Museo Archeologico Ascoli Piceno

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Museo Archeologico  Ascoli Piceno Un affascinante viaggio tra le scintillanti parures di bronzo delle necropoli picene e i resti dell'Ascoli romana.

Il Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno nasce nel 1981. Raccoglie l'eredità del Museo Civico ascolano sorto nella seconda metà dell'Ottocento del quale conserva le raccolte archeologiche. E' situato nel rinascimentale Palazzo Panichi in una delle due più celebri piazze della città, piazza Arringo. Al primo piano ospita i reperti di epoca picena provenienti dagli abitati e dalle necropoli del territorio dell'Ascolano meridionale e dell'alto Teramano. Al piano terra trovano spazio i resti della romana Asculum, dai monumenti iscritti in travertino al mosaico con maschera centrale bifronte.

Prima domenica del mese!Domenica 4 ottobre torna   con INGRESSO GRATUITO per tutti nei luoghi della cultura statali.Ad A...
01/10/2026

Prima domenica del mese!
Domenica 4 ottobre torna con INGRESSO GRATUITO per tutti nei luoghi della cultura statali.
Ad Ascoli Piceno, vi aspettiamo con orario continuato dalle 8,30 alle 19,30!

A regola d'arte – La scultura ad intaglio dell'ambra🏛️ Quinto appuntamento, per ora l'ultimo, con "A regola d'arte", la ...
24/09/2026

A regola d'arte – La scultura ad intaglio dell'ambra

🏛️ Quinto appuntamento, per ora l'ultimo, con "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche artigiane più sorprendenti dell'antichità.

Chiudiamo questo viaggio con la scultura ad intaglio dell'ambra, una delle lavorazioni più delicate e preziose del mondo antico. Protagoniste di oggi sono sei piccole testine umane scolpite in ambra, rinvenute a Belmonte Piceno e databili al VI secolo a.C.

L'ambra lavorata non era locale: proveniva dal lontano Mar Baltico e raggiungeva l'Adriatico attraverso una f***a rete di rotte commerciali che, partendo dalle foci del Po, si spingevano fino all'Etruria. I Piceni ebbero un ruolo di primo piano in questo commercio, tanto che tra VII e VI secolo a.C. Belmonte Piceno fu uno degli snodi cruciali delle cosiddette "vie dell'ambra".

Lavorare l'ambra richiedeva grande abilità. Si tratta di una resina fossile relativamente tenera ma anche fragile, che si scalda facilmente e rischia di fondere se sottoposta a un attrito eccessivo. Gli artigiani la intagliavano perciò con strumenti semplici e con estrema pazienza, definendo i tratti del volto con incisioni sottili, per poi rifinire e lucidare la superficie fino a farne risaltare la trasparenza e il calore del colore. Già i Greci la chiamavano "elektron": fu proprio osservando la sua capacità di attrarre piccoli oggetti se sfregata che, secoli più tardi, da questo termine derivarono le parole "elettricità" ed "elettrone". Una proprietà che contribuì al fascino quasi magico di questo materiale agli occhi degli antichi.

Molti dei più celebri reperti in ambra di Belmonte Piceno, oggi conservati anche nel nostro museo, provengono dalla necropoli di Colle Ete, riportata alla luce tra il 1909 e il 1911: un contesto di grande floridezza della civiltà picena, quando l'ambra, insieme al bronzo e all'avorio, era simbolo di prestigio nei corredi funerari delle élites locali.

Con questo appuntamento chiudiamo, per il momento, il nostro viaggio tra le tecniche artigiane dell'antichità.

Sabato 26 e domenica 27 settembre tornano le Giornate Europee del Patrimonio, la più estesa e partecipata manifestazione...
24/09/2026

Sabato 26 e domenica 27 settembre tornano le Giornate Europee del Patrimonio, la più estesa e partecipata manifestazione culturale d’Europa, promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea e coordinata per l’Italia dal Ministero della Cultura.

📌Sabato 26 vi aspettiamo con un'apertura straordinaria serale dalle ore 19:30 alle ore 23:30 con ingresso al 𝐩𝐫𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐢 𝟏€.

🏺 Quarto appuntamento con "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche artigiane più sorprendenti dell'antichi...
10/09/2026

