09/10/2026
VESTIRSI A STRATI. SELMA SELMAN ALLA GAMEC DI BERGAMO
Di Martina Esposito
In un processo che individua la sovrapposizione tra le ragioni del proprio gioco, Selma Selman porta a compimento una densa e rigorosa ricognizione visiva e politica, lasciata emergere dallo studio dei frammenti di una memoria familiare che è al tempo stesso archivio personale e ferita collettiva. Nata a Bihać, in Bosnia-Erzegovina, e oggi tra le voci più incisive e significative della scena artistica internazionale, l'artista ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalle coordinate della propria storia e della comunità rom di appartenenza. Attraverso un'indagine che si muove tra i sistemi di potere, le strutture economiche e culturali e le modalità con cui essi plasmano valore, visibilità e senso di appartenenza, Selman disseziona i modi in cui i corpi e le esperienze vengono autorizzati a esistere oppure rimossi.
È alla luce di questa densità che prende forma, negli spazi della GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, 1000 Tears, la prima mostra personale dell'artista in un'istituzione museale italiana. Sviluppata all'interno del programma annuale Pedagogia della Speranza e allestita nello Spazio Zero del museo, l'esposizione raduna un corpus di opere eterogeneo, in cui la pittura, il film, la performance e la pratica epistolare fondono i confini tra realtà e finzione. Centrali nel percorso i lavori in cui volti e corpi prendono forma sulle lastre di metallo: scegliendo una superficie che richiama direttamente la storia familiare e l'attività di recupero e commercio di rottami, l'artista la trasforma in un archivio vivente delle proprie memorie.
Nel meccanismo compositivo di Selman, poi, il linguaggio filmico è tra i più eloquenti. Lo testimonia la rilevanza che la retrospettiva affida all'estratto – qui presentato per la prima volta – di Crossing the Blue Bridge (2024), film che rievoca un episodio vissuto dall'artista nel 1994, quando, durante un cessate il fuoco, la madre attraversò con le figlie il ponte di Bihać, noto come "Blue Bridge", cercando di impedire loro la visione dei cadaveri. Accanto a questo nucleo segnato dal trauma, il progetto si apre all'intima tessitura epistolare di Letters to Omer, un corpus di lettere a un interlocutore immaginario che trova forma editoriale nel volume d'artista Dear Omer, edito da GAMeC e CURA. con la postfazione di Aleksandar Hemon. Il percorso rilancia poi verso l'impegno sociale dell'artista: è il caso del passaggio dedicato a Get the Heck to School, l'organizzazione fondata da Selman per sostenere l'educazione delle ragazze rom; vera e propria estensione attivistica, quest'ultima, di una ricerca che fa dell'identità uno spazio cumulativo, una struttura capace di smontare e rimontare le categorie su sé stessa.
La mostra di Selma Selman 1000 Tears, è ospitata nello Spazio Zero della GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo fino al 24 gennaio 2027.
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Crediti: Selma Selman - 1000 Tears. Installation views - GAMeC, Bergamo, 2026. Ph.Nicola Gnesi Studio, Courtesy GAMeC – Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo