14/08/2026
Mario Raciti - Premio alla Carriera - 11 edizione Premio Fondazione Volker Walter Feierabend
Se dovessimo definire l’opera di Raciti con una formula, potremmo dire che l’artista milanese (caso probabilmente unico nel variegato panorama dell’arte italiana contemporanea) ha portato la sensibilità e le istanze del simbolismo nel linguaggio astratto postinformale, rivelando anche punti di contatto con il movimento della Pittura Analitica, attento al valore assoluto del dipingere. Osservare le sue tele ci porta in un mondo dove non esistono punti di riferimento, dove non troviamo nulla di noto, dove ogni presenza coincide con un’assenza... Non c’è mai, nei quadri di Raciti, un orizzonte definito, con un alto e un basso, e in questo senso la sua pittura è una sorta di all-over. Anche quando ci sembra di individuare qualche motivo... in realtà non ne vediamo né l’origine né il punto di arrivo. Se da un lato, lo abbiamo già accennato, l’opera di Raciti coltiva l’attenzione al dipingere in sé, come la Pittura Analitica, dall’altro la sua ricerca non si esaurisce nel linguaggio, ma è una forma di metafisica. Cioè è un andare oltre la physis (la natura) che tutti credono di vedere. “Bisogna scoprire l’occhio in ogni cosa “ scriveva de Chirico, citando Eraclito. Anche nelle sue opere Raciti scopre voci, sguardi, tracce di quello che non sappiamo e non possiamo sapere. Così la sua pittura, che ha superato la lezione dell’informale, depurandola dalla matericità e dal groviglio dei segni, trova il suo parallelo più evidente con la musica. Non solo per motivi biografici (l’artista da giovane voleva diventare direttore d’orchestra e ha coltivato tutta la vita un intenso amore per l’arte dei suoni), ma soprattutto per motivi filosofici. La musica, senza descrivere figure e cose, rivela che il mistero esiste. Proprio come le opere di Raciti. [...] Elena Pontiggia, "Mario Raciti. Dipingere il mistero" - catalogo mostra undicesima edizione Premio Fondazione Volker Walter Feierabend