Centro Italiano - Olasz nyelv Veresegyház / online

Centro Italiano - Olasz nyelv Veresegyház / online Kis létszámú (max. 5 fő) olasz nyelvoktatás Veresegyházon és online

Minőségi szemléletű olasz nyelvoktatás, az egyéni és kiscsoportos órákon az élőbeszéd értésére és gyakorlására helyezzük a hangsúlyt. Az innovatív módszerek alkalmazásával hatékonnyá válik az olasz nyelv elsajátítása, a teljes nyelvi eszköztár a tanulók rendelkezésére áll az órákon és otthon is. Az olasz kulturális értékek ismertetésére kiemelt hangsúlyt fektetünk, így a nyelvi kompetenciák fejlesztését az olasz országismeret, film- és képzőművészet is támogatja.

27/05/2026

In case of an atomic war, please save Italians first 🇮🇹

25/05/2026

Frutti di mare 🦑🦀🦞🦐

16/05/2026

2026.04.23. Róma 2779. születésnapján sok-sok év után újra megnyitották a Piazza Veneziát a Capitoliummal összekötő pergola alatti ösvényt....

16/05/2026

A Catania c'è un palazzo con 700 stanze ancora abitato dalla stessa famiglia che lo ha costruito.

Non è un museo. Non è un hotel. È un palazzo privato in cui la famiglia Paternò Castello vive ancora oggi, sopra le stesse sale dove ricevevano ospiti nel Settecento.

La storia inizia nel 1707, quando Ignazio III Paternò Castello comincia a costruire il palazzo sulle macerie del terremoto del 1693, quello che aveva raso al suolo quasi tutta Catania. Non esisteva un progetto finito, non esisteva un'eredità pronta. Esisteva solo un terreno sulle mura di Carlo V e una famiglia con l'intenzione di costruire qualcosa che durasse.

E infatti durò. Quasi 70 anni.

Il palazzo viene completato nel 1763, non da Ignazio III ma dal nipote Ignazio V — due generazioni dopo — con un prospetto che si estende per 160 metri lungo la via. È il palazzo barocco più grande di Catania, e uno dei più grandi d'Italia tra i privati.

Aspetta. Arriviamo al bello.

Ignazio V non si accontenta di costruire. Trasforma il palazzo in qualcosa che oggi chiameremmo un centro culturale avant-garde: raccoglie migliaia di vasi attici ed etruschi, reperti vulcanici dell'Etna catalogati scientificamente, monete antiche, tele settecentesche. Una collezione enciclopedica che mette insieme antichità greca e storia naturale siciliana nello stesso corridoio.

Nel 1787, Johann Wolfgang Goethe si ferma a Catania durante il suo Viaggio in Italia. Viene ricevuto al palazzo, visita la collezione, e nel diario scrive che è "meravigliosa" — una parola che nel suo vocabolario è rara quanto i pezzi che ha appena visto.

Il palazzo ha circa 700 stanze. Una galleria affrescata. Un salone delle feste rococò del 1766 con il soffitto che sembra non finire. Una terrazza che guarda il porto.

Oggi si può visitare. La famiglia Paternò Castello è ancora lì, negli appartamenti privati al piano superiore, esattamente come tre secoli fa.

Trecentosei anni di continuità ininterrotta. Stesso palazzo, stessa famiglia, stessa città.

Goethe ci è entrato come ospite. Tu puoi entrarci come visitatore. La differenza è minima.

In breve:
Palazzo Biscari a Catania è il palazzo barocco privato più grande della città: 160 metri di prospetto, circa 700 stanze, costruito in quasi 70 anni da tre generazioni della famiglia Paternò Castello (1707–1763)
Nel 1787 Goethe visitò la vasta collezione di antichità radunata da Ignazio V — vasi greci, reperti vulcanici dell'Etna, monete — e la definì meravigliosa nel suo Viaggio in Italia
Oggi il palazzo è ancora di proprietà privata della stessa famiglia, che abita i piani superiori: è visitabile, e quella continuità di 300 anni è intatta

Perché impariamo il congiuntivo 🇮🇹👇
19/04/2026

Perché impariamo il congiuntivo 🇮🇹👇

VI siete mai chiesti perché la lingua italiana è una delle poche al mondo ad avere il congiuntivo? E perché i media e i giornali lo usano sempre meno? E no, qua l’ignoranza non c’entra nulla!

