05/08/2026
Ci giunge oggi questa commovente testimonianza della devozione per il nostro Sant'Emidio da Riccardo Pagnanelli di Popoli Terme - Pescara
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Avevo appena tre anni quando il terremoto colpì duramente il Friuli nel 1976 e certamente non posso ricordarlo, ma sentii pronunciare dagli adulti il termine "ju terramjut" in dialetto popolese il 23 novembre del 1980, quando un grande sisma devastò l'Irpinia. La scossa fu così violenta da essere avvertita in tutto il Centro e Sud Italia, tanto che qui a Popoli ci accorgemmo benissimo che qualcosa di grave era accaduto.
Internet non c'era e non esisteva alcuna applicazione sul telefono che potesse aggiornarci all'istante su cosa fosse successo, dove fosse l'epicentro, quale fosse la magnitudo o il grado della famosa scala Mercalli, che noi bambini iniziammo a conoscere proprio allora. Capimmo dagli adulti la differenza tra sisma sussultorio e ondulatorio e, per il resto, ci affidavamo alle notizie del TG e alle spiegazioni del sismologo Enzo Boschi.
Ricordo che uscimmo di casa e dormimmo in macchina per parecchie notti: tutti ammassati sui sedili posteriori della 850 bianca di papà, insieme ai ragazzi e ai cuscini portati da casa. Ognuno, con i propri mezzi, cercava una sistemazione dignitosa al di fuori delle proprie abitazioni. Per noi bambini tutto questo era una situazione nuova e diversa che, purtroppo, decenni dopo avremmo riprovato in prima persona.
Le scuole furono immediatamente chiuse, con nostra grande gioia. Girovagando per il paese e attraversando la piazza, da bimbo di sette anni vidi una statua esposta all'aperto: una cosa mai vista prima. Era un Vescovo di nome Emidio, che teneva in mano il modellino di una città poiché ritenuto capace di placare la terra. Dinanzi a lui c'erano dei fiori e Don Panfilo — il nostro amato e mai dimenticato parroco — indaffarato insieme a tante vecchine a preparare un altare per la Messa.
Ci spiegarono che il martire Emidio, nativo di Treviri in Germania e martirizzato ad Ascoli Piceno, era invocato contro i terremoti. Veniva puntualmente esposto ai fedeli in piazza a ogni evento sismico per proteggere Popoli e il mondo intero da questa calamità. Don Panfilo ci disse che la sua festa cade il 5 agosto, giorno in cui ad Ascoli Piceno si svolgono grandi festeggiamenti.
Fu così che a sette anni conobbi Sant'Emidio. La sua figura statuaria, così come si presenta qui a Popoli, mi piacque subito moltissimo: con la frangetta, il volto giovane e l'aria regale data dal mantello e dal pastorale, mi suscitava grande simpatia. E poi mio nonno portava il suo nome! Un nome ormai desueto, ma all'epoca molto diffuso tra le popolazioni contadine dei piccoli paesi, che affidavano i figli al Santo protettore dai terremoti.
Non ebbi mai l'onore di portarlo in processione, sebbene per lunghi anni mi sia dedicato a questa tradizione, e questo rimane per me un piccolo cruccio. A Popoli, Sant'Emidio veniva festeggiato il 14 maggio insieme al nostro Patrono San Bonifacio, ma un decreto della Curia vietò la compartecipazione di due statue alla stessa processione. Da allora, Sant'Emidio non è più "uscito".
Occorre andare a trovarlo e recitargli una preghiera nella nicchia posta vicino all'altare, esattamente sulla sinistra per chi entra in chiesa. È lì che ci attende, è lì che ci protegge, è lì che prega per tutti noi.
Questo è il mio piccolo ricordo e la mia preghiera per Sant'Emidio nel giorno della sua festa liturgica. Ed è anche il mio ricordo per il mio grande nonno, che con orgoglio portava il suo nome.