Storia e Mitologia

  • Home
  • Storia e Mitologia

Storia e Mitologia Pagina per gli amici ai quali piace la storia non solo recente, ma soprattutto passata.

17/04/2023
31/03/2023

MURAT CHIAMA GLI ITALIANI ALLA RIVOLTA

Con il Proclama di Rimini, l’appello datato 30 marzo 1815, Gioacchino Murat, insediato sul trono di Napoli da Napoleone, chiamò gli italiani alla rivolta contro gli austro-ungarici. Presentandosi come l’alfiere dell’indipendenza italiana, Murat cercò alleati nella sua disperata battaglia per conservare il trono.

"Italiani! L'ora è venuta che debbono compiersi gli alti vostri destini".
(Incipit del Proclama di Rimini di Gioacchino Murat)

02/03/2023

I LANZICHENECCHI, UN ESERCITO SU IMITAZIONE

Lanzichenecchi: nel comune intendere associamo questo nome a individui violenti, spietati, crudeli e anche ai loro vestiti sgargianti ed elaborati, alla maestosa e tracotante apparenza che questi gli conferivano. Nei campi di battaglia si riconoscevano a grande distanza e incutevano timore. Dal punto di vista della Storia militare, invece, nonostante la loro parabola sia durata solo un secolo, i lanzichenecchi sono ricordati come un fenomeno tanto singolare quanto cruciale per l’influenza che la loro milizia ebbe nella formazione degli eserciti moderni. Alla fine del Quattrocento, tra il tramonto del Medioevo e le prime luci del Rinascimento, l’Europa non era certo un continente pacifico, ma anzi travagliato da un altissimo livello di conflittualità.

Tra le tante guerre, una in particolare aveva impressionato i contemporanei: il duca di Borgogna Carlo il Temerario aveva deciso di scontrarsi con la Confederazione elvetica. Carlo era un sovrano ricco e potente, il suo esercito forte e temuto per la meticolosa organizzazione e per un’innovativa struttura gerarchica. Eppure, contro ogni aspettativa, fu sconfitto, a opera di un esercito di fanteria composto da semplici “montanari”.

Massimiliano I d'Asburgo, futuro imperatore, che aveva ereditato la Borgogna per aver sposato la figlia di Carlo, comprese la lezione e, in vista delle numerose minacce che lo circondavano, decise di rinnovare profondamente la propria forza armata prendendo esempio da quanto di meglio proponeva in quell’epoca l’arte militare: la disciplina ispirata dal fervore religioso dei Cavalieri teutonici, l’organizzazione e la gerarchia degli eserciti del suocero sconfitto, Carlo. Per le armi e il modo di combattere, però, il modello che prese in considerazione fu proprio il corpo degli svizzeri. Gli uomini della Confederazione già dal Trecento si erano fatti conoscere per la loro combattività, ma da quando, nella prima metà del Quattrocento, avevano adottato come arma principale picche lunghe 4-5 metri, la fama dei “Reisläufer” – “quelli che vanno in guerra”, come venivano chiamati gli svizzeri che intraprendevano la carriera del mercenario – era salita alle stelle: imbattibili, spietati, praticamente una garanzia di vittoria per chi li assoldava come mercenari. Ma anche avidi e perciò molto costosi. Massimiliano, però, conosceva i suoi sudditi, e tra le montagne del Tirolo e in altre province del suo regno abbondavano giovani solidi e rocciosi almeno quanto gli elvetici, desiderosi di abbandonare le proprie valli per spirito di avventura, e per di più noti per le sanguinose faide tra un villaggio e l’altro, durante le quali mettevano in pratica la propria perizia nell’uso delle armi.

Nel 1488 gli emissari di Massimiliano in breve reclutarono ben 12mila volontari, e tale era il numero degli aspiranti che si poterono anche selezionare solo i migliori. Questi vennero addestrati nell’uso della picca in formazioni ordinate da istruttori svizzeri – lautamente pagati per tradire i segreti militari dei loro compatrioti – o ad accompagnare queste unità con armi da tiro, alabarde e altre armi, formando così la prima armata di lanzichenecchi. Il termine “Landsknecht”, “servitore del Paese”, che già da qualche decennio era impiegato per indicare gli uomini di fanteria, cambiò nel molto simile “Lanzknecht”, fante armato di lancia, divenendo così il nome che li avrebbe per sempre identificati.

Benché fossero nati come picchieri, l’arma che caratterizzava il lanzichenecco era la sua inseparabile spada corta chiamata katzbalger (significato: zuffa tra gatti), daga da corpo a corpo in battaglia e da rissa in osteria, che ostentavano al fianco in una minacciosa posizione orizzontale, mentre meno diffuse di quanto si pensi erano le gigantesche zweihänder, gli spadoni a due mani lunghi fino a 180 centimetri e pesanti anche oltre 3 chili, che nella versione a lama a forma di fiamma era chiamata flamberg. Erano lame ingombranti e difficili da usare e per questo riservate ai più possenti tra i “doppelsöldner”, come venivano chiamati i lanzichenecchi perché a doppio soldo: infine divennero solo armi da parata, dalla funzione rappresentativa. Un’altra arma effettivamente impiegata dai lanzichenecchi era l’alabarda, utilizzata per sfruttare i varchi che si aprivano tra i ranghi serrati di picchieri e una crescente importanza assunsero col tempo le prime armi da fuoco: gli aakbus, o archibugi.
Alla Battaglia della Bicocca, il generale imperiale Georg von Frundsberg constatò di persona l’efficacia degli archibugieri spagnoli nel fermare l’assalto degli Svizzeri con il loro fuoco e immediatamente aumentò il numero degli archibugi tra le fila dei propri lanzichenecchi.

13/12/2022

FEDERICO II: LA MORTE DELLO "STUPOR MUNDI"

Il 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino, oggi Torremaggiore in provincia di Foggia, moriva Federico II di Svevia. Con lui scompariva l’ultimo grande sovrano che aveva cercato, pur tra luci e ombre, di riportare al suo ruolo centrale quella che, insieme al papato, era stata l’unica istituzione universale, ossia l’impero. Su di lui e sulla sua figura si sono versati, nei secoli, fiumi d’inchiostro: gli storici si sono a lungo divisi tra chi lo esaltò come un despota illuminato, chi ne fece il profeta della pacifica convivenza tra culture diverse, in quella corte siciliana in cui aveva radunato intorno a sé il fior fiore dell’intellettualità araba, ebraica e siculo-normanna, e chi infine ne ridimensionò l’impatto storico e politico.

Anche ai suoi tempi era amato o odiato: i ghibellini lo vedevano come il Reparator Orbis, il sovrano che avrebbe punito i preti indegni e restaurato la purezza della Chiesa; i guelfi al contrario, lo consideravano un demonio, un eretico, una sorta di miracolo in negativo. Furono loro a coniare per lui la definizione di "Stupor mundi", stupore del mondo, il cui vero significato è quello di "prodigio terribile" che sconvolge l’ordine precostituito minandolo, con la personalità e le scelte a tratti eversive, nelle fondamenta. Non desta meraviglia quindi se sul conto di Federico, all’indomani della morte prematura a soli 56 anni, sorsero subito dicerie e leggende, tra cui quella che vuole il suo astrologo di corte, Michele Scoto, oppure il profeta Gioacchino da Fiore, avergli predetto la prossima fine "in un luogo il cui nome sarà formato dalla parola fiore": per questo il sovrano si sarebbe tenuto lontano da Firenze (Florentia), senza sapere che la morte l’attendeva nei pressi di un luogo ben diverso, Castel Fiorentino.

Durante una battuta di caccia, l’imperatore si era accasciato improvvisamente, colpito da un violento attacco di dissenteria, la stessa malattia che nel 1197 aveva ucciso il padre Enrico VI. Spirò dopo qualche giorno di atroce agonia. Un cronista sostiene che volle indossare la tonaca dei terziari cistercensi; poi chiese di essere sepolto nella cattedrale di Palermo, accanto al padre e alla madre Costanza d’Altavilla. Il corpo fu probabilmente imbalsamato e inviato a Taranto via terra, con un corteo di "sei compagnie de cavalli armati" e "alcuni baroni vestiti nigri insembra (insieme) co’ li Sindaci de le Terre de lo Riame". Da lì fu imbarcato per la Sicilia e, giunto a Palermo, fu tumulato nel Duomo in un grande sarcofago di porfido, dove riposa tuttora.

La fine dello Stupor Mundi fu accolta con giubilo dagli avversari, i quali non esitarono a diffondere la voce che era stato ucciso da Manfredi, il figlio illegittimo che gli successe sul trono di Sicilia: c’è persino una miniatura, contenuta nella celebre cronaca di Giovanni Villani, che raffigura il principe mentre soffoca con il cuscino il padre sul letto di morte. Qualche sospetto in effetti era legittimo: nel febbraio dell’anno prima, a Cremona, l’imperatore era scampato per un soffio alla morte per avvelenamento. E in molti a corte, anche per via di alcune scelte funeste – come quella che aveva portato alla morte il fido consigliere Pier delle Vigne, accusato ingiustamente di tradimento - avevano più di una ragione per volergli male. Ma si tratta probabilmente di malignità prive di fondamento.

Nel 1998 il suo sepolcro è stato riaperto e i resti di Federico furono trovati sul fondo sotto altre due spoglie – quelle di Pietro II d’Aragona e di una donna – segno che la tomba, come spesso avveniva nel Medioevo, era stata riutilizzata. Nel 1781 una ricognizione aveva rinvenuto la salma di Federico II mummificata, in buone condizioni di conservazione e accompagnata da globo dorato, spada, calzari di seta, una dalmatica ricamata con iscrizioni cufiche e una corona a cuffia. Oggi dello Stupor Mundi resta solo parte dello scheletro, su cui però non si è proceduto a fare alcuna analisi.

21/10/2022

ENRICO VI, PARTE I: L’INGHILTERRA SANGUINA ANCORA

Nei primi anni Novanta del ‘500 un giovane autore di nome William Shakespeare invase le scene del teatro elisabettiano con 3 tragedie di grande successo incentrate sul re Lancaster Enrico VI e sui disordini che culminarono dell’ascesa al trono del re yorkista Riccardo III nel 1483. Le tragedie mettevano in scena le debolezze del sovrano e il modo in cui, nelle parole di Shakespeare stesso nell’Enrico V, “così tanti ebbero in mano la guida” dello Stato al punto da “perdere la Francia e far sanguinare l’Inghilterra”.

L’azione dell’Enrico VI, parte I segue le guerre in Francia e il contrasto tra l’eroico John Talbot e Jeanne la Pucelle, ovvero Giovanna d’Arco, che si affrontano in varie città francesi inclusa Rouen, la quale cambiò mano nel 1418-1419.

Nella tragedia i soldati inglesi “siedono sotto le mura di Rouen”, ma quell’assedio storico mostra un parallelo diretto con eventi che avevano avuto luogo proprio mentre Shakespeare scriveva: nel 1589 Elisabetta aveva infatti mandato un esercito in Francia per opporsi alla Lega Cattolica e sostenere il re ugonotto Enrico IV. Nell’inverno tra il 1591 e il 1592 le truppe inglesi assediarono Rouen, ma non riuscirono a prenderla per una combinazione di confusione politica, incompetenza militare e il diffondersi di malattie, che causarono un gran numero di morti e una generale perdita di fiducia nella campagna inglese. Non c’è dunque da meravigliarsi che le tre parti dell’Enrico VI ebbero un tale successo: erano a tutti gli effetti un reportage politico e militare di avvenimenti contemporanei, oltre che una riflessione sulla storia precedente all’epoca Tudor.

24/08/2022

24 agosto 410 d.C.
I Visigoti di Alarico fanno il loro ingresso a Roma da porta Salaria e sottopongono la città ad un terribile saccheggio che durerà per tre giorni

Considerato tra gli eventi più traumatici della storia il Sacco di Roma del 410 d.C. perpetrato dai Visigoti di Alarico giunse a conclusione del terzo assedio che in ordine di tempo, nel 408 e nel 409 avevano interessato la Città Eterna. Gli invasori non risparmiarono niente e nessuno, depredando templi, luoghi pubblici ed edifici privati: gli edifici più colpiti furono il palazzo dei Valerii sul Celio e le ville sull'Aventino che furono incendiate; sorte analoga toccò alle terme di Decio, che furono gravemente danneggiate e al tempio di Giunone che venne completamente distrutto. Le statue del Foro furono spogliate, la curia Iulia, sede del Senato, data alle fiamme e l'imperatrice Galla Placidia presa in ostaggio da Alarico. Sant'Agostino, nel suo De Civitate Dei interpretò l'evento come un segno della prossima fine del mondo e della giustizia che Dio faceva calare sulla capitale del paganesimo. Roma sarebbe sopravvissuta ai Visigoti ma il mito dell'invincibilità dell'antica capitale dell'Impero (che non era stata più violata dai tempi di Brenno) sarebbe caduto per sempre.

10/08/2022

10 agosto 1916
A Pola viene giustiziato l'irredentista italiano Nazario Sauro

Nativo dell'Istria,al tempo sotto il controllo dell'Impero austro-ungarico si arruolò durante la Grande guerra nella Regia Marina italiana raggiungendo il grado di tenente di vascello. In 14 mesi di attività Sauro compì oltre sessanta missioni. Il 30 luglio 1916, in qualità di ufficiale di rotta, si imbarcò a Venezia sul sommergibile Giacinto Pullino con il quale avrebbe dovuto effettuare un'incursione su Fiume, ma l'unità andò ad incagliarsi sullo scoglio della Galiola, all'imbocco del golfo del Quarnero. Inutili furono i tentativi di disincaglio: distrutti i cifrari di bordo e le apparecchiature e predisposta per l'autoaffondamento, l'unità fu abbandonata dall'equipaggio ma Sauro, allontanatosi da solo su un battellino venne intercettato dal cacciatorpediniere Satellit e fatto prigioniero. Alla sua cattura seguì il processo nel tribunale della Marina austriaca di Pola e la condanna alla pena di morte per alto tradimento venne eseguito tramite impiccagione.

09/08/2022

La foto storica di oggi:

Il leggendario Semyon Budyonny davanti al suo ritratto, anni '50.
Di umili origini cosacche, dimostrò grande coraggio personale in azione combattendo con l'Esercito imperiale russo. Dopo la Rivoluzione d'ottobre si unì all'Armata Rossa, dove divenne ben presto famoso per il suo valore, per la sua audacia e per le capacità di comando della temuta Konarmija, la Prima armata a cavallo, che ebbe un ruolo decisivo durante la Guerra civile russa, contribuendo a sconfiggere i generali dell'Armata Bianca.

28/07/2022

Jurij Gagarin insieme al ministro della cultura dell'URSS Ekaterina Furceva. La Furceva fu la seconda donna ad essere ammessa nel Politburo del Comitato Centrale del PCUS, anni '60.

Address


Website

Alerts

Be the first to know and let us send you an email when Storia e Mitologia posts news and promotions. Your email address will not be used for any other purpose, and you can unsubscribe at any time.

Shortcuts

  • Address
  • Alerts
  • Claim ownership or report listing
  • Want your museum to be the top-listed Museum?

Share

Comments

Lo Stige, nel mito greco, è un fiume infernale, uno dei cinque fiumi presenti nell’Ade. L’etimologia del suo nome deriva dal greco, ‘odiare’. Gli altri fiumi erano il Cocito, l’Acheronte, il Flegetonte, e il Lete. Nel mito, lo Stige si estendeva per oltre nove meandri ed andava a formare una palude, la Stigia, attraverso la quale bisognava passare per accedere all’oltretomba. Lo Stige era anche il nome sul quale ogni dio giurava, nei giuramenti più solenni. Laddove si mentisse, il bugiardo era costretto a bere l’acqua dello Stige: se il fiume si accorgeva della menzogna, il bugiardo avrebbe trascorso un anno di coma.
Lo Stige era anche il fiume dell’invulnerabilità; se si veniva immersi nelle sue acque si diventava invincibili. Questo fu fatto da Teti al figlio Achille; ma ella dimenticò di bagnargli il tallone, che divenne il suo punto debole. Lo Stige viene presentato anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, dove diviene il quinto cerchio dell’inferno. Stige però è anche il nome, nel mito greco, di una delle oceanine, la più potente di tutte. Figlia di Oceano e di Teti, ella era la dea del fiume Stige, che prende il nome proprio da lei. Esiodo e Ovidio ricordano Stige come la più anziana di tutte le Oceanine. Si unì a Pallante, il Titano, e generò diversi figli, fra cui Nike, la dea della Vttoria. Sulle acque del suo fiume gli dei giuravano solennemente.
Nella foto Teti immerge Achille nello Stige
GLI EVENTI CHE PORTARONO ALLA BATTAGLIA DI AZINCOURT

Nell’agosto del 1415 Enrico V lanciò la sua invasione della Normandia nell’ambito di quella lunga contesa tra corona inglese e corona francese per il trono di Francia oggi nota come Guerra dei Cent’Anni. Le origini del conflitto risalivano alla morte di Carlo IV di Francia nel 1328: il suo parente maschio più prossimo era Edoardo III d’Inghilterra (la cui madre, Isabella, era la sorella di Carlo), ma i francesi, che non volevano saperne di vedersi governati da un re inglese, scelsero al suo posto Filippo conte di Valois, che sedette sul trono come Filippo VI. Sulle prime Edoardo III accettò la scelta, ma nel 1340 si autoproclamò re di Francia, in parte come ritorsione per il fatto che Filippo si era impadronito di alcuni territori di proprietà inglese in Aquitania.

Edoardo sconfisse Filippo nella battaglia di Crécy nell’agosto del 1346. Poi nel 1356 a Poitiers il figlio di Edoardo, il Principe Nero, fece prigioniero il successore di Filippo, Giovanni II, costringendo i francesi al tavolo delle trattative. Nel 1360 venne firmato il Trattato di Brétigny, un accordo diplomatico che consegnava a Edoardo ampie porzioni di territorio nella Francia sud-occidentale, ma nel 1369 i francesi lo violarono e si ripresero quasi tutti i terreni caduti. Nel 1396 il futuro Enrico V, che all’epoca aveva 10 anni, accompagnò a Calais suo cugino, re Riccardo II, che si recava a celebrare il proprio matrimonio con la figlia del re francese e a siglare una tregua trentennale con la Francia.

Una volta incoronato re d’Inghilterra, Enrico decise di rompere la tregua e invadere la Francia, divenendo il primo sovrano inglese a condurre personalmente un esercito in terra francese dai tempi di Edoardo III nel 1359. Ma le sue intenzioni erano diverse da quelle dei suoi predecessori: la sua era una guerra di conquista. Reclutò dunque truppe per un arco di tempo di 12 mesi con l’obiettivo di impadronirsi della Normandia, ma dopo che l’assedio del primo obiettivo, il porto di Harfleur, si fu protratto molto più del previsto, decise di evitare ulteriori scontri e ripiegare rapidamente su Calis. Ma i francesi avevano altre intenzioni, e lo intercettarono ad Azincourt.
In queste ore del 100 a.C. nasceva il più grande Generale della storia di Roma nostra.

Chissà cosa avrebbe detto di una formica, o di un topo di fogna come Beppe Grillo.

Ave Cesare!
IO HO UN SOGNO...
Così uno dei discorsi entrati nella storia, ma ancora non pienamente realizzato, al pari della preghiera per l'unità dei discepoli elevata da Gesù.
Il 4 aprile 1968 veniva assassinato il pastore battista Martin Luther King. Da allora le sue parole "I have a dream", prova di grande capacità comunicativa e di grande connessione, echeggiano sulla terra, scontrandosi con l'avidità, l'ignoranza e la debolezza umana. Una frase in grado di raccogliere le aspettative e i desideri di milioni di cuori profondamente lacerati.
Quanti bambini, giovani, adulti ogni sera, al calare della notte, lungo i confini europei, lungo le coste africane, tra le valli orientali, si stendono al suolo, fissano al cielo e continuano a sognare un unico e condiviso sogno.
Gli uomini possono essere uccisi, ma le idee continuano a vivere. Il loro coraggio anima e spinge a combattere ogni ingiustizia umana. Se tanti si volteranno altrove reputando il loro piccolo problema il più grande dramma esistenziale, io invece voglio essere uno di quelli che profondamente continua a gridare "I have a dream"', perché «quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente"». Sognare a volte lascia da soli, altre costringe ad andare contro corrente, ma sognare è un dono di Dio. Abramo alzò gli occhi al cielo in piena notte. Giacobbe fece un sogno. Giuseppe sognava. E tu? E noi? Dormiamo!?
OGGI...

18 novembre 1928 - 89 anni fa - esce "Steamboat Willie", il primo cartone animato sonoro sincronizzato. I protagonisti dell'animazione diretta da Walt Disney e proiettata per la prima volta al Colony Theater di New York, sono Topolino e Minnie che tengono a battesimo il debutto di Gambadilegno.
II 4 novembre 1918 aveva termine il 1° conflitto mondiale - la Grande Guerra - un evento che ha segnato in modo profondo e indelebile l'inizio del '90​0 e che ha determinato radicali mutamenti politici e sociali.

La data, che celebra la fine vittoriosa della guerra, commemora la firma dell'armistizio siglato a Villa Giusti​ (Padova) con l'Impero austro-ungarico ed è divenuta la giornata dedicata alle Forze Armate.

In questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi.
20 Settembre 1870,ANNIVERSARIO della presa di PORTA PIA. ROMA.

PER NON DIMENTICARE. ONORE AI CADUTI