23/08/2026
𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗧𝗥𝗔𝗧𝗔 𝗔𝗥𝗧𝗜𝗦𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗗𝗢𝗡𝗡𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗧𝗔'
Il 23 agosto 2015, in occasione del IV Centenario della Liberazione di Tropea (1615-2015), il nascente Comitato promotore del Club per l’UNESCO di Tropea commissionò e fece collocare sulla facciata della Chiesa del Santo Rosario — l’antica Santa Maria della Libertà — una vetrata artistica raffigurante la Madonna della Libertà.
L’opera, realizzata con l’approvazione di monsignor Luigi Renzo, allora vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, non fu concepita come un semplice elemento decorativo, ma come un segno permanente di memoria religiosa e civile. La vetrata richiama, infatti, la ragione originaria per la quale venne edificata la chiesa: celebrare la riconquistata libertà della città di Tropea.
Nel 1612 il viceré di Napoli, Pedro Fernández de Castro, conte di Lemos, aveva disposto la vendita di Tropea al principe di Scilla, appartenente alla famiglia Ruffo, per circa 191.000 ducati. La decisione suscitò la ferma opposizione della comunità tropeana, gelosa dell’antico privilegio che riconosceva alla città la condizione demaniale e la diretta dipendenza dalla Corona.
Tropea affidò la propria causa al giurista Francesco Lauro, inviato presso la corte di Madrid. La tradizione locale ricorda accanto a lui anche Ferdinando d’Angiò e Tommaso Pelliccia. Il re Filippo III di Spagna, riconosciute le ragioni della città, ordinò la restituzione al principe di Scilla della somma versata e il ritorno di Tropea al demanio regio. Il provvedimento reale decisivo viene datato, secondo le diverse fonti, al 22 o 23 agosto 1615; seguì un secondo dispaccio del 18 gennaio 1616 e, il 2 maggio 1616, l’atto con il quale vennero stabilite le modalità per la restituzione del prezzo della vendita.
La liberazione venne accolta dalla popolazione con solenni festeggiamenti. Per conservare nel tempo la memoria di quell’avvenimento, il vescovo di Tropea Fabrizio Caracciolo, alla guida della diocesi dal 1615, promosse la fondazione di una chiesa e di un convento da affidare agli Agostiniani Scalzi.
Il 4 giugno 1618, con atto rogato dal notaio Antonio Colello, il vescovo Caracciolo cedette ai religiosi un terreno della Mensa episcopale situato nel borgo di Tropea e denominato la Fossa. La concessione stabiliva espressamente che sul terreno dovesse sorgere un convento sotto il titolo di Santa Maria della Libertà. Vito Capialbi, nelle sue Memorie per servire alla storia della Santa Chiesa Tropeana, pubblicò nell’Ottocento il testo dell’atto con il seguente titolo:
Fabritius Caracciolus Episcopus Tropaeensis concedit Fratribus Discalceatis Sancti Augustini locum opportunum ad erigendum Conventum sub titulo Sanctae Mariae Libertatis.
Il documento testimonia che la dedicazione alla Madonna della Libertà era prevista sin dall’origine e costituiva la ragione stessa della fondazione.
La concessione del vescovo ricevette la conferma pontificia di papa Paolo V con provvedimento, tradizionalmente indicato come bolla papale, datato 21 marzo 1619. Alcune guide locali attribuiscono erroneamente tale approvazione a Pio V, ma questa indicazione è impossibile, poiché Pio V era morto nel 1572. Il pontefice regnante nel 1619 era Paolo V, al secolo Camillo Borghese.
Una relazione redatta il 19 marzo 1658 da padre Matteo di Sant’Eustachio precisa che il convento fu formalmente fondato nel marzo 1619, in occasione della predicazione tenuta a Tropea da padre Bonaventura. Lo stesso religioso indica nel vescovo Fabrizio Caracciolo il principale fondatore e ricorda che gli Agostiniani Scalzi erano giunti in città già prima della definitiva istituzione della casa religiosa.
La costruzione deve quindi essere collocata correttamente nel biennio 1618-1619: nel 1618 furono concessi il terreno e l’autorizzazione episcopale; nel marzo 1619 venne stabilita formalmente la fondazione e il 21 marzo giunse la conferma di papa Paolo V.
Santa Maria della Libertà nacque pertanto come il grande ex voto collettivo della città di Tropea. Non soltanto la statua della Madonna, ma l’intera chiesa fu concepita come un ex voto in pietra, innalzato per ringraziare la Vergine e tramandare nei secoli la memoria della libertà riconquistata. Le sue mura, il suo titolo e la sua dedicazione esprimevano insieme la fede, la gratitudine, la fierezza e l’identità civile del popolo tropeano.
Il 17 settembre 1631 nella chiesa venne istituita la Confraternita di San Michele Arcangelo e delle Anime Sante del Purgatorio. Nel 1642 la confraternita commissionò al pittore Francesco Caivano una tela dedicata alle Anime del Purgatorio, successivamente trasferita nella nuova chiesa di San Michele.
Nel 1809, in seguito alla soppressione degli ordini religiosi disposta durante il governo di Gioacchino Murat, il convento degli Agostiniani Scalzi venne abolito. L’edificio conventuale fu acquistato dalla famiglia Toraldo e trasformato in residenza privata, divenendo l’attuale Palazzo Toraldo, mentre la chiesa rimase aperta al culto.
Il 3 marzo 1847, per decreto del vescovo Michelangelo Franchini, nell’antica chiesa degli Agostiniani Scalzi venne eretta la parrocchia del Santo Rosario. Da quel momento l’edificio assunse progressivamente l’attuale denominazione ufficiale di Chiesa del Santo Rosario, pur continuando a essere conosciuto popolarmente come Chiesa degli Scalzi.
L’identificazione tra i due edifici è confermata anche dalla struttura attuale: nella chiesa esiste ancora una porta murata che la collegava direttamente a Palazzo Toraldo, cioè all’antico convento. L’edificio conserva la pianta ad aula longitudinale, con navata unica, arco trionfale, presbiterio rialzato e cappelle laterali. Nella sagrestia sono state inoltre segnalate tracce di antichi affreschi, probabilmente legati alla presenza della Confraternita del Purgatorio.
Con la collocazione della vetrata del 23 agosto 2015, il Comitato promotore del Club per l’UNESCO di Tropea restituì simbolicamente alla Chiesa del Santo Rosario il suo antico volto e la sua autentica identità. L’immagine della Madonna della Libertà tornò così a dominare la facciata dell’edificio costruito quattro secoli prima come ex voto della città.
La vetrata rinnova e rende visibile il messaggio originario della chiesa, ricordando a perpetua memoria che l’attuale Chiesa del Santo Rosario nacque con il nome di Santa Maria della Libertà, come monumento sacro alla liberazione di Tropea e alla riconoscenza del suo Popolo.