O meglio non solo: c’è un altro motivo, diverso e più sottile! Il congiuntivo è il regno del forse; esprime una situazione ipotetica, serve per formulare ipotesi, supposizioni, teorie. È come fare un appuntamento al buio; tutto «sembra», «pare», «potrebbe». L’indicativo, invece, esprime una certezza. Ecco, prendete la frase: «non so se questa sia la decisione giusta». Ma se la formulo all’indicativo: «questa è la decisione giusta», il senso della frase cambia radicalmente.

Ed è proprio questo il punto: la nostra è la società delle certezze non dei dubbi e delle domande. Pochi pensano, domandano, ipotizzano; tutti invece sanno e affermano. Pochi «ritengono» ma tutti «garantiscono» e «assicurano»! La nostra è una società che ha fatto dell’idiozia un’arte e dell’arroganza uno stile di vita. Quando incontrate quelli che Luciano De Crescenzo chiamava «i paladini delle Grandi Certezze, allora mettevi paura perché la Certezza assoluta molto spesso si trasforma in violenza.» O in pura idiozia.

E ai ragazzi che si domandano a cosa serva il congiuntivo, perché fare lo sforzo per impararlo, voglio rispondere così: l’indicativo è come la tua casa: sai esattamente dove ti condurrà quella porta, cosa c’è in fondo a quella scala; cosa si nasconde dietro quella tenda; di ogni abitante sai cosa dirà, cosa penserà, come agirà. È in poche parole una vita fin troppo prevedibile e noiosa. Coltivate in voi l’ebrezza del dubbio, ponetevi continue domande, avventuratevi nel regno dei «forse».

Il forse è la parola più bella della nostra lingua. «Perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito». E ricordatevi sempre: ci sono persone convinte di sapere tutto, e purtroppo è tutto quello che sanno.

Guendalina Middei, (➡️Tratto da «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera». Qui potete leggerne un estratto e prenderlo nell’UNIVERSALE ECONOMICA (a metà prezzo cioè): https://www.amazon.it/Innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807950839

Már napernyő alatt, kávéval tanulunk. ☕️ Mézest is érdekli a congiuntivo 🐑😻😇
18/04/2026

Már napernyő alatt, kávéval tanulunk. ☕️ Mézest is érdekli a congiuntivo 🐑😻😇

10/04/2026

È arrivata la primavera 🥰🥳🇮🇹😇☕️

Non è l’Italia per fortuna, ma la storia mi ha scioccato
25/03/2026

Non è l’Italia per fortuna, ma la storia mi ha scioccato

Sette cani rubati hanno conquistato il cuore di tutti dopo aver compiuto un incredibile viaggio di ritorno a casa insieme. 🐾

A Jilin, un gruppo di sette cani provenienti da tre famiglie diverse è stato catturato e caricato su un veicolo di trasporto. Tra loro c’erano un Pastore Tedesco, un Golden Retriever, un Corgi e altri cani che si conoscevano tutti nel loro villaggio.

Durante il tragitto lungo la Changshuang Expressway, i cani sono riusciti a fuggire.

Ma invece di disperdersi, sono rimasti uniti.

I sette hanno formato un gruppo compatto e hanno iniziato il viaggio verso casa, percorrendo quasi 17 chilometri in due giorni. Testimoni e riprese con droni hanno mostrato qualcosa di straordinario: i cani più grandi e forti si sono posizionati attorno a un Pastore Tedesco ferito, proteggendolo mentre avanzavano. I cani più piccoli restavano al sicuro all’interno del gruppo mentre attraversavano strade sconosciute e traffico.

Non si sono mai separati.

Quando la storia ha iniziato a diffondersi online, soccorritori locali e volontari hanno aiutato a seguire il loro percorso, condividendo aggiornamenti per assicurarsi che restassero al sicuro lungo il cammino.

Infine, dopo due giorni, tutti e sette i cani sono tornati a casa e si sono ricongiunti con i loro proprietari. A parte qualche ferita lieve, erano al sicuro.

Le loro famiglie, che temevano il peggio, sono state sopraffatte dal sollievo.

Molti credono che il loro forte legame derivi dall’essere cresciuti insieme — giocando ogni giorno fianco a fianco — e che questo li abbia aiutati a restare uniti durante tutto il viaggio.

È un potente promemoria di lealtà, lavoro di squadra e dei profondi legami che gli animali creano — non solo con gli esseri umani, ma anche tra loro. 🐶💛

Fonti
Asia One - 7 cani rubati fuggono da un camion in movimento in Cina e percorrono 17 km per tornare a casa
MS News - 7 cani in Cina percorrono circa 17 km insieme per tornare a casa dopo essere fuggiti da un ladro di cani

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