Fondazione Stazione dell'arte Ulassai

Fondazione Stazione dell'arte Ulassai Stazione dell’Arte e museo CaMuC raccontano l’arte di Maria Lai. Ulassai, Sardegna

FONDAZIONE STAZIONE DELL'ARTE ULASSAI

🚂 La Stazione dell’arte e il Camuc sono il punto di arrivo dell’ambizioso progetto che Maria Lai e il paese di Ulassai hanno coltivato per oltre un ventennio.

⛰ Un lungo viaggio, partito dal magico evento di Legarsi alla montagna, che ha avuto come protagonista, l’intera comunità ulassese. Da quel lontano 1981 altri interventi si sono susseguiti, a testimon

ianza dell’intenso legame che l’artista mantiene con il suo paese di origine, fino alla decisione di donare al comune una parte significativa della sua ricerca che è stata raccolta ed esposta negli spazi della Fondazione. Cosi Ulassai, da paese simbolo dell’isolamento della regione ogliastrina, e diventato uno dei centri di aggregazione culturale dell’isola. La Stazione dell’Arte occupa i tre caseggiati della vecchia stazione ferroviaria che fu costruita poco fuori del paese, su un piano che domina la vallata.

🎼 Gli spazi sono stati ristrutturati in un museo d’arte contemporanea, che non si limita ad accogliere le opere donate dall’artista, ma si apre ad altre discipline come la musica e il teatro e in particolare, si impegna in un importante lavoro di educazione alla lettura delle opere d’arte. FONDAZIONE STAZIONE DELL'ARTE ULASSAI

🚂 The “Stazione dell’arte” is the result of the ambitious project which Maria Lai and the Ulassai villagers have worked on for over twenty years.

⛰ A long journey, which had as its protagonist not only the artist but also the entire community of Ulassai. Since 1981 a number of events have taken place, as proof of the strong bond between the artist and her country of origin, including the decision to donate to the project museum a significant part of her works. As a result, from being an isolated village in the Ogliastra region, Ulassai has become a cultural community centre of Sardinia. The “Stazione dell’arte” occupies the three buildings of the old train station located just outside the village, on a plateau overlooking the valley and the picturesque and fascinating road.

🎼 Renovation has transformed the space into a modern Museum of Contemporary Art, which it is not only confined to the work donated by the artist but it is also open to other disciplines such as music and theatre, and it is particularly committed to working towards educating and interpretation of the works of art.

12/09/2026

La Fondazione Stazione dell’Arte ha in programma di realizzare presso il CaMuC una mostra dedicata al progetto Legarti, con l’obiettivo di restituire e raccontare i processi, le esperienze e le tracce delle residenze artistiche vissute a Ulassai.

La mostra, curata da Valentina Anselmi con Marco Peri, intende ricomporre le diverse esperienze sviluppate nel corso del progetto, mettendo in relazione opere, documentazioni e testimonianze capaci di raccontare non soltanto gli esiti estetici, ma anche i percorsi di ricerca e il rapporto costruito da ciascun artista con Ulassai e con il suo territorio.

Opening sabato 17 ottobre 2026
CaMuC via Garibaldi 49 Ulassai

11/09/2026

Ieri su Geo con si è parlato di Maria Lai, Ulassai e di Legarsi alla montagna 😊

Il video è tratto da "Trame e intrecci nell’arte" con Maria Vittoria Baravelli puntata di
Geo 10 sett. Rai 3 - disponibile su RaiPlay

09/09/2026

L’eredità di Legarsi alla montagna è stata l’innesco di uno dei più importanti processi di rigenerazione culturale della Sardegna.

Da allora, a Ulassai l’arte contemporanea ha progressivamente abitato il territorio, entrando nel paesaggio e negli spazi della comunità attraverso le opere del museo a cielo aperto e una presenza culturale che si è consolidata nel tempo.

Oggi il paese ospita due musei dedicati all’arte contemporanea: la Stazione dell’Arte e il CaMuC, nel centro storico.

