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Napoli - Palazzo Reale, Cavalli di bronzo, dono dell'Imperatore Nicolò di Russia (1904)L'ingresso principale del Giardin...
01/09/2026

Napoli - Palazzo Reale, Cavalli di bronzo, dono dell'Imperatore Nicolò di Russia (1904)

L'ingresso principale del Giardino reale si via S. Carlo è caratterizzato da due monumentali sculture equestri che sovrastano la cancellata del giardino. Anche se sono famosi come i Cavalli di bronzo, in realtà la loro vera denominazione è Cavalli russi perchè furono donati alla città di Napoli dallo Zar Nicola I nel 1846, dopo che con la propria consorte Aleksandra Fëdorovna, aveva soggiornato nella splendida città partenopea e, dove la zarina beneficiò ottimi risultati dal clima temperato e giovamenti efficaci al suo debole stato di salute. Il dono inaspettato rinsaldò l'amicizia tra le due famiglie reali e per la bellissima accoglienza e dall'ospitalità ricevuta, i sovrani russi pensarono nel regalo delle statue di contraccambiare e ringraziare così tutto il popolo napoletano e nello stesso tempo consolidare gli ottimi rapporti commerciali che già esistevano tra i due stati, e rafforzare quelli politici con il potente regno delle Due Sicilie, essendo in quel momento tra gli stati più importanti dell'Europa che contavano.
Il dono del ringraziamento, inviato per via mare, consistette nelle due monumentali sculture, in due gigantesche statue dei Domatori di cavalli, opera dello scultore russo, Pietro Giacomo Clodt Von Jurgensburg, che furono inaugurate e messe in bella mostra davanti palazzo reale, il giorno dell'onomastico dello Zar Nicola I 6 dicembre 1846. I sovrani napoletani e l'intero popolo rimasero esterrefatti per la bella manifattura delle statue di due giovani nudi, che frenano per il morso due cavalli impennati. Copie identiche degli stessi gruppi, opera dello stesso artista, si trovano tutt'ora che ornano un ponte Anickov a san Pietroburgo.

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Napoli - Via San Carlo e Giardino Reale (1912)[Doppia cartolina: bianco e nero e colorizzata]Continuando a percorrere vi...
31/08/2026

Napoli - Via San Carlo e Giardino Reale (1912)
[Doppia cartolina: bianco e nero e colorizzata]

Continuando a percorrere via S. Carlo si costeggia il Giardino del Palazzo Reale.
Il giardino si trova in un'area adibita a verde fin dall'età angioina, quando era di pertinenza di Castel Nuovo. Nel Cinquecento il giardino era riservato ai viceré che dimoravano nel Palazzo Vecchio, situato sul luogo dell’attuale piazza Trieste e Trento e demolito nell’Ottocento. Con l’edificazione del nuovo palazzo a partire dal 1600 lo spazio verde si ridusse sensibilmente; nel corso del Settecento venne occupato da fabbricati di servizio della corte, tra cui il maneggio, le scuderie e la fabbrica di porcellana.
L’aspetto attuale risale alla metà dell’Ottocento e rientra tra gli interventi affidati da Ferdinando II di Borbone all’architetto Gaetano Genovese, che per la sistemazione del giardino all’inglese si avvalse della collaborazione del botanico tedesco Friedrich Dehnhardt. Quest’ultimo inserì nelle aiuole delimitate da viali curvilinei numerose specie arboree, tra cui due splendidi esemplari di Ficus macrophylla, gli alberi più grandi e più antichi del giardino. La cancellata in ghisa fu realizzata nell’opificio borbonico di Pietrarsa; i due cavalli di bronzo, opera di Peter Clodt von Jürgensburg, furono donati al re delle Due Sicilie dallo zar Nicola I di Russia in ricordo del suo soggiorno a Napoli nel 1845.
Nel Novecento la struttura del giardino fu modificata con la realizzazione del viale rettilineo di accesso da via San Carlo alla Biblioteca Nazionale, qui trasferita nel 1927. L’ultimo intervento che ha modificato marginalmente il disegno del giardino risale al 2011, quando fu realizzata la sala interrata per le prove dell’orchestra del Teatro di San Carlo, sulla cui copertura è collocata l’installazione Prova d’orchestra dell’artista Mimmo Paladino.