🏺 Quarto appuntamento con "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche artigiane più sorprendenti dell'antichità.
Oggi parliamo dei balsamari in pasta vitrea, piccoli contenitori per profumi e unguenti preziosi che nel mondo antico prendevano spesso la forma di amphoriskoi, letteralmente "piccole anfore" in vetro colorato. Molto prima che la soffiatura rivoluzionasse la produzione del vetro, nel corso del I secolo a.C., Fenici e Greci padroneggiavano già da secoli l'arte del vetro a nucleo, o core-formed glass: una tecnica che, diffusasi nel Mediterraneo a partire dal VI secolo a.C. e fiorita in età ellenistica, permise la produzione e il commercio di migliaia di questi oggetti di lusso, veri e propri simboli di ricchezza e raffinatezza.
Come si realizzava un balsamario a nucleo? Tutto partiva dalla creazione del nucleo: un'anima interna in materiale argilloso, spesso mescolato a sostanze organiche come sterco animale, veniva modellata nella forma desiderata del vaso e fissata all'estremità di un'asta. Seguiva l'avvolgimento: canne di vetro colorato fuso venivano fatte aderire, strato dopo strato, attorno al nucleo tenuto in rotazione, fino a costruire il corpo opaco del vaso. Sulla superficie ancora calda si applicavano poi i filamenti decorativi, in genere bianchi, gialli o turchesi, che con la pettinatura, ottenuta trascinando uno stecco metallico sul vetro morbido, si trasformavano in motivi a zigzag, festoni e onde. Solo dopo il raffreddamento il nucleo veniva infine rimosso: restava così la cavità interna del balsamario, pronto per contenere le sue preziose essenze.
Nelle foto, due reperti della nostra collezione provenienti dalla contrada Faraone di Sant'Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo: balsamari in vetro a nucleo che conservano ancora intatto il caratteristico motivo a onde intrecciate, turchesi bordate di giallo, ottenuto proprio con la tecnica della pettinatura appena descritta.
Un piccolo capolavoro d'artigianato, nato molto prima dell'invenzione della soffiatura del vetro, che continua a raccontarci il gusto e la ricchezza del mondo mediterraneo antico.

🏺 Torna l'offerta didattica del Museo Archeologico Nazionale di Ascoli Piceno!Anche per l'anno scolastico 2026-2027 il S...
08/09/2026

🏺 Torna l'offerta didattica del Museo Archeologico Nazionale di Ascoli Piceno!

Anche per l'anno scolastico 2026-2027 il Servizio Educativo propone 14 percorsi, pensati per le scuole di ogni ordine e grado, dall'infanzia alle superiori. Si va dallo scavo archeologico simulato al disegno dei reperti, dalla tessitura picena alla realizzazione di un mosaico romano, fino alla scrittura epigrafica: un modo di avvicinare gli studenti alla storia attraverso il fare, oltre che il vedere.

Un aspetto che vogliamo sottolineare riguarda i percorsi sulla civiltà picena: proprio perché quella sezione è chiusa per riallestimento, gli studenti potranno osservare da vicino alcuni reperti conservati nei depositi, senza il filtro della vetrina espositiva.

Tutte le attività sono gratuite e su prenotazione, da effettuarsi almeno 10 giorni prima della visita.

Il programma completo, con la descrizione di ogni percorso, è scaricabile qui:https://museoarcheologicoascoli.cultura.gov.it/wp-content/uploads/2026/09/MASAP-offerta-didattica-26-27-opuscolo-A5-per-web.pdf

Per informazioni e prenotazioni:
📞 389 266 1227
✉️ [email protected]

Venerdì continua la serie di aperture straordinarie serali, un'occasione speciale per scoprire le collezioni e la storia...
07/09/2026

Venerdì continua la serie di aperture straordinarie serali, un'occasione speciale per scoprire le collezioni e la storia della città.
📅 Appuntamento: venerdì 11 settembre
🕢 Apertura straordinaria dalle 19.30 alle 23.30
🎟️ Ultimo ingresso alle ore 23.00
Un invito a passeggiare tra i reperti della città romana, le testimonianze del territorio e le curiosità custodite nelle sale del museo, approf***ando delle fresche serate estive nel cuore del centro storico di Ascoli Piceno.
📍 Museo Archeologico Nazionale di Ascoli Piceno
🎫 Ingresso secondo le consuete tariffe ministeriali

Domenica 6 settembre torna   con il consueto INGRESSO GRATUITO in tutti i musei statali!Alla visita al museo potrete agg...
31/08/2026

Domenica 6 settembre torna con il consueto INGRESSO GRATUITO in tutti i musei statali!
Alla visita al museo potrete aggiungere un viaggio nel passato, ai tempi della Roma imperiale, grazie agli amici di Centuria Picena!
Appuntamento dalle 10,00 alle 18,00 presso i Giardini pubblici di Corso Vittorio Emanuele.

Comune di Ascoli Piceno

 # A regola d'arte – La terra sigillata🏺 Terzo appuntamento con "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche a...
27/08/2026

# A regola d'arte – La terra sigillata

🏺 Terzo appuntamento con "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche artigiane più sorprendenti dell'antichità.

Oggi parliamo della terra sigillata, la ceramica fine da mensa più diffusa nel mondo romano tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C.: vasi, coppe e piatti in argilla depurata, riconoscibili per l'inconfondibile vernice rossa lucida e, spesso, per decorazioni a rilievo di soggetto mitologico, venatorio o vegetale. Il nome stesso racconta questa caratteristica: "sigillata" deriva dal latino sigilla, piccole figure, in riferimento proprio ai motivi impressi sulla superficie. Molti esemplari presentano bolli o marchi di fabbrica impressi (anch'essi chiamati sigilla) con il nome del vasaio o della officina.