Due luoghi che accolgono collezioni, mostre e artisti e che contribuiscono a fare di Ulassai una destinazione riconosciuta, capace di attrarre un pubblico internazionale alla ricerca di un’esperienza culturale speciale.

È forse questa l’eredità più fertile di quella storia: aver dimostrato che l’arte può trasformare il modo in cui un territorio viene vissuto, percepito e immaginato.

[Servizio di Serena Schiffini per TGR Sardegna 08 Sett 2026 Edizione delle ore 14:00]

Legarsi alla montagnaUlassai 8 settembre 1981Questa operazione non ha trovato il termine giusto per definirsi, anche se ...
08/09/2026

Legarsi alla montagna
Ulassai 8 settembre 1981

Questa operazione non ha trovato il termine giusto per definirsi, anche se ha delle analogie con altri avvenimenti nel campo estetico.
Le Performances e le Operazioni sul Territorio degli anni Sessanta e Settanta avevano lavorato sull’effimero e coinvolto spazi inconsueti per l’arte, ma restavano sempre opere personali dell’autore, unico protagonista. A Ulassai l’autore è stato un intero paese, la sua gente.

Ulassai era quasi sconosciuto nelle guide turistiche.
Isolato anche dentro l’isola, vede il mare da una catena di montagne sulla costa orientale della provincia di Nuoro. Si direbbe che soffra di vertigini, tra rocce a grandi dislivelli: le montagne franano coinvolgendo talvolta interi paesi. Gli abitanti sono quasi sempre in allarme tra alluvioni e siccità. Quasi tutti pastori di capre, sono fieri e severi, oscuri e diffidenti. Eppure tra loro si rivelano temperamenti capaci di rompere la regola, di superare le barriere dell’isolamento.

Affrontano l’avventura dell’emigrazione (si può dire che un terzo del paese vive in Argentina) per poi mitizzare un ritorno difficile, oppure coltivano sul posto la capacità di sognare.

Io, nata a Ulassai dove ho antenati e parenti, ho sempre preso le distanze dal mio paese, sia per gli studi, che per una mia personale ricerca nel campo dell’arte. Ma i ritorni, tra lunghe assenze e lontananze, sono stati sempre carichi di emozioni.

Nel ’79 la giunta comunale di Ulassai voleva affidarmi la realizzazione del suo monumento ai Caduti. Un primo passo, si diceva, per essere nella Storia. I miei dubbi sulla validità di un monumento ai Caduti e la mia controproposta, disorienta gli assessori che prendono tempo per riflettere. Vengo chiamata dopo un anno e mezzo e mi danno carta bianca. Per essere nella Storia bisogna fare storia, non uniformandosi al già fatto, ma con un’opera nuova.

Così mi trovo con le spalle al muro, in una situazione di scommessa, sia tra me e il mio paese, sia tra me e il mondo dell’arte dove io opero, a Roma. Devo trovare un’idea, un sasso su cui poggiare una costruzione, a Ulassai e nello stesso tempo lontano da Ulassai. Scavare nella nostra realtà.

Camminando per le strade del paese, parlo con la gente, ricordo la mia infanzia. Viene a galla una storia, una fiaba che tutti i bambini, da chissà quante generazioni, hanno sentito raccontare. Una leggenda affidata alle interpretazioni di tante voci, nata dalla fantasia di un poeta sconosciuto, un pastore forse o una donna del posto.

A Ulassai la creatività si rivela, nel quotidiano, al femminile: il telaio oppure il pane, che per le feste prende forme di uccelli, di fiori e di gioielli. Ho sempre pensato che in questa storia ci fosse lo zampino di una donna per quella atavica civetteria di portare un oggetto frivolo anche al centro di un dramma.

Si racconta che una bambina (l’essere più indifeso) fu mandata sulla montagna (il luogo più minacciato) a portare del pane ai pastori (il pretesto meno convincente). Appena giunta, impaurita dalla voce del tuono, trova greggi e pastori rifugiati in una grotta a causa di un temporale. Mentre guardano l’arrivo della pioggia che trascina sassi, vedono passare, portato dal vento, un nastro celeste. Per i pastori questa immagine è una sorpresa fugace, forse per loro un fulmine, ma niente che sia più importante in quel momento del pericolo che incombe su di loro. Per la bambina è uno stupore che la trascina fuori dal rifugio, verso la salvezza, mentre frana la grotta con greggi e pastori.