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Napoli - Via S. Carlo - Cupola Galleria Umberto I (1944)Proseguendo su via S. Carlo è possibile ammirare dall'esterno l'...
30/08/2026

Napoli - Via S. Carlo - Cupola Galleria Umberto I (1944)

Proseguendo su via S. Carlo è possibile ammirare dall'esterno l'imponente cupola della Galleria Umberto I.
La galleria Umberto I prese il posto di vecchi e malsani edifici del Rione Santa Brigida. Un groviglio di strade e vicoli che da via Toledo sboccavano di fronte a Castel Nuovo. Furono risparmiate dalla distruzione la chiesa di San Ferdinando, da cui prende il nome il quartiere, e la chiesa di Santa Brigida, ultimo ricordo dell'antico rione.
La sistemazione dell'area è affidata all'ingegnere Emanuele Rocco. Il suo progetto presenta quattro bracci coperti da una vasta superficie vetrata, con elementi in ferro a vista, all’incrocio dei quali si innalza l’imponente cupola di ferro e vetro, ideata dall'ingegner Paolo Boubée.
Il risultato è una struttura complessa ed originale in stile Liberty dalle dimensioni maestose: lunghezza massima 147 metri, larghezza 15, altezza 34 e mezzo, il vertice della cupola è a 57 metri.
Sotto diversi aspetti ricorda la famosa Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, che era stata aperta con grande successo nel 1875. Ma se la galleria milanese è più lunga, la struttura della copertura di quella napoletana ha un altezza maggiore.
Sul tamburo della cupola c'è la Stella di Davide, a sottolineare che la Galleria è sede storica della Loggia Massonica del Grande Oriente d’Italia.

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Napoli - Interno della Galleria Umberto IDalla Galleria Umberto si accede al sottostante Teatro Margherita, sala circola...
29/08/2026

Napoli - Interno della Galleria Umberto I

Dalla Galleria Umberto si accede al sottostante Teatro Margherita, sala circolare con volta a ombrello, decorata da motivi "belle époque", oggi purtroppo mal conservati per recenti ammodernamenti. Lo storico locale è stato il primo e più celebre cafè-chantant d'Italia.

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Napoli - Galleria Umberto I°. Prospetto da S. CarloTipico edificio dell’epoca Umbertina, la Galleria di Napoli è tra gli...
28/08/2026

Napoli - Galleria Umberto I°. Prospetto da S. Carlo

Tipico edificio dell’epoca Umbertina, la Galleria di Napoli è tra gli edifici del genere uno dei più imponenti in Italia per il respiro e la maestosità dell’architettura trasparente in ferro e vetro. La cupola, di Paolo Boubée, è alta m 57.57 e impostata su un ottagono di m 36.21. Le pareti e i portici d’ingresso sono arricchiti da una copiosissima decorazione "pompier".

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Napoli - Galleria Umberto I - Prospetto principale verso S. Carlo (1890)[Doppia cartolina: albumina e bianco e nero]Su V...
27/08/2026

Napoli - Galleria Umberto I - Prospetto principale verso S. Carlo (1890)
[Doppia cartolina: albumina e bianco e nero]

Su Via S. Carlo, di fronte all'omonimo teatro si leva la facciata principale della Galleria Umberto, opera di Emananuele Rocco, Antonio Curri, Paolo Boubée ed Ernesto Di Mauro (1887-90).

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Napoli - Interno del R. Teatro S. Carlo[Triplice cartolina: albumina, bianco e nero e colorizzata]La grandiosa e severa ...
26/08/2026

Napoli - Interno del R. Teatro S. Carlo
[Triplice cartolina: albumina, bianco e nero e colorizzata]

La grandiosa e severa sala sala del Teatro S. Carlo (m 28.60 x 22.50) è celebre per lo sfarzo d'oro ma soprattutto la perfetta acustica. Bellissimo il palco reale e 184 palchi (compresi quelli del proscenio), in 6 ordini; la parte mediana del 5° e 6° ordine è ad anfiteatro, con posti numerati; ha una capienza complessiva di circa 3000 spettatori. Nella volta, Apollo che presenta a Minerva i maggiori poeti greci, latini e italiani, composizione ideata dal Niccolini e dipinta da Giuseppe Cammarano. Il sipario, rappresentante Le Muse e Omero con 80 tra poeti e musicisti disposti a gruppi, è di Giuseppe Mancinelli (1854). Il palcoscenico misura m 33,10 x 34.40. Al S. Carlo ebbero la prima rappresentazione la "Donna del lago" e il "Mosè" di Rossini, la "Sonnambula" di Bellini, la "Lucia di Lammermoor" di Donizetti.

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Napoli - Teatro S. Carlo (1928)[Doppia cartolina: bianco e nero e colorizzata]Il Teatro S. Carlo fu costruito dal 4 marz...
25/08/2026

Napoli - Teatro S. Carlo (1928)
[Doppia cartolina: bianco e nero e colorizzata]

Il Teatro S. Carlo fu costruito dal 4 marzo all’ottobre 1737 da Angelo Carasale per ordine di re Carlo Borbone su disegno di Giovanni Antonio Medrano. Venne inaugurato per l'onomastico del re (4 novembre), dal quale prese nome, con l’opera "Achille in Sciro" del Metastasio, musicata da Domenico Sarro. Nel 1762, con alcuni lavori di Giovanni Maria Bibiena, ne fu aumentata la sonorità; Ferdinando Fuga ne rinnovò la decorazione interna (1768), rifatta nel 1797 da Domenico Chelli; nel 1810-12 Antonio Niccolini aggiunse il poderoso atrio e l’elegante loggia nella facciata (che servì per ridotto da giuoco, dal 1822 per sede dell’Accademia dei cavalieri e dal 1861 del Circolo dell’Unione) e rinnovò l’interno. Distrutto questo da un incendio la notte del 12 febbraio 1816, fu ricostruito su disegno di Antonio Niccolini e nel 1841 restaurato dallo stesso, con l’aiuto del figlio Fausto e di Francesco Maria Del Giudice. Nel 1928 venne sopraelevato il tetto e rinnovato il palcoscenico e l'arredamento; nel 1938 fu aggiunto il ridotto nel lato verso i Giardini reali.

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Napoli - Piazza S. Ferdinando con Teatro S. Carlo e Galleria (1924)La chiesa di San Ferdinando a Piazza Trieste e Trento...
24/08/2026

Napoli - Piazza S. Ferdinando con Teatro S. Carlo e Galleria (1924)

La chiesa di San Ferdinando a Piazza Trieste e Trento divide idealmente le due principali strade che si innestano sulla piazza e cioè via Toledo da un lato e via S. Carlo dall'atro. E proprio imboccando via S. Carlo che subito ci si imbatte nel magnifico Teatro S. Carlo, uno dei più vasti e più famosi teatri lirici del mondo, il cui ingresso principale si trova esattamente davanti ad uno degli ingressi dell'elegante Galleria Umberto.

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Napoli - Piazza Trieste e Trento - Fontana LauroAl centro di Piazza Trieste e Trento si può ammirare la fontana del Ca**...
23/08/2026

Napoli - Piazza Trieste e Trento - Fontana Lauro

Al centro di Piazza Trieste e Trento si può ammirare la fontana del Ca****fo è una delle fontane monumentali più belle di Napoli. E’ un’opera abbastanza recente rispetto alla maggior parte delle fontane monumentali che possiamo trovare in città ed ha un’origine un po’ particolare.
La costruzione della fontana, infatti, fu voluta fortemente dal sindaco di quell’epoca Achille Lauro che riuscì a farla realizzare durante il periodo della sua giunta comunale tra il 1952 e il 1957.
Inizialmente, non era questa la fontana prevista in Piazza Triste e Trento, ma la volontà del sindaco era di trasferire lì la fontana di Monteoliveto (che si trova nell’omonima piazza).
A questa volontà, nel 1955 il Consiglio Superiore delle Belle Arti, si oppose strenuamente.
Achille Lauro non si arrese al rifiuto del Consiglio e per “dispetto” fece costruire, in tempi velocissimi una fontana ex novo, ovvero quella del Ca****fo, addebitandosi personalmente tutte le spese e offrendola in “dono” alla città di Napoli.
L’incarico di progettazione della fontana fu affiata agli ingegneri Carlo Comite, Mario Massari e Fedele Federico. Nel 1955 cominciarono i lavori per la costruzione e il 29 aprile 1956 fu inaugurata la fontana.
La struttura è composta da una grande vasca circolare collocata in un giardinetto che funge da rotonda. Al centro di questa vasca vi è una piccola vasca sopraelevata che sorregge una scultura a forma di corolla floreale da dove zampilla l’acqua. Dalla corolla di questo fiore, proviene il soprannome della fontana. La somiglianza con un ca****fo infatti ha fatto si che fosse ribattezzata "la fontana del Ca****fo".
Attribuendo questo nome alla fontana in Piazza Trieste e Trento, i napoletani hanno dato prova ancora una volta della loro immensa fantasia ed ironia. La frase “ci vediamo al Ca****fo" è entrata ormai nel quotidiano degli abitanti della zona, ma anche dei tifosi del Napoli che sono soliti festeggiare le conquiste sportive della loro squadra del cuore bagnandosi nelle sue acque.

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