07/04/2026
Pensare....
A volte mi chiedo a cosa serva fare il musicista in questi tempi di caos radicale culturale.
Il mondo brucia.
Guerre, autoritarismi, narrazioni in conflitto.
Un rumore assordante che sembra non lasciare spazio a nient'altro.
La geopolitica riduce gli esseri umani a variabili strategiche.
La musica fa l'opposto.
Insiste — ostinatamente, ogni volta — sulla singolarità irriducibile di ogni esperienza interiore.
Su ciò che in ognuno di noi non può essere classificato, controllato, o cancellato.
Ed è esattamente per questo che ogni autoritarismo ha sempre temuto l'arte.
Non per le parole che contiene.
Ma per lo spazio che apre.
Quello spazio comincia nel silenzio.
Il suono emerge dal silenzio — e al silenzio ritorna.
Come noi stessi, se abbiamo il coraggio di ascoltare davvero.
E quando ascolti davvero, ti accorgi di qualcosa di straordinario:
la tua coscienza riconosce un'altra coscienza attraverso la vibrazione.
Senza passaporto. Senza bandiera. Senza schieramento.
Questo è ciò che la musica è sempre stata, in ogni guerra, in ogni buio:
l'antitesi strutturale della violenza.
Non la sua fuga — la sua risposta più profonda.
Forse non basta a fermare i carri armati.
Ma crea lo spazio interiore in cui la pace diventa pensabile.
E proteggere quello spazio — dentro di noi e nelle nostre comunità — è forse una delle cose più urgenti che possiamo fare adesso.
Continuerò ad ascoltare.
Continuerò a suonare.
Continuerò a costruire quel silenzio.
Come direbbe un mio caro amico "Tenete botta".