I significati che questa storia suggerisce, mi avevano accompagnata da quando ero bambina. Intravedo una possibilità per uscire dal labirinto in cui mi ero cacciata. Il nastro celeste mi rivela nuovi rapporti con la realtà dell’arte: bello ma insicuro, non sostiene ma guida, è illogico ma contiene verità, sembra irreale ma indica realtà più profonde. Porta fuori dalla grotta, dal quotidiano verso spazi aperti, ma solo chi dispone di fantasia. Anche le condizioni di Ulassai, paese minacciato ed esaltato nello stesso tempo dalle sue montagne stupende e dai suoi abitanti che vivono tra vastità e grotte, tra utopie e pregiudizi, mi suggeriscono analogie con la realtà del mondo e coi problemi dell’esistenza.

Ulassai, da paese emblematico per isolamento, diventa simbolo del mondo e in particolare della storia di oggi. Attraverso queste riflessioni si fa strada un’idea per la proposta da offrire alla gente. Quando tutti si aspettano di vedermi all’opera, io invito ognuno a mettersi all’opera. È uno scherzo?

C’è stata diffidenza, incredulità e ironia. Qualcuno comincia a prendermi sul serio, si forma un piccolo gruppo che prende in mano la situazione, provoca dialoghi, mi costringe a rendere conto dei problemi che ho suscitato, a chiarire i perché e i come. Io ho ancora molti punti oscuri, ma li chiarisco parlandone. Metto ordine nelle idee, alcune le trasformo, cerco continuamente di stabilire un equilibrio con piccoli spostamenti, come un funambolo.

L’idea è quella di un’immagine disegnata con un nastro celeste su tutto il paese e dal paese alla montagna; un nastro che leghi le case tra loro segnando dei ritmi negli spazi delle strade, e le case alla montagna.

Per la gente che discute, l’idea è poetica ma non convincente: di che arte vado parlando? E se si tratta di arte moderna, perché non può essere fatta in modo che duri nel tempo? Io mi ostino a sostenere che credo di aver messo insieme gli ingredienti perché possa nascere qualcosa che si chiami arte, anche se non ne garantisco la riuscita. Questa in ogni caso è sempre incerta e se avviene, è miracolo. La leggenda, le paure della gente, le sue speranze di aprirsi al mondo, il bisogno di cercare una dimensione simbolica per esistere umanamente, possono essere raccontati col nastro da uno spirito collettivo. Le grandi cattedrali gotiche erano nate così. Il nastro non sarà più qui a testimoniare, nel Tempo, ma forse questa storia si racconterà, avrà fatto parlare di sé. Una poesia, fatta di parole, può essere un monumento, perché non anche fatta con un nastro?

Ma lo scoglio più difficile sta diventando un altro: che ogni famiglia debba impegnarsi a passare il nastro ai propri vicini di casa. I rapporti cordiali sono rari, la regola è tenere le distanze. Ne va di mezzo qualcosa di molto importante, la dignità. Fra tante paure c’è anche quella di essere ridicoli. Ma il gruppo dei convinti diviene una forza trainante che organizza i compiti e le deleghe per tutti. Vengo trascinata, io introversa per natura, sino alle ultime case del paese, a incontrare la gente, come se slittassi in una frana. Di casa in casa a parlare, ma più che altro ad ascoltare: storie di malocchio e di furti, di drammi e rancori.

È stabilito un codice, perché il passaggio del nastro riveli i rapporti tra le famiglie: niente nodi vistosi dove non c’è amicizia. Un pane delle feste sospeso al nastro tra una casa e l’altra indica la presenza dell’amore.

Un commerciante di stoffe offre tredici pezze di tela jeans celeste (sarà rimborsato dal Comune) da cui si ricaveranno ventisei chilometri di nastro di quindici centimetri di larghezza. Questa operazione avviene in un grande spazio dove una volta si domavano i cavalli. Ora è il punto d’incontro per il commercio delle capre, per le gare e i balli delle feste, per i giochi dei bambini e le soste dei vecchi. Le pezze celesti, una alla volta, rotolano sul prato, aprendosi. Vengono spinte da un sistema rapidissimo di strappi che le dividono in nastri. Si forma una specie di ordito di telaio che si allunga per tutto il piazzale, mentre una ventina di operatori camminano a ritroso finché la pezza si esaurisce. Altri raccolgono i nastri in matasse, altri li distribuiscono per le case.

Poi, una mattina c’è un botto e si vede un nastro volare sul paese portato da un razzo: è il segnale per l’inizio. Da ogni casa qualcuno esce a legarsi ai propri vicini o si affaccia per gettare il nastro che sarà raccolto da altri. L’operazione dura meno di un’ora, nessuna casa resta esclusa.

Intanto Cagliari aveva offerto l’opera di tre scalatori per portare il nastro sulla montagna. È lo spettacolo più atteso dalla gente. Arrivano ospiti e spettatori forestieri, da Roma, da Cagliari, da Nuoro e da paesi vicini. Tra i più illustri giunti da Roma c’è il celebre flautista Angelo Persichelli che col suo strumento segue il percorso dei nastri per le strade. E un altro strumento, altrettanto magico, cattura quelle immagini che oggi costituiscono la più preziosa documentazione fotografica di quei giorni a Ulassai. È l’occhio di Piero Berengo Gardin a rendere possibile una divulgazione a livello estetico di questa operazione.

La scalata avviene un pomeriggio. Una vera folla si raccoglie a ridosso della montagna per seguire la salita su uno strapiombo di ottanta metri a picco sul paese. È un’attesa silenziosa, col fiato sospeso per circa due ore. Quando il nastro si solleva ad arco, dalla montagna ai tetti delle case, sembra un getto d’acqua. Si scatenano urla, battimani, suoni di clacson, canti e balli fino a notte inoltrata.

Maria Lai

Ringraziamo Maria Ivanova, giornalista di Unica Radio per aver raccontato la mostra "Chagall con Maria Lai. Il villaggio...
07/09/2026

Ringraziamo Maria Ivanova, giornalista di Unica Radio per aver raccontato la mostra "Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore" e il dialogo tra due percorsi artistici così lontani e, allo stesso tempo, capaci di incontrarsi a Ulassai.

Un contributo che restituisce alcuni dei temi al centro della mostra: le radici, la memoria, il paesaggio interiore e il legame profondo con i luoghi d’origine.

Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore
Fondazione Stazione dell’Arte, CaMuc, Ulassai
Fino al 27 settembre 2026

Ultimo mese per visitare“Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”a Ulassai La mostra curata da Paul Schneiter e Ma...
28/08/2026

Ultimo mese per visitare
“Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”
a Ulassai

La mostra curata da Paul Schneiter e Marco Peri, mette in dialogo due protagonisti dell’arte del Novecento attraverso un percorso dedicato alla memoria, alle radici e all’universo poetico e simbolico che attraversa le loro opere.

L’esposizione, ospitata alla Stazione dell’Arte di Ulassai e al CaMuC fino al 27 settembre 2026, ha registrato finora un importante successo di pubblico, superando le 5.000 presenze. Un risultato significativo che conferma la capacità del museo e del paese di Ulassai di attrarre un pubblico sempre più ampio, proveniente dalla Sardegna, dall’Italia e dall’estero.

La mostra nasce dal desiderio di mettere in relazione Marc Chagall e Maria Lai, due artisti profondamente differenti per formazione, linguaggio e vicenda biografica, ma accomunati dalla capacità di trasformare le proprie radici culturali in una materia universale. Il paese, la memoria, l’infanzia, le tradizioni e i racconti diventano per entrambi un patrimonio interiore al quale attingere lungo tutto il corso della vita.

Da qui il titolo “Il villaggio interiore”: un luogo che non coincide soltanto con uno spazio geografico, ma con una geografia intima, fatta di immagini, ricordi e appartenenze.
Vitebsk per Marc Chagall e Ulassai per Maria Lai diventano così luoghi reali e, insieme, paesaggi della memoria, continuamente reinventati attraverso l’arte.

C’è ancora un mese per scoprire la mostra: “Chagall con Maria Lai. Il villaggio interiore”, alla Stazione dell’Arte di Ulassai e al CaMuC fino a domenica 27 settembre 2026.

Un ultimo invito a raggiungere Ulassai e attraversare, con le opere di Marc Chagall e Maria Lai, due universi poetici lontani e sorprendentemente vicini.

In questi giorni su la Repubblica un bell'articolo di Maria Novella De Luca con foto di Francesco Nonnoi che parla della...
23/08/2026

In questi giorni su la Repubblica un bell'articolo di Maria Novella De Luca con foto di Francesco Nonnoi che parla della nostra realtà di Ulassai 😊

Visita guidata con il direttore | mostra Chagall con Maria LaiSabato 8 agosto alle ore 11.00 Marco Peri, Direttore della...
05/08/2026

Visita guidata con il direttore | mostra Chagall con Maria Lai

Sabato 8 agosto alle ore 11.00 Marco Peri, Direttore della Stazione dell’arte vi accompagnerò personalmente in una visita guidata alla mostra “Chagall con Maria Lai.

Il villaggio interiore”, per esplorare il dialogo tra due artisti che, pur appartenendo a contesti lontani, hanno saputo trasformare le storie e le proprie radici in un linguaggio universale.

Sarà l’occasione per scoprire il percorso espositivo, raccontare la nascita del progetto e condividere alcune chiavi di lettura delle opere, in un confronto aperto con il pubblico.

CaMuC – Casa Museo Cannas
Via Garibaldi 49, Ulassai
Sabato 8 agosto Ore 11.00

La partecipazione alla visita è inclusa nel biglietto d’ingresso.

Dal 7 al 9 agosto il Festival dei Tacchi entra al CaMuC con due esperienze di arte partecipata, aperte a tutte e tutti:*...
04/08/2026

Dal 7 al 9 agosto il Festival dei Tacchi entra al CaMuC con due esperienze di arte partecipata, aperte a tutte e tutti:

* Sopra la panca la capra campa, laboratorio ceramico con
* Orditi di Resistenza, attività tessile collettiva con Sonia Paradell Roig

Durante gli orari di apertura del museo, il pubblico potrà partecipare liberamente ai laboratori e sperimentare, attraverso un approccio semplice e accessibile, tecniche ceramiche e tessili.

Un’occasione speciale per incontrarsi nel cortile del CaMuC, adulti e bambini per condividere un’esperienza creativa.

CaMuC, via Garibaldi 49, Ulassai
Partecipazione libera e gratuita

Arte, artisti e follia sono spesso accomunati. Ma quale arte? Quale sfaccettatura dell'artista? Quale manifestazione del...
22/07/2026

Arte, artisti e follia sono spesso accomunati.
Ma quale arte? Quale sfaccettatura dell'artista? Quale manifestazione della follia? E il pubblico, ne è esente?

Ad per lo racconteranno Carla Cossu con Marco Peri ed il vescovo Antonello, tra psichico e spirituale, in viaggio nella storia dell'arte e l'oggi.

Ad accompagnarli le sonorità di Nicola Agus, sperimentatore capace di trasformare in melodia quel che da altri verrebbe scartato.

CaMuC Casa Museo Cannas, 24 luglio alle 21:30



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Il progetto è finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma NextGenerationEU,
nell’ambito del PNRR | Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi.

Indirizzo

Stazione Dell'arte, S. P. 11 Ex Stazione Ferroviaria, Ulassai
Ulàssai
08040

Orario di apertura

Martedì 09:30 - 19:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
Giovedì 09:30 - 19:30
Venerdì 09:30 - 19:30
Sabato 09:30 - 19:30
Domenica 09:30 - 19:30

Telefono

0782 787055

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