28/11/2022
Caspar David Friedrich
Un uomo e una donna davanti alla luna, 1818-1825.
Olio su tavola, 34 × 44 cm. Berlino, Nationalgalerie.
Caspar David Friedrich fu uno dei principali esponenti del Romanticismo tedesco nonché uno dei principali paesaggisti dell’Ottocento europeo. Ma i suoi non furono semplici paesaggi. Attraverso la rappresentazione della natura, presa quasi a pretesto, Friedrich rese visibile l’aspirazione al grande e al bello che muove ogni uomo, il suo tendere verso l’Infinito, il suo costante interrogarsi sul significato stesso dell’esistenza, il suo ricercare ossessivamente risposte che quasi mai arrivano. I paesaggi di Friedrich sono la più compiuta manifestazione di quel sentimento del sublime che si genera in ogni animo sensibile di fronte allo sconfinato spettacolo del mondo e del cosmo.
Nel dipinto intitolato Un uomo e una donna davanti alla luna, una coppia sta contemplando la luna all’orizzonte. In una versione successiva, troviamo invece due amici assorti nel medesimo paesaggio notturno. L’immagine, misteriosa e cupa per i colori scelti, genera nell’osservatore un senso di sottile inquietudine e sembra volerlo spingere a interrogarsi sulla condizione dell’uomo, solo e vulnerabile di fronte alla vastità della natura. Due grandi alberi, uno spoglio e quasi sradicato e l’altro invece ricco di foglie, le zone buie in contrasto con le zone illuminate e la stessa composizione sta sul confine del sogno e dell’incubo: comunque in attesa; il tutto invita a meditare sull’eterno conflitto fra la vita e la morte. Tema costante in Fiedrich come nella sua opera più nota: il viandante sul mare di nebbia.
Che sembra quasi di sentirle, a guardare questo quadro, le parole di Giacomo Leopardi in Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: «Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,/ silenziosa luna? / Sorgi la sera, e vai, /contemplando i deserti; / indi ti posi. / Ancor non sei tu paga / di riandare i sempiterni calli? / Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga / di mirar queste valli?». Ad esse il poeta, come il pittore, pone le domande che non sembrano avere risposta.
«Dimmi, o luna: a che vale / al pastor la sua vita, / la vostra vita a voi? dimmi: ove tende / questo vagar mio breve, / il tuo corso immortale?». E infine: «e quando miro in cielo arder le stelle; /dico fra me pensando: /— A che tante facelle? / che fa l’aria infinita, e quel profondo / infinito seren? che vuol dir questa / solitudine immensa? ed io che sono?».