La produzione raggiunse livelli sorprendentemente organizzati grazie all'uso sistematico di stampi a matrice. La matrice, in argilla cotta, recava in negativo la decorazione: l'argilla fresca vi veniva pressata e, una volta indurita, il calco veniva estratto, rifinito al tornio per definire orlo e piede, ricoperto della caratteristica vernice e infine cotto in forno. Un singolo stampo poteva così dare vita a numerosi vasi identici, con evidenti vantaggi in termini di tempo e di uniformità del prodotto.

Nata ad Arezzo intorno alla metà del I secolo a.C., la produzione si diffuse rapidamente in tutto l'impero: prima nella valle del Po e in Gallia, poi, tra II e III secolo, in Renania e in Nord Africa. I ritrovamenti, dalla Britannia al Mediterraneo, testimoniano una rete commerciale capillare. Questa tecnica, del resto, non nacque dal nulla: riprese e perfezionò un'esperienza precedente, quella delle raffinate coppe ellenistiche "megaresi", di cui la sigillata aretina imitò fedelmente forme e decorazioni.

Ancora oggi la terra sigillata è preziosissima per gli archeologi: la sua tipologia e i bolli di fabbrica impressi dai vasai permettono di datare con precisione gli strati di uno scavo e di ricostruire le rotte commerciali dell'epoca.

Nelle foto vi mostriamo alcuni frammenti della nostra collezione: il primo appartiene a un calice, ed è stato scelto come modello per una riproduzione con integrazione delle parti mancanti, pensata per permetterne l'esplorazione tattile e rendere così la collezione accessibile a un pubblico più ampio.

Un oggetto d'uso quotidiano che continua a raccontarci la storia del mondo romano, sigillo dopo sigillo.

 # A regola d'arte – Le ghiande missili🏹 Torniamo con il secondo appuntamento di "A regola d'arte", la rubrica che racco...
13/08/2026

# A regola d'arte – Le ghiande missili

🏹 Torniamo con il secondo appuntamento di "A regola d'arte", la rubrica che racconta le tecniche artigiane più sorprendenti dell'antichità.

Questa volta parliamo delle ghiande missili, in latino glandes plumbeae: proiettili in piombo scagliati con la fionda, un'arma tutt'altro che rudimentale, capace di seminare morte tra le fila nemiche nel mondo greco, cartaginese e romano.

La loro produzione era sorprendentemente standardizzata. Venivano fuse in serie con stampi a due valve, in pietra, terracotta o bronzo: il piombo fuso, che raggiunge il punto di fusione a circa 327°C, veniva colato all'interno per assumere, una volta raffreddato, la caratteristica forma a fuso o biconica. Separate le due metà dello stampo, il proiettile era pronto, spesso con incisioni propagandistiche o vere e proprie frasi di scherno rivolte al nemico.

Il peso oscillava in genere tra i 20 e i 50 grammi, calibrato per garantire una traiettoria stabile, mentre la gittata poteva superare i 300 metri. Quanto alla velocità, le prove sperimentali con repliche moderne parlano di valori tra i 100 e i 150 km/h, un dato paragonabile a quello di una palla da baseball lanciata da un professionista: abbastanza per rendere la fionda un'arma temuta quanto le frecce, se non di più, come racconta lo scrittore militare romano Vegezio, secondo cui i proiettili da fionda ferivano senza lacerare la carne, ma con una contusione spesso letale.

Anche il nostro territorio porta i segni di questi scontri. Ascoli fu tra i protagonisti della Guerra Sociale, il conflitto che tra il 91 e l'88 a.C. vide le popolazioni italiche, tra cui i Piceni, ribellarsi a Roma per ottenere la cittadinanza. L'assedio della città condotto dal console Gneo Pompeo Strabone nell'89 a.C. ha restituito nel tempo numerose ghiande missili, alcune con iscrizioni di invettiva contro gli assediati.

Anche un semplice pezzo di piombo, se lavorato a regola d'arte, può raccontarci la storia di un intero conflitto.

Questa sera "NOTTE BIANCA" ad Ascoli!Tanti gli spettacoli dal vivo previsti nel programma di questa edizione di "La nott...
10/08/2026

Questa sera "NOTTE BIANCA" ad Ascoli!
Tanti gli spettacoli dal vivo previsti nel programma di questa edizione di "La notte, il Circo e la Luna", il Festival internazionale di teatro di strada organizzato dalla Compagnia dei Folli.
Il Museo sarà eccezionalmente aperto dalle 19,30 alle 23,30!

Per il programma delle iniziative del Festival: https://www.comune.ap.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/28246

Comune di Ascoli Piceno Compagnia dei Folli

Indirizzo

Piazza Arringo, 28
Ascoli Piceno
63100

Orario di apertura

Martedì 08:30 - 19:30
Mercoledì 08:30 - 19:30
Giovedì 08:30 - 19:30
Venerdì 08:30 - 19:30
Sabato 08:30 - 19:30
Domenica 08:30 - 19:30

Telefono

+390736253562

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