Sodalizio Storico Nobiliare e Cavalleresco

Sodalizio Storico Nobiliare e Cavalleresco Questa Pagina sarà il punto di incontro per tutti quelli che amano l'araldica nobiliare e la storia delle Antiche Famiglie Italiane. Benvenuti.

Saranno pubblicati stemmi delle Famiglie Patrizie e di Nobiltà Generosa con le loro relative blasonature.

CORONA SACRO ROMANO IMPERO.La prima Corona del Sacro Romano Impero venne usata per l'incoronazione di Carlo Magno il 25 ...
26/12/2025

CORONA SACRO ROMANO IMPERO.

La prima Corona del Sacro Romano Impero venne usata per l'incoronazione di Carlo Magno il 25 dicembre dell' 800 da parte del Papa Leone III nella Basilica di San Pietro, Roma.

Purtroppo venne distrutta durante la rivoluzione francese e quindi non si hanno foto, in origine fu probabilmente un semplice cerchio con quattro placche ingioiellate, ma più tardi vennero aggiunti quattro gigli e la croce.

Poi con l'incoronazione di Ottone I di Sassonia, venne costruita la più famosa Corona che è arrivata sino ai giorni nostri.

La corona del Sacro Romano Impero ha un aspetto molto arcaico, diverso dalle corone moderne. Non ha infatti una forma tonda, bensì è ottagonale ed incernierata da otto piastre arrotondate verso l'alto.

Ogni piastra è in oro e tempestata di perle e pietre preziose. Le pietre non sono tagliate in sfaccettature, ma sono arrotondate. La corona è decorata complessivamente da 144 pietre preziose e circa lo stesso numero di perle e conservata nel Duomo di Aquisgrana in Germania.

Quattro piastre recano rappresentazioni della Bibbia in stile bizantino. Le quattro piastre, chiamate bildplatten, mostrano tre rappresentazioni dal Vecchio Testamento ed una dal Nuovo Testamento. I tre dall'Antico Testamento mostrano il re Davide, Salomone, Ezechia ed il profeta Isaia. La targa del Nuovo Testamento mostra Gesù con due angeli. Le altre piastre, chiamate steinplatten, sono decorate esclusivamente da pietre preziose e perle.

Foto del Busto di Carlo Magno con Corona e foto della Corona del Sacro Romano Impero Germanico.

FEDERICO II ED I SUOI CASTELLIPer affermare la presenza imperiale sul territorio ma anche per scopi di difesa dello stes...
26/12/2025

FEDERICO II ED I SUOI CASTELLI

Per affermare la presenza imperiale sul territorio ma anche per scopi di difesa dello stesso, nonché per i suoi spostamenti e per praticare il suo sport preferito, la caccia, fece erigere e rimaneggiare un considerevole numero di castelli, che raggiungeva accompagnato da un seguito di armigeri, falconieri e notabili della curia e da un folto stuolo di animali esotici.

Per organizzare l’attività edilizia all’interno del regno l’Imperatore fece redigere lo "Statutum de reparatione castrorum", di cui la prima stesura risale al 1231.

I castelli erano ovunque numerosi, mentre le domus erano rare ad eccezione che in Puglia ed in Basilicata.

Lo Statuto ci fornisce per ogni provincia le cifre relative agli edifici interessati:

Il giustizierato di Terra di Lavoro (già Principato di Capua) e Contea di Molise ospitava 42 castelli imperiali e nessuna domus;

Nel Principato e Terra Beneventana, vi sono 37 castelli e 4 domus: a Eboli e Battipaglia (sull’orlo della piana del Sele, che possiede le stesse caratteristiche della Capitanata), a Sarno, ad Apice (presso la pontificia città di Benevento);

In Abruzzo 27 castelli e 3 domus situati ad Atri, Trasacco e Sulmona;La Terra di Otranto ospitava 13 castra e 3 domus:
Garagnone, Gravina e Santeramo, nella zona della Murgia;

La Basilicata 20 castra e 9 domus;

La Capitanata 24 castra e 28 domus;

sin dal 1239, nell'ambito di più ampie riforme amministrative realizzate da Federico II, ciascuno di questi distretti fu controllato da un unico provisor castrorum.

La nomina dei provisores castrorum avveniva mediante un decreto regio, la commissio (ibid., p. 31).

Al momento della nomina il provisor riceveva alcune istruzioni particolari: anzitutto un elenco dei castelli regi ubicati nel suo distretto contenente anche i nomi dei castellani, il numero dei soldati (servientes), l'importo degli stipendi da pagare.

Inoltre gli si affidava quella parte dello 'statuto' sulla riparazione delle fortezze relativa al suo distretto, cioè l'elenco dei castelli con l'indicazione delle persone e delle comunità tenute alla loro manutenzione e riparazione.

Come gli altri funzionari, anche il provisor castrorum riceveva inoltre un certo numero di patentes, cioè lettere con le nomine dei funzionari a lui subordinati come i castellani ed i servientes.

Ogni provisor aveva al suo seguito tre scudieri, un notaio e un corriere (ibid., p. 34).

La nomina dei provisores castrorum era a tempo indeterminato, cioè fino alla revoca da parte del re ("usque ad nostrum beneplacitum").

La prassi dimostra che normalmente i provisores castrorum rimanevano in carica per un periodo piuttosto lungo. Essi erano scelti sempre nel ceto dei milites.

Poi furono anche ridefiniti i compiti dei Giustizieri che rappresentavano l'autorità sovrana a livello locale.

Ed adesso un pizzico di anamnesi familiare, nel libro :

"Acta imperii inedita seculi XIII [et XIV].: Urkunden und briefe zur geschichte des kaiserreichs und des königreichs Sicilien in den jahren 1198-1400, Volume 1",

si legge a pagina 666 la nomina nel 1239 di Landulfo de Franco (mio antenato), come Giustiziere dei distretti della Terra di Bari e della Terra d'Otranto.

Semplice curiosità storica ;)

STORIA DI UN IMPERATORE DETTO " STUPOR MUNDI "FEDERICO II DI SVEVIAFederico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Jesi, 26...
26/12/2025

STORIA DI UN IMPERATORE DETTO " STUPOR MUNDI "

FEDERICO II DI SVEVIA

Federico Ruggero Costantino di Hohenstaufen (Jesi, 26 dicembre 1194 – Fiorentino di Puglia, 13 dicembre 1250), è stato re di Sicilia (come Federico I, dal 1198 al 1250), Duca di Svevia (come Federico VII, dal 1212 al 1216), Re dei Romani (dal 1212) e poi Imperatore del Sacro Romano Impero (come Federico II, eletto nel 1211, incoronato dapprima ad Aquisgrana nel 1215 e, successivamente, a Roma dal papa nel 1220) e re di Gerusalemme (dal 1225 per matrimonio, autoincoronatosi nella stessa Gerusalemme nel 1229).

Il padre Enrico VI muore nel 1197, quando Federico II ha solo tre anni. A lui sono è destinata l'eredità del regno dell'Italia meridionale. In Sicilia, cacciati tutti i signori germanici dal regno, Costanza d'Altavilla assume la reggenza di Federico. Coerentemente col testamento del marito, conduce trattative prima con papa Celestino III, poi con Innocenzo III. Riconosce la supremazia del papa sul regno normanno e conclude un concordato nel quale rinuncia all'impero per conto del figlio, la cui reggenza viene affidata al papa.

Nel 1198 scompare anche la madre e Federico, il 18 maggio 1198, a soli quattro anni, viene incoronato Re di Sicilia, Duca di Puglia e Principe di Capua, e viene affidato alla tutela del Pontefice Innocenzo III.

Per lui il Papa avrebbe voluto un destino tranquillo, lontano dalla vita politica, tuttavia Federico non si sottrarrà al destino che per lui sembrava segnato.

Incoronato Re il 26 dicembre del 1208, a quattordici anni, Federico mostra subito di avere le idee chiare. I suoi primi pensieri sono rivolti al sud dell'Italia dove la situazione era tutt'altro che facile. Durante gli anni della sua permanenza in Germania il regno di Sicilia era rimasto in balia dei comandanti militari tedeschi. Inoltre, feudatari e comunità cittadine avevano approfittato della debolezza della monarchia per estendere i loro domini e le loro autonomie.

Il suo primo obiettivo era quello di rivendicare tutti i diritti regi che erano stati usurpati nel trentennio precedente. Federico decide di confiscare tutte le fortezze costruite abusivamente negli anni, rivendica i diritti dello Stato su passi, dogane, porti e mercati, e annulla le pretese dei signori locali e le esenzioni di cui godevano i mercanti stranieri.

Anche i feudi vengono riportati sotto il controllo del Re: Federico ne vieta la vendita senza la sua autorizzazione. Impone inoltre il suo necessario assenso per i matrimoni dei vassalli. Contemporaneamente Federico adotta misure per facilitare gli scambi e garantire la sicurezza delle strade.

Federico vuole potenziare l'apparato burocratico-amministrativo dello Stato e necessita di giuristi e funzionari ben preparati: nel 1224 fonda a Napoli la prima Università statale del mondo occidentale, concedendo facilitazioni di vario genere a coloro che volessero frequentarla e proibendo allo stesso tempo ai suoi sudditi di recarsi a studiare alla concorrente Bologna.

L'impegno di Federico per la popolazione e la terra del Meridione si intensifica con l'impulso che dà alla Scuola Medica di Salerno, e con la promulgazione da Melfi delle Costituzioni, che diedero l'ossatura al suo Stato centralizzato. Su una collina della Capitanata in Puglia, fa edificare, tra gli altri, il celebre Castel del Monte, che egli stesso progetta.

Innovativo anche in campo giudiziario, Federico II pone il criterio di equità al centro del suo impegno ad amministrare la giustizia senza eccezioni di sorta nel confronti di nessuno. Viene enunciato il culto della pace, di cui il resi fa garante. In questo compito i giudici svolgono, in nome del sovrano, una funzione pressoché sacra, un intento che viene confermato da alcune puntuali correlazioni: il giuramento imposto a tutti i ministri di agire con equità, l'irrigidimento dei criteri di selezione ed il forte impegno per elevare il livello culturale dei funzionari regi.

In campo economico, Federico lotta nelle principali città del Sud, contro l'usura: a Napoli e Bari soprattutto vi erano quartieri ebraici in cui si svolgevano attività di prestito di denaro con restituzione di interessi. Federico non desidera che gli ebrei siano vittime dei cristiani, ma non vuole nemmeno che vi sia un disequilibrio. Riconduce le attività economiche degli ebrei sotto il controllo pubblico, accordando loro protezione, imparziale giustizia e garanzia dei diritti, come a tutti gli altri sudditi del regno.

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e giocò un ruolo importante nel promuovere le lettere attraverso la poesia della Scuola siciliana. La sua corte reale siciliana a Palermo, dal 1220 circa sino alla sua morte, vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l'esperienza provenzale), il siciliano.

La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana. La scuola e la sua poesia furono salutate con entusiasmo da Dante e dai suoi contemporanei, e anticiparono di almeno un secolo l'uso dell'idioma toscano come lingua d'élite letteraria d'Italia.

Re Federico II muore nel castello svevo di Fiorentino di Puglia la notte del 13 dicembre 1250. Non fu solo uomo politico, ma guerriero, filosofo, architetto e letterato: esempio ineguagliabile di uomo integrale.

Nasceva una nuova Signoria il 12 novembre del 1283Signoria di Treviso con GHERARDO III da CAMINOGherardo III da Camino è...
12/11/2025

Nasceva una nuova Signoria il 12 novembre del 1283

Signoria di Treviso con GHERARDO III da CAMINO

Gherardo III da Camino è stato un condottiero e feudatario italiano. È comunemente considerato il principale esponente del casato dei da Camino.

Amante delle feste (il matrimonio del figlio Rizzardo nel 1295 con Caterina di Ortenburg fu celebrato con grande sfarzo tale da far eco in tutta Italia) fu anche mecenate ospitando nel proprio palazzo (le cui tracce sono visibili nell'attuale Convento servita e nell'attigua Chiesa di Santa Caterina) molti poeti, artisti, giuristi, fisici e dotti tra cui appunto Dante Alighieri (a Treviso, a Santa Margherita fu sepolto suo figlio Pietro, la cui tomba, in seguito alla sconsacrazione di quella chiesa, fu spostata a San Francesco dove attualmente è collocata), e altri come il trovatore provenzale Ferrarino da Ferrara.

Il Sommo Poeta gli dimostrò tutta la sua gratitudine e la sua stima spendendo ottime parole per lui citandolo testualmente sia nella Divina Commedia sia nel Convivio. Gherardo per Dante appariva come uno dei pochi avanzi gloriosi di un'età passata, degno di essere proposto ad esempio e a rimproverio del secol selvaggio.

«Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampogna
l'antica età la nova, e par lor tardo
che Dio a miglior vita li ripogna:
Currado da Palazzo e 'l buon Gherardo
e Guido da Castel, che mei si noma,
francescamente, il semplice Lombardo.
[... diss'io:] Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
di' ch'è rimaso de la gente spenta,
in rimprovèro del secol selvaggio?".
"O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta",
rispuose a me; "ché, parlandomi tosco,
par che del buon Gherardo nulla senta.
Per altro soprannome io nol conosco,
s'io nol togliessi da sua figlia Gaia.»

(Dante Alighieri, Purgatorio - Canto sedicesimo, vv. 120-126.132-139)

Gherardo mantenne buoni rapporti pure con Venezia dove comunque era vietato importare prodotti da Treviso.

I vantaggi erano reciproci: Gherardo infatti, possedendo Serravalle, controllava la seconda più importante rotta commerciale veneziana dopo l'Oriente: quella che portava in Germania.

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