendino, Porto, Mercato e Vicaria), sventrando le zone povere e degradate colpevoli, secondo il sindaco, di aver contribuito alla diffusione della grande epidemia di colera. In verità servì in gran parte a creare un paravento per la Napoli opulenta e aristocratica, dietro il quale si nascosero le brutture di quartieri degradati, relegati a luoghi marginali della città.
Si alternarono, così, costruzioni di alberghi di lusso e imponenti edifici eleganti. Si fecero via Partenope e via Caracciolo. Si ristrutturò Borgo Marinari, mettendo a nuovo la bellissima cornice di Castel dell’Ovo.
I vichi di quel gruppo di case addossate al colle di Pizzofalcone, che formano il quartiere di Santa Lucia, sono cinque e in questi si rintanano la sera dalle quindici alle ventimila persone […] Le case che li fiancheggiano sono alte; la luce ci filtra appena attraverso l’enorme quantità di panni stesi ad asciugare, il lastrico non esiste o è mal connesso o non si vede perché nascosto sotto uno strato umido d’immondizia di ogni genere, l’aria è greve, il puzzo qualche volta insopportabile.

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Napoli - Piazza Municipio
29/05/2026

Napoli - Piazza Municipio

Napoli - Piazza Municipio e cascata luminosa (1957)
28/05/2026

Napoli - Piazza Municipio e cascata luminosa (1957)

Napoli - Castel dell'Ovo (1947)Perché Castel dell'Ovo si chiama proprio “dell’Ovo”?Tutto ha origine dalla leggenda del m...
27/05/2026

Napoli - Castel dell'Ovo (1947)

Perché Castel dell'Ovo si chiama proprio “dell’Ovo”?
Tutto ha origine dalla leggenda del magico uovo di Virgilio, secondo la quale il poeta latino avrebbe nascosto un uovo dai misteriosi poteri magici nelle segrete del castello. Il suddetto uovo avrebbe assicurato l’integrità della fortezza e dell’intera città napoletana fin quando esso sarebbe rimasto al suo posto, integro e in piedi. La leggenda era nata tra i napoletani probabilmente nel Duecento. A questa epoca risale uno scritto di un certo Corrado di Querfurt che aveva raccolto delle tradizioni napoletane secondo le quali il poeta aveva costruito dei talismani in grado di proteggere la città. Uno di questi amuleti (oltre all’uovo) sarebbe stato un modellino della Neapolis antica racchiuso in una bottiglia e poi murato tra le fortificazioni della città. Quello che sappiamo per certo è che Virgilio sicuramente era stato in città, molto probabilmente nell’ultimo periodo della sua vita. Una tradizione vuole che sia morto a Brindisi nel 19 a. C., colto da un malore mentre ritornava da un viaggio in Grecia, e che poi sia stato sepolto a Napoli in una zona compresa nell’area di Piedigrotta.
Comunque sia, durante il Medioevo il poeta è stato spesso chiamato mago e a lui si attribuivano doti divinatorie. In effetti la discendenza di Virgilio stesso aveva un nome che era tutto un programma: gens Magia. La stessa madre di Virgilio si chiamava Magia Polla.
Non tutti sanno però che, nel XIV secolo, la regina Giovanna I d’Angiò sostituì l’incredibile uovo di Virgilio, che si sarebbe rotto causando il crollo parziale di un arco di pietra su cui erano poste le fondamenta del castello. Prima che il panico potesse diffondersi tra i popolani, la regina sarebbe scesa nei meandri segreti dei sotterranei antichi, posizionando un nuovo potente uovo magico al posto di quello antico lasciato lì dal sommo poeta. Questa sarebbe la leggenda che ha dato il nome al castello, anche se molto probabilmente “dell’Ovo” deriva dalla forma dello zoccolo tufaceo dell’isoletta di Megaride su cui poggia il complesso.

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Napoli - Via Caracciolo con pescatori che tirano la rete (1904)[Doppia cartolina: monocromatica e colorizzata]
26/05/2026

Napoli - Via Caracciolo con pescatori che tirano la rete (1904)
[Doppia cartolina: monocromatica e colorizzata